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 Oggetto del messaggio: E' Morto Pinochet
MessaggioInviato: domenica 10 dicembre 2006, 20:09 
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Peso Medio
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da adnkronos.com


E' morto Pinochet

Durante i 17 anni del suo regime militare furono uccise 3.200 persone, di altre 1.200 non si ebbero più notizie mentre 28.000 uomini e donne subirono torture

Augusto Pinochet (fermo immagine Reuters)Roma, 10 dic. (Ign) - A 91 anni è morto il dittatore cileno Augusto Pinochet. Lo ha reso noto una nota dell'ospedale militare di Santiago dove era ricoverato dopo essere stato colpito da un infarto nella notte tra sabato e domenica 3 dicembre. Pinochet è riuscito a restare in vita per qualche giorno grazie a un intervento di angioplastica.

Il lungo regno del terrore cileno iniziò in quell'11 settembre 1973 quando il generale Pinochet destituì il presidente, democraticamente eletto, Salvador Allende con un golpe militare e finito nel 1990.

Nato a Valparaiso il 25 novembre 1915 (video), Pinochet entra presto nella scuola militare da dove esce con il diploma. Nel 1972 viene nominato Generale Capo di Stato Maggiore dell'Esercito e grazie ai crescenti conflitti interni nel paese, il 23 agosto 1973 viene nominato proprio dal socialista Allende comandante in capo dell'Esercito. Dopo meno di venti giorni Pinochet è il protagonista del golpe che farà sprofondare per 17 anni il Cile nel terrore. Appoggiato dalla Cia, l'11 settembre 1973 destituisce il presidente. La Moneda viene bombardata con aerei da combattimento Hawker Hunter. All'interno del palazzo presidenziale, Allende rifiuta di arrendersi e si suicida.

Una volta al potere Pinochet usa il pugno di ferro. Torture, arresti di massa, omicidi e desaparecidos. Si calcola che durante la dittatura furono uccise 3.200 persone, di altre 1200 non si ebbero più notizie mentre 28.000 uomini e donne subirono torture.

Nel 1988 in Cile si tiene un plebiscito per votare un nuovo mandato di 8 anni per Pinochet. Ma grazie alla vittoria dei no con il 58% il paese può tornare alla democrazia. Nel 1989 si tengono libere elezioni e l'11 marzo 1990 il generale lascia la presidenza.

Nel 1998 all'età di 82 anni viene arrestato a Londra, dove si trovava per un'operazione chirurgica, su mandato di cattura del giudice spagnolo Baltasar Garzon. Il governo britannico, però, nega l'estradizione per motivi umanitari. Il generale potrà così tranquillamente ritornare in Cile. Qui grazie alla ''demenza senile'' accreditata dai medici e l'immunità senatoriale riesce a trascorrere vari anni in libertà. Interrotta dagli arresti domiciliari comminatigli per il suo ruolo in varie inchieste: dall''operazione Condor', il piano concordato negli anni Settanta tra le dittature latinoamericane per reprimere l'opposizione, alle torture a 'Villa Grimaldi' fino al caso 'Riggs Bank', utilizzata per creare società off-shore attraverso cui riciclare milioni di dollari.

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MessaggioInviato: domenica 10 dicembre 2006, 23:03 
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Peso Mediomassimo
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c'è pure chi fa i cortei perché lo rimpiange come statista ...

già capisco poco chi esce a festeggiare, ma addirittura rimpiangerlo.. che strana la gente :)

c.


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MessaggioInviato: lunedì 11 dicembre 2006, 0:02 
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Peso Medio
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Intanto manco un giorni di prigione si è fatto. Morire si muore tutti, ma la sofferenza che ha causato lui a questo punto non la proverà mai

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MessaggioInviato: lunedì 11 dicembre 2006, 0:09 
Sono i casi in cui ci si augura che esista l' Inferno.


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MessaggioInviato: lunedì 11 dicembre 2006, 23:39 
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Peso Mosca
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Il libro più bello e struggente sull'epoca del regime di Pinochet è stato senza dubbio "D'amore e d'ombra" di Isabel Allende.

