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 Oggetto del messaggio: Il dopo-Monti, se ce ne sarà uno
MessaggioInviato: mercoledì 15 febbraio 2012, 0:48 
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Stereophonicus Maximus
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ho una domanda in testa
a dire il vero se lo chiedeva anche Galli Della Loggia sul "Corriere" settimane fa, quindi sono in illustre compagnia
Monti è Presidente del Consiglio perchè il governo politico ha fallito: ha fallito per incapacità, per corruzione, per scarsa etica del lavoro, e anche per vizio del sistema politico stesso, che costringe a continue mediazioni per accontentare tutti; credo che abbia fallito il governo del Berlusca, ma anche il Parlamento in generale, che infatti ora tace e acconsente davanti al decisionismo del dictator rei gerendae causa, perchè questo è Monti oggi, un personaggio estraneo alla politica insignito di una magistratura straordinaria dovuta a difficoltà contingenti che il governo democraticamente eletto non ha saputo risolvere, come succedeva nell'antica Roma
dunque, in un certo senso ha fallito anche la democrazia stessa, che in Italia è a dire il vero pesantemente viziata da spaccature sociali mai sanate dai tempi del fascismo e della Resistenza, e anche da maneggi elettorali sempre più machiavellici che riportano in Parlamento sempre le stesse figure dacchè esiste la Repubblica
e qui arriva Galli Della Loggia, e si viene al dunque: se con Monti si superasse la crisi, e, almeno nel medio termine, gli effetti del suo operato fossero visibili, concreti, positivi magari anche solo in potenza, poi gli italiani tornerebbero indietro al vecchio sistema, alla destra e alla sinistra, a un Parlamento rissoso, fannullone, lobbysta e strapagato? oppure, ma qui Galli Della Loggia non c'entra già più, sarà compito di Monti anche cambiare l'assetto futuro di Camera e Senato, rivedere la legge elettorale, e in sostanza fare tabula rasa dell'attuale, squalificatissima classe politica? oppure il presidente, pur avendo il vantaggio di non dover fare i conti col consenso popolare, dei colori politici proprio non ne vuole sapere, e si accontenterà di risanare i bilanci?
nessuno ha la sfera di cristallo, e non ci sono squadre di calcio di mezzo, quindi mi interessa la vostra opinione


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 Oggetto del messaggio: Re: Il dopo-Monti, se ce ne sarà uno
MessaggioInviato: mercoledì 15 febbraio 2012, 10:26 
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belle domande, e non so se io sia in grado, dalla mia posizione personale profondamente toccata dalla riforma Fornero sulla pensione, di essere obiettiva sul presente e sul dopo Governo Monti, o al contrario, proprio dalla mia personale posizione, riesca a vedere meglio la situazione al di là di tutto quello che il pensiero unico dei grandi giornali ci stia mostrando su questa crisi.
Non vedrei cioè tutto questo stacco fra la "sobrietà" , l'"etica", il decisionismo di questo governo e il precedente, ma come quello che "toglie le castagne dal fuoco" al governo politico prendendo quei provvedimenti che l'Europa aveva chiesto prima alla Grecia e ora chiede a noi. Monti è un esecutore migliore di quello che lo sono stati Berlusconi e Bossi.
Ma dove ci sta portando l'Europa e soprattutto quando le persone non così vicine alla pensione come lo ero io si accorgeranno di che cosa significhi la riforma Fornero? per molti che ora applaudono Monti le parole contributivo e retributivo sono solo parole e magari si saranno lasciati imbonire da quella formuletta con cui lei l'ha spiegata, "ognuno prende in base a ciò che ha versato", ma io per esempio che mi sono fatta fare i calcoli di quanto prenderei con una pensione solo contributiva, ho capito che ve l'ha quasi dimezzata. E' questo il fututo che si prepara per chi ha lavorato per 40 anni come dipendente pubblico? vivere con meno di 1000 euro al mese?
Rimango a guardare la realtà dalla mia finestra: "il decreto liberalizazioni di oggi assomiglia troppo a quello che ha vissuto anni fa l'America latina" mi dice la mia collega di spagnolo, " il motivo per cui l'ho lasciata", Con la promessa che liberalizzare avrebbe stimolato la concorrenza e abbassato i prezzi , il suo Paese è stato " comprato" negozio per negozio, pezzo per pezzo dagli stranieri, il titolo di studio non valeva più niente, e l'etica.il rigore promessosi erano trasformati in licenze per grandi bordelli.
Ma chi s'indignava per il bunga bunga, ha letto le proposte per le liberalizzazioni? ha letto la lettera di protesta dei gestori dei locali pubblici? sa che nei futuri club privè la polizia non potrà entrare neppure per sospetti di mafia, prostituzione e riciclaggio di denaro?