Due anni fa uscì un numero speciale di "Diario" dedicato all' 11 settembre, una data degna del diavolo.
Quella è la data in cui Pinochet destituì Allende e, per qualcuno è anche la data (11.9.1966) in cui sarebbe morto Paul Mc Cartney.

In Diario c'è anche un ricordo di Paolo Hutter, consigliere comunale di Torino il quale fu rinchiuso nello stadio di Santiago del Chile nei primi giorni del golpe.

Infine, anche lo sport fu contagiato dalle vicende cilene.
Due gli episodi.
Il primo fu nel calcio, quando l'URSS si rifiutò di giocare a Santiago lo spareggio per qualificarsi a Germania '74.
Il secondo nel tennis. Le polemiche che divisero l'Italia che giocò la finale di Davis a Santiago.

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MessaggioInviato: martedì 12 dicembre 2006, 16:21 
E' stato un boia ed un macellaio. Quando si compiono certe azioni lo si è, sia che lo si faccia "per il bene del paese" che puri e semplici motivi personali. per me, Hiroshima non è giustificata dai crimini dei giapponesi.

che si è oltretutto servito abbondantemente di ex Nazisti (non so se a qualcuno dirà nulla il nome di Walter Rauff, nella seconda guerra mondiale ideatore dei camion a gas che precedettero le camere, sempre a gas, nella polonia occupata....) per "pianificare" e "gestire" meglio le sue attività di caccia e "liquidazione" degli avversari politici.

Sul boicottaggio mancato della davis penso che i nostri abbiano fatto bene a giocare. Dio sa come sarebbe stata strumentalizzata quella vittoria dal regime.

In Argentina due anni dopo non accade nulla, vi furono anzi affermazioni grottesche come quella di Berti Vogts ( " l' Argentina è un paese in cui regna l'ordine...") per un mondiale che io, personalmente, considero non assegnato.

perchè questo? perchè,come detto d amolti, il tennis era sacrificabile, il Dio calcio no.


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MessaggioInviato: martedì 12 dicembre 2006, 19:55 
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Peso Mosca
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Iscritto il: venerdì 17 novembre 2006, 12:44
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Credo che la differenza maggiore fosse anche dovuta al fatto che l'Argentina fu molto più discreta del Cile.
Molte atrocità del regime di Buenos Aires si conoscevano poco.
Si sapeva che la gente spariva ("desaparecidos", parola che ho imparato già nei primi anni '80 durante le elementari), ma il grosso è stato scoperto dopo la caduta del regime.
Me lo immagino come nel film "Imaging Argentina" dove Antonio Banderas parla delle torture non per conoscenza diretta, ma come sensitivo.
In Cile tutto avveniva quasi alla luce del sole, con i prigionieri nello Stadio, in Argentina le stesse cose avvenivano nei sotterranei ed erano coperte dalle urla dei gol.

Il Cile e l'Argentina mi hanno fatto capire come era davvero la Guerra Fredda.
Quando eravamo bambini, e quella grande contrapposizione di due blocchi esisteva ancora, ci insegnavano che noi vivevamo dalla parte buona del mondo e che dall'altra parte c'erano i cattivi.
In realtà, con il tempo credo possiamo dire di aver scoperto che neanche da questa parte la bontà era di casa. Se a est c'erano le dittature filo-sovietiche, che dire di certi stati filo-americani come Nicaragua, Haiti, Cile, Argentina?
E' vero che nei paesi dell'est non c'era la libertà, ma che dire del Cile dove un governo di sinistra regolarmente eletto veniva rovesciato in quel modo?
E che dire dell'Italia dove le b.r. rapivano il leader della d.c. che - guarda caso - aveva deciso di "sdoganare" il p.c.i.?

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MessaggioInviato: martedì 12 dicembre 2006, 20:05 
ekstrom ha scritto:
In Cile tutto avveniva quasi alla luce del sole, con i prigionieri nello Stadio, in Argentina le stesse cose avvenivano nei sotterranei ed erano coperte dalle urla dei gol.



sul "tema argentino"

La storia di Juan Miguel Neumann

Avevamo un bel da dire, io e gli altri compagni, avevamo un bel da criticare questo mondiale, a discutere sulla necessità di un suo boicottaggio, a considerarlo come un'arma nelle mani del regime per rifarsi una verginità,per legittimarsi al mondo. Forse, sulla carta, le cose stavano davvero così,ma adesso, nella pratica, tra me e me mi viene da pensare: benedetti questi mondiali, speriamo che non finiscano mai. Invece purtroppo stanno finendo.Sento dalla televisione di là dal muro che le squadre, Olanda e Argentina,stanno scendendo in campo per la finale. E dirò di più: tifo anche per l'Argentina. Non voglio neanche pensare a quelle belve deluse per aver perso la finale... Mi presento: mi chiamo Juan Miguel Neumann, padre di origine tedesca,madre di origine italiana, ho dentro di me quarti di sangue croato e spagnolo, un pizzico di sangue indio, insomma, io sono l'Argentina. Non esiste al mondo paese con tante radici, un mosaico con tanti tasselli comel'Argentina. Non esiste, credo, una popolazione in Europa che non abbia lapropria rappresentanza qui. Io sono nato nel 1954 a Buenos Aires, e credodi aver compiuto di recente ventiquattro anni. Dico credo', perché qui dentro ho perso ormai la nozione del tempo. Già, perché la mia situazione è alquanto strana. Sono sdraiato per terra, su un pavimento sudicio, bendato,con le mani legate, e sono in attesa, da giorni, da settimane. Vennero a prendermi qualche settimana fa. Era notte, Charo ed io ci eravamo appena addormentati perché Marisol, la nostra bambina, ave vafatto fatica a prendere sonno a causa dei dentini che crescevano. Buttarono giù la porta, facendo un rumore insopportabile. Non so, forse è una deformazione della mia mente, ma di quella notte ricordo soprattutto il rumore, assordante. I loro movimenti, le loro voci, le nostre voci, le urla,tutto sembrava insopportabile per normali orecchie umane. Io scesi di corsa,cercai di affrontarli, ma mi colpirono con il calcio di un fucile, e caddi a terra quasi incosciente. Ma capii subito quello che stavano facendo quei porci. Ne avevamo parlato, con Charo, con mia madre, ma sembrava tutto così lontano, così inverosimile. Invece era vero, stava accadendo a me, aCharo, a Marisol. Mentre ero a terra, cercando di sollevare la testa, vidi qualcuno che trascinava Charo, e qualcun altro che usciva con in braccio lanostra bambina. Volevo urlare, volevo dire «la nostra bambina no, pe rfavore!, datela a mia madre!», ma non ne ebbi la forza. Prima che mi infilassero un cappuccio sulla testa fu quella l'ultima scena che vidi: un uomo dalla faccia butterata che teneva in braccio la nostra bimba e la
portava via. Mi caricarono su una macchina, mi portarono da qualche parte,e poi da un'altra parte ancora, e poi qui. Ovunque andassi, le stesse cose: un pavimento freddo e sudicio, un cappuccio o una benda e coprirmi gli occhi,e loro. Non vi dirò che cosa mi hanno fatto. Io prima di essere rapito facevo il praticante giornalista, mi occupavo di cronaca sportiva, avevo le mie idee politiche, ma non facevo una gran politica attiva. A me piaceva il calcio,piaceva lo sport, mi piaceva mia moglie e adoravo la mia bambina. Ogni tanto partecipavo ad un comizio, raccoglievo firme, niente di che, insomma.Ma a loro questo bastava. Bastava perché io cessassi di essere un uomo e diventassi un coacervo di dolore e di disperazione. No, non ve lo dirò che cosa mi hanno fatto, ho troppo rispetto per quel poco di umano che mi è restato, per dirvi quello che mi hanno fatto. Sento delle urla nell'altra stanza. Sì, abbiamo segnato. La televisione è a volume altissimo, è come se assistessi ad una radiocronaca. Kempes, a metàdel primo tempo. Le cose si mettono bene. Ma non è stato neanche il dolore fisico, il mio tormento maggiore, da quando sono qui dentro. Anche perché se esagerano, io svengo. Non ci immaginiamo che macchina perfetta sia il nostro corpo. Ha dentro di sé una sorta di valvola di sicurezza e quando il dolore diventa insopportabile, ti fa svenire. Hanno voglia loro ad usare tecniche sempre più raffinate di tortura,a far assistere un medico durante i trattamenti'; non ci sono cazzi, se esagerano, io svengo. No, non è stato il dolore fisico. È stato, è il dolore dentro. L'angoscia per la sorte di Charo, sapere che fine ha fatto Marisol...Erano la mia vita. Quando tornavo a casa aprivo la porta e urlavo: «Come stanno le mie bellissime donne?!» e mi venivano incontro. Avevamo pochi soldi, non avevamo mai fatto una vacanza, ma con loro ero felice. Erano la mia famiglia. Charo era bellissima, con lei era stato un vero colpo di fulmine, in quattro mesi ci eravamo conosciuti e sposati, ogni volta che lavedevo, in qualunque situazione, sentivo dentro di me gli ormoni che andavano in fibrillazione. E adesso, perché? Perché ci hanno fatto questo?Perché io ne parlo al passato? Ecco, vedete? Quegli animali che sono di là a seguire la partita potranno farmi, come in effetti hanno fatto, le porcherie più immonde, ma il torturatore più crudele per me sono io stesso. Perché con le mie torture non riesco nemmeno a svenire. È finito il primo tempo. 