E' così diverso l'atteggiamento di Monti da quello di Berlusconi? con "sobrietà" di costumi e tour trionfali In Europa e negli Usa ci annuncia che ci ha salvati dal baratro, e intanto siamo costantemente declassati dalle agenzie di rating, ma soprattutto peggiorano le condizioni di lavoro, quando c'è, visto che si delocalizza tutto in altri Paesi, non c'è un welfare che sostenga le famiglie che si vedranno " le nonne" costrette a lavorare 6 anni in più di quello che la legge aveva stabilito ecc.

sarà meglio mi fermi qui.


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 Oggetto del messaggio: Re: Il dopo-Monti, se ce ne sarà uno
MessaggioInviato: giovedì 3 maggio 2012, 14:39 
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Doyle ha scritto:
credo che abbia fallito il governo del Berlusca, ma anche il Parlamento in generale, che infatti ora tace e acconsente davanti al decisionismo del dictator rei gerendae causa, perchè questo è Monti oggi, un personaggio estraneo alla politica insignito di una magistratura straordinaria dovuta a difficoltà contingenti che il governo democraticamente eletto non ha saputo risolvere, come succedeva nell'antica Roma
dunque, in un certo senso ha fallito anche la democrazia stessa
o più precisamente ha fallito il sistema italiano fondato sui partiti italiani.
I partiti (tedeschi, francesi, inglesi, danesi...) sono essenziali per il buon funzionamento di una democrazia, ma diventano deleteri quando infestano capillarmente lo stato (istituzioni, pubblica amministrazione, università, sanità, eccetera) e l'economia (partecipate, municipalizzate, formazione&collocamento, eccetera), ed è il caso italiano.

Ora Vecio, il tuo post risale a quasi tre mesi fa, e magari adesso ti risponderai che no: non ci sarà una tabula rasa nell'immediato. Ché basta incrociare un tiggì qualsiasi: come se niente fosse stato siamo tornati a metà telegiornale che se ne va in dichiarazioni di Alfano, Bersani, Casini, Di Pietro, Vendola, Storace (anche lui).
Laddove a dicembre i vari segretari di partito si erano volatilizzati, muti, nascosti in un qualche bunker sotterraneo in attesa di vedere se la situazione precipitasse (nel qual caso se la sarebbero svignata raggiungendo i rispettivi conti esteri).

Ecco, quello fu il solo momento in cui Monti ebbe EFFETTIVAMENTE i poteri da dictator.
Glieli dava lo spread a 550, i politici che temevano di essere trascinati in piazza (che in Italia può accadere solo dopo cinque anni di guerra o appunto, magari, un default).
Si trattava di un'occasione storica, un assist irripetibile sui piedi di Monti.

E come lo ha sfruttato, Monti?
Bé, riforma delle pensioni: bene, ci mancava che non la facesse.
Imu: giusto, e non perché si sentisse la necessità di un'altra imposta, ma perché senza l'imu - che se non altro è una tassa patrimoniale - le nuove entrate sarebbero andate a gravare sui redditi da lavoro e di impresa - che già subiscono una pressione fiscale insostenibile - col risultato di dare immediatamente la mazzata finale al nostro sistema produttivo.

Ma purtroppo il professore non ebbe le palle, l'ambizione, la consapevolezza della responsabilità storica, per fare di più.
E quel di più lo poteva fare solo allora, a dicembre, quando gli sarebbe bastato porre la fiducia perché il parlamento fosse costretto ad approvargli qualsiasi ddl.
O così, o me ne vado e vi ripasso il timone.
Invece niente, non so se per indole, per limiti suoi, per paura, ha preferito fare il democristiano e trattare coi partiti.
Col risultato che già a gennaio il treno era perso, vedi provvedimenti di tagli alle province, liberalizzazioni, e riforma del lavoro, penosamente annacquati come neanche un prodotto omeopatico.