1-0 per noi. Sento gli schiocchi delle lattine di birra che si aprono, i commenti, le discussioni. Uno dice che l'arbitro italiano ciha favorito, un altro lo zittisce con un insulto. Io però una piccola speranza in tutto questo ce l'ho. Che abbiano affidato Marisol a mia madre. Che cosa possono fare ad una bambina di otto mesi?
Sì, di certo l'hanno affidata a mia madre, sono delle bestie, ma sono pursempre dei padri di famiglia. Marisol adesso è al sicuro nella casa di mia madre. È lei la persona giusta. È forte mia madre, è sempre stata lei lapersona più forte in famiglia, l'unico vero uomo, anche con un marito e duefigli maschi. Mi raccontava, ridendo, che quando io e Raul abbiamo cominciato ad uscire la sera, mio padre iniziava a preoccuparsi alle dieci, ed era lei che doveva tranquillizzarlo. Mi sembra di vederli, poveretti. Mio padre, no, difficilmente lui avrà saputo sostenere il colpo: passerà le giornate davanti alla finestra, piangendo senza farsi vedere da nessuno,lasciandosi spegnere, poco a poco, come una candela. Mamita invece... Lei starà già lottando. Mi ricordo, qualche mese prima che ci rapissero, una sua amica a cui avevano preso il figlio, che le aveva parlato delle madri di Plazade Mayo. Lì per lì non ne parlammo, per paura, o per scaramanzia. Ma sono sicuro che adesso, tutti i santi giovedì, si vestirà con il vestito più elegante,si metterà in testa un fazzoletto bianco, raggiungerà Plaza de Mayo e si metterà a sfilare con le altre madri. E non vorrei essere il poliziotto o il soldato che cercherà di fermarla, perché si troverà di fronte ad una belvaferoce. Ay, mamita, stai attenta, ti prego, e se ti hanno affidato Marisol... no,mamita, non c'è bisogno di raccomandarti nulla.Ehi, che succede? Tra una bestemmia e l'altra, riesco a capire che l'Olanda ha pareggiato. Mancano nove minuti alla fine. Nanninga, di testa. No, Nanninga non c'era ai mondiali del 1974. Non lo conosco. A me è sempre piaciuto il calcio. Anche il tennis, ma soprattutto il calcio. Tifo per il River Plate, come il mio papà. Mi raccontava sempre della maquina', lo squadrone che negli anni quaranta deliziò il mondo intero. Mi recitava a memoria la formazione. Passava interi pomeriggi a raccontarmi le partite che aveva visto in gioventù, a descrivere bellissime giocate, gol incredibili,parate stupefacenti. Ecco, per me il calcio è sempre stato fantasia, racconto,emozione. Io ho provato a giocare, ma sono sempre stato scarso. Fors eproprio perché alla giocata preferisco il racconto, all'impatto col pallone preferisco la descrizione dell'emozione che si prova.. Mi è sempre piaciuto scrivere di calcio, fin dal giornalino scolastico, quando minacciai uno sciopero contro il professore che non voleva fare una rubrica di sport. Ci stavo riuscendo, a vivere scrivendo di calcio...Altre bestemmie, urla, prima di paura poi di gioia. L'Olanda ha colpito un palo, all'ultimo minuto. Rensenbrink. Lui c'era, quattro anni fa. In ogni caso si va ai supplementari. Che bello. Altri trenta minuti di pace.Ormai mi sembra di essere allo stadio. Passano pochi minuti del primotempo supplementare, e arriva un altro boato. Kempes, di nuovo. Sembra che loro stavolta non abbiano la forza di reagire. Teniamo palla, facciamo gioco. Secondo tempo. Bertoni. Tre a uno per noi. Manca pochissimo. È finita. Siamo campioni del mondo.Dopo pochi secondi sento il chiavistello che apre la porta della stanza in cuisono. Dei passi. Una voce.«Allora, Juan Miguel, hai sentito? Siamo campioni del mondo! Gran partita,sai?» Provo ad appoggiarmi con la schiena contro il muro. Che strano, non li ho mai sentiti così distesi e allegri. «Adesso per festeggiare ti portiamo in un altro posto. Tranquillo, gli interrogatori sono finiti. Starai in un carcere insieme a tanta altra gente, inattesa del processo. Ti portiamo via in aereo. Prima però il dottore deve farti un'iniezione. Prego, dottore»Qualcuno si avvicina a me, mi scopre il braccio e penso mi faccia un'iniezione. Dico penso perché ormai il mio braccio è privo di sensibilità.Poi, piano piano, sento qualcosa di dolce e di caldo che entra in me. Nonsento più niente, erano anni che non ero così rilassato e sereno. Penso a Charo e a Marisol, ed è come se le vedessi, le mie bellissime donne. E mi sembra di volare.