Quel di più che è drammaticamente mancato secondo me non riguarda tanto l'assetto di camera e senato - che in effetti dev'essere competenza del parlamento e che comunque non so poi quanto incida, così come la legge elettorale - ma piuttosto l'assetto dello Statoitaliano (tutto attaccato per distinguerlo dalla definizione di comune Stato).
Lo Statoitaliano, questa opaca entità che considera i suoi amministrati come sudditi da sfruttare al solo fine della conservazione di se medesimo, fine perseguito mediante una colossale e cinquantennale (secolare, millenaria?) distribuzione arbitraria di privilegi e deroghe.
Quel di più che è drammaticamente mancato è stato
1): una radicale riforma della pubblica amministrazione, razionalizzando la spesa corrente e intervenendo principalmente sui dirigenti, i quali attualmente rispondono spesso ai partiti di riferimento, non conoscono né la propria materia di competenza né i più basilari princìpi economici, non sanno ascoltare né i cittadini a cui è rivolto il servizio né i loro sottoposti dipendenti pubblici (quindi: criteri di nomina dei manager pubblici, definizione di obiettivi qualitativi e quantitativi da raggiungere, valutazione degli stessi, facoltà di licenziare, aumentare e decurtare stipendi, eccetera).
Questo non avrebbe più di tanto ridimensionato la voce delle entrate, ma avrebbe posto le premesse per un progressivo miglioramento dei servizi pubblici, attualmente indecenti.
E 2): un abbattimento del debito e dei fattori che lo generano nell'unico modo possibile: mediante la vendita delle millanta società grandi e piccole, e patrimoni assortiti, in mano a Stato e comuni.
Non perché i privati li gestirebbero sicuramente meglio (per quanto peggio di come se ne occupano i partiti è dura), ma perché appunto si tratta dell'unico modo possibile.

Abbattimento del debito -> riduzione interessi sul debito -> riduzione pressione fiscale su lavoro e impresa (senza la quale riduzione la recessione persisterà inesorabile).

Bon, tutto ciò Monti lo poteva fare a dicembre, quando i partiti erano nel bunker, ma adesso che hanno rialzato la testa l'argomento torna ad essere tabù perché tocca proprio il cuore del loro potere.

Obietterai: ma che cazzo avranno da rialzare la cresta, se hanno fallito?
Vero, ma il paradosso è proprio questo: hanno fallito, non riescono neanche più a rappresentare organicamente gli interessi del corpo sociale che ha regnato in Italia fin qui, eppure sono lì. Sono zombie, eppure sono lì.
In fondo anche la democrazia cristiana è morta negli anni sessanta, eppure ha continuato a restare lì per altri trent'anni (allora però c'era l'alibi del muro).
E io temo che il motivo sia che noi italiani ("la borghesia italiana", si diceva una volta) non si è in grado di esprimere una classe dirigente migliore, non si sente neanche la necessità di essere rappresentati in qualità di cittadini, no, l'importante è piazzare lassù un amico che soddisfi le richieste particolari di questo o di quello, meglio ancora se ladro, così ci si viene incontro. E vale per la reppresentanza politica come per quella industriale, come per quella sindacale, come per quella professionale.
Massì Capo, ripensandoci: tutto ciò considerato, si può davvero rimproverare Monti per avere tirato a campare?

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 Oggetto del messaggio: Re: Il dopo-Monti, se ce ne sarà uno
MessaggioInviato: giovedì 3 maggio 2012, 17:47 
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Stereophonicus Maximus
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ma allora chi dobbiamo aspettare per avere qualcuno che fa davvero gli interessi del paese? Montezemolo? Marchionne? o qualche sindacalista scalmanato?
non c'è migliore occasione di questa per fare qualcosa di buono: gli italiani hanno sempre tirato fuori il meglio nei momenti di emergenza, quindi siamo ancora in tempo secondo me
e anche l'idea del "ministro per i tagli" non è male, almeno concettualmente
bisognerà vedere poi se la spending review sarà davvero messa in atto con criterio, oppure se come sempre ci rimetteranno i più deboli
altrimenti, non ci resta che votare tutti per Grillo, aspettando che si candidino anche Alvaro Vitali e Pieraccioni


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 Oggetto del messaggio: Re: Il dopo-Monti, se ce ne sarà uno
MessaggioInviato: giovedì 3 maggio 2012, 21:36 
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L'analisi di Scott secondo me è perfetta.
Anche lo sconforto di Doyle... :mrgreen:


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 Oggetto del messaggio: Re: Il dopo-Monti, se ce ne sarà uno
MessaggioInviato: venerdì 4 maggio 2012, 8:55 
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Stereophonicus Maximus
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ecco, ho appena letto che nel 2009 Enrico Bondi aveva assunto in Parmalat il figlio di Monti come manager