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MessaggioInviato: giovedì 14 dicembre 2006, 0:14 
Pure a me la morte di Pinochet ha ricordato la guerra fredda; di quando il Pci contestava la trasferta di Santiago, mentre Berlinguer andava in vacanza sul Mar Nero da Ceaucescu.

Un po' come in questi giorni, in cui si parla di Pinochet che a 91 anni è morto, quel maiale, che notiziona, mentre a Teheran quattro studenti che contestano un nazista negazionista dell'Olocausto, e poi forse spariscono, de-sa-pa-re-ci-dos, pezzi di islam moderato de-sa-pa-re-ci-dos, e da tanta nostalgica sensibilità della contestazione studentesca nemmeno un fiato. Qui e dappertutto.


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MessaggioInviato: giovedì 14 dicembre 2006, 1:10 
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Più che un maiale rimane un assassino. Comunque lo si voglia guardare. Potrebbe essere comunista, fascista, musulmano, ebreo, cristiano, buddista, massone, induista, interista, laziale ma sempre un assassino.


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MessaggioInviato: giovedì 14 dicembre 2006, 13:55 
Bonaccorso ha scritto:
Più che un maiale rimane un assassino. Comunque lo si voglia guardare. Potrebbe essere comunista, fascista, musulmano, ebreo, cristiano, buddista, massone, induista, interista, laziale ma sempre un assassino.


Chissà perchè fa ancora più scandalo lui perchè è morto, di altri perchè stanno uccidendo degli studenti contestatori oggi.
Sarà per il cognome, o per la Coppa Davis.


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MessaggioInviato: giovedì 14 dicembre 2006, 19:43 
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Sìzigios ha scritto:
Bonaccorso ha scritto:
Più che un maiale rimane un assassino. Comunque lo si voglia guardare. Potrebbe essere comunista, fascista, musulmano, ebreo, cristiano, buddista, massone, induista, interista, laziale ma sempre un assassino.


Chissà perchè fa ancora più scandalo lui perchè è morto, di altri perchè stanno uccidendo degli studenti contestatori oggi.
Sarà per il cognome, o per la Coppa Davis.


Gli studenti di Teheran hanno avuto molto coraggio, visto che si dice che le Università erano state ridotte al silenzio in questi anni.

Sul grado di democrazia in Iran non mi esprimo. Se non altro hanno le elezioni e tra poco dovrebbe scadere il mandato di Ahmadinejad.
Speriamo torni al potere un riformatore.
Pensare che l'Iran era un paese occidentalizzato e moderno sotto lo Scià, ma non era democratico.

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MessaggioInviato: giovedì 14 dicembre 2006, 19:57 
Sotto lo Scià l'Iran non era un paese negazionista dell'Olocausto.
L'Islam sciita era un altro, quello vero, quello ultramondano.
Certo che se ci si limita a sperare che i pasdaran consentano un altro risultato alle prossime elezioni, senza far sparire troppa gente, diamo un bel contributo a quel dialogo ed a quella promozione pacifica della libertà, che evita le guerre.

Ci vorrebbe un bel fronte di sostegno nelle nostre Università, nelle nostre istituzioni.

Andiamo avanti con Pinochet.


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MessaggioInviato: giovedì 14 dicembre 2006, 20:11 
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Blessed Soul
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Iscritto il: giovedì 19 gennaio 2006, 23:45
Messaggi: 1467
Località: romagna. un altro mondo possibile
Sìzigios ha scritto:
Sotto lo Scià l'Iran non era un paese negazionista dell'Olocausto.
L'Islam sciita era un altro, quello vero, quello ultramondano.
Certo che se ci si limita a sperare che i pasdaran consentano un altro risultato alle prossime elezioni, senza far sparire troppa gente, diamo un bel contributo a quel dialogo ed a quella promozione pacifica della libertà, che evita le guerre.

Ci vorrebbe un bel fronte di sostegno nelle nostre Università, nelle nostre istituzioni.

Andiamo avanti con Pinochet.

Dove è la contraddizione fra appoggiare la modernizzazione e la laicizzazione dell'Iran e RICORDARE i crimini di tutti i dittatori, compreso Pinochet?
No. Non la vedo proprio.
E' speculazione quella di diventare monocoli. tacete su Pinochet e discutete SOLO di Israele, degli Sciiti , di Islam. Il nuono Nemico.
No grazie. 2 popoli in due stati significa anche difendere Israele e la sua gente. Dai matti alla armadijneiad, dai Katiuscia, dai missili hezbollah.
ma anche pretendere una vita umana e dignitosa per i palestinesi di ogni fede.
Difendere la democrazia anche in Iran, senza accettare il dispiego di portaerei o di missili nucleari, è dare forza alle tante forze di rinnovamento che in Iran combattono da anni e che possono vincere col consenso e con le riforme.
Contemporaneamente, però, si può (si deve) non scordare chi, sanguinario assassino, voleva funerali di stato ed onori da eroe.
Non c'è contradizione fra queste cose.
Chissaperchè a certa gente ciò rode.
Chissaperchè certa stampa sta facendo una vera campagna della dimenticanza.

_________________
mi sono rimasti solo tre neuroni. E non sono neanche d'accordo fra di loro....


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MessaggioInviato: giovedì 14 dicembre 2006, 20:13 
Scusate, ma Non si può aprire un topic apposito sulla questione iraniana?


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