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 Oggetto del messaggio: Re: Il dopo-Monti, se ce ne sarà uno
MessaggioInviato: sabato 5 maggio 2012, 16:42 
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Doyle ha scritto:
ma allora chi dobbiamo aspettare per avere qualcuno che fa davvero gli interessi del paese? Montezemolo?
:D no, per carità.
Non so se nel corso dell'anno si ripresenterà l'occasione di dicembre, chissà, magari lo spread risale, Monti va per il "o la va o la spacca" e i partiti allentano di nuovo la morsa.
Ma comunque sia, poi nella primavera 2013 ci saranno le elezioni, e dunque un governo improponibile al cui confronto il trantran governativo di queste settimane verrà ricordato come l'età dell'oro.
Temo ci vorranno molti anni prima che i partiti nazional popolari diventino finalmente entità al servizio dei cittadini, e prima ancora occorre proprio che tutti si passi dalla condizione culturale e psicologica di sudditi a quella di cittadini. Ma magari l'aggravarsi della crisi accelererà improvvisamente il cambiamento. La sensazione è che fino ad oggi le cose siano andate bene così come stanno, se non alla maggioranza degli italiani, sicuramente ad una consistente e influente minoranza, da cui l'estrema difficoltà nell'azzardare una qualche riforma anche per qualcuno che fosse animato dai migliori propositi.


Doyle ha scritto:
ecco, ho appena letto che nel 2009 Enrico Bondi aveva assunto in Parmalat il figlio di Monti come manager
per simmetria avrebbe dovuto nominare Bondi jr, se esiste. :)

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 Oggetto del messaggio: Re: Il dopo-Monti, se ce ne sarà uno
MessaggioInviato: mercoledì 9 maggio 2012, 7:50 
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Scott Draper ha scritto:
E come lo ha sfruttato, Monti?
Bé, riforma delle pensioni: bene, ci mancava che non la facesse.


Non bene, non sono assolutamente d'accordo con l'analisi di Scott, e non perchè mi tocchi personalmente, ma proprio per questo ho avuto modo di studiarla da vicino, anche per le generazioni future.
Le casse dell'Inps e dell'Inpdap erano in equilibrio, i vertici dei due enti l'hanno sempre affermato, non c'era bisogno di fare un'altra riforma, ce n'erano già due negli ultimi 10 anni. A parte che un governo tecnico non ha tenuto conto degli esodati, e circa 300000 persone sono rimaste senza lavoro e senza pensione, ma come si fa ad alzare di colpo di 6 anni l'età pensionabile in uno Stato che non ha un welfare (parlo di asili nido e case di riposo) come in Europa, e quindi sulle spalle delle sessantenni d'oggi pesa l'assistenza dell'infanzia se le figlie lavorano?
Come si fa a pensare di dare lavoro ai giovani se si tengono al lavoro per 6 anni di più i loro padri o nonni? Pensiamo ad operai nei cantieri a 70 anni, a maestre d'asilo o professori in cattedra con più di 30 adolescenti, come nonni: parlo di quest'ultimo caso che conosco meglio :) ; l'Europa ci rimprovera di avere una scuola troppo vecchia perchè troppi docenti superano i 50 anni, e tu li fai andare in pensione a 67?
E il sistema contributivo: per chi è giovane come voi, sentire dire alla Fornero che ognuno d'ora in poi prenderà quello che ha versato, vi sembra ineccepibile, ma io mi sono fatti fare i calcoli di quanto prenderei se andassi con la pensione contributiva: il 40% in meno di quello che mi sarebbe aspettato adesso, e dopo 36 anni di lavoro, 900 euro al mese. E per i giovani neo assunti nella scuola, quando smetteranno di lavorare, la cosa sarà ancora peggio, visto che Monti sa benissimo che i contratti sono bloccati da anni, e così pure gli scatti di anzianità: per 9 anni i giovani non ne avranno uno, e sarà comunque una miseria, ammesso che fra 9 anni non li blocchino ancora. Si preparano per la classe media pensioni da fame, per costringerli a fare, se se lo potranno permettere, una seconda pensione a gioia delle banche e delle assicurazioni.
Nessun intervento sulle pensioni e gli stipendi d'oro dei manager, nessun intervento perchè la pubblica amministrazione paghi i debiti verso gli imprenditori che aspettano da un anno di essere pagari e intanto si suicidano. Annunciano, qualche settimana, fa, che gli imprenditori sarebbero potuti andare in banca e mostrare i crediti che vantano sull'aministrazione, e con questo negoziare prestiti o avere uno sconto o pagare le tasse: come Berlusconi quando diceva di non far pagare l'Ici agli alluvionati, e poi non lo metteva in pratica. Non hanno fatto nessun decreto in questo senso.La gente continua a morire e Monti dà la colpa ai governi precedenti: ha diminuito il carico fiscale sul lavoro? ha aiutato in qualche modo gli imprenditori? no, ha messo in sicurezza solo le banche, che ricevono soldi all'1% dalla BCE e non fanno più prestiti o li fanno da strozzini.
Molti politici l'hanno detto: hanno buttato in Europa la riforma delle pensioni, con il contributivo per tutti (che la Francia ha impedito con manifestazioni a Sarkozy di attuarla, anche se non era neppure in questi termini iniqui, ma noi tutti innamorati della sobrietà del premier..) per far calare lo spread: Venduti al mercato. Vergogna
Mettere il pareggio del bilancio dello Stato in costituzione è in suicidio: lo fece la Destra storica nel primo Parlamento, e condannò da allora il Sud al sottosviluppo e alla corruzione, lo fece la Repubblica di Weimar, e per la disperazione aprì le porte al nazismo.

Non si poteva fare altrimenti? dice Scott: non sono d'accordo. Come è stato imposto alla Grecia,che è costretta a comprare all'europa i cacciabombardieri, così hanno fatto con noi? Con il costo dei giocattoli di La Russa, i nuovi cacciabombardieri F35, anzi con il costo di uno solo di loro,si sarebbero messi in sicurezza 250 scuole in Italia, si sarebbero date 32500 borse di studio a ragazzi meritevoli ecc.
E come mai l'Italia non fa con la Svizzera l'accordo che hanno fatto la Francia, la Germania, l'Austria, di tassare alla fonte i capitali investiti là, e si calcola che ci sarebbero entrate di miliardi e miliardi?
Equità? togliere i fondi ai malati di Sla è equo? non dare più cani ai ciechi è equo? licenziare i professori i cui alunni non risponderanno correttamente alle Prove invalsi,in cui ai ragazzini di seconda che studiano storia romana si danno domande sulla rivoluzione russa è equo? Il sistema pubblico americano basato su questi test è allo sfascio.

Monti non è il salvatore della patria dal baratro,caro Napolitano, caro Scott, ne è il curatore fallimentare.


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 Oggetto del messaggio: Re: Il dopo-Monti, se ce ne sarà uno
MessaggioInviato: mercoledì 9 maggio 2012, 19:47 
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E' sempre un piacere leggere le varie posizioni e le varie idee, ma una cosa che mi fa impressione è che adesso in Italia ognuno spara la prima cosa che gli passa per la testa, soprattutto su facebook, dove si vede gente che si credeva normale arrampicarsi a dire cose che non conosce per niente. Si va dal gruppo Bildenberg a Zio Paperone.
Forse sarebbe invece utile ricordare a tutti che se non fosse successa una certa cosa in Italia a novembre i dipendenti pubblici sarebbero senza stipendio da un paio di mesi e le pensione non verrebbero pagate perché questa era la situazione. Saremmo insomma come la Grecia, paese che ha barato per anni e poi pretendeva di non pagarne le conseguenze. Che poi l'abbiano presa per il collo è un'altra faccenda ma guardate cosa succede ad Atene ora. Noi avremmo fatto la stessa fine, saremmo usciti dall'euro e per un paese che importa materie prime per lavorarle e rivenderle sarebbe stata la fine. Chi ha visto le scene della conferenza stampa del partito nazista in Grecia non può che rabbrividire. Forse a quel punto non ci arriveremo, ma ci siamo stati vicinissimi e ci possiamo ricadere in fretta. Pretendere la luna in così poco tempo è assurdo e bisogna prendere atto, recalcitranti o no, che la situazione ci impone di non fare più la vita di prima, altrimenti non ne faremo proprio una. Poi possiamo parlare del resto ma con questo bene in testa.


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 Oggetto del messaggio: Re: Il dopo-Monti, se ce ne sarà uno
MessaggioInviato: giovedì 10 maggio 2012, 1:12 
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Forse sarebbe bene ricordare anche che le stesse misure prese da Monti in base a dove ci avevano portato i nostri governanti sono state le stesse, insieme alle liberalizzazioni tanto invocate come la panacea, imposte alla Grecia anni fa e prima ancora al Sudamerica dal FMI.
Non ho facebook, in questo periodo mi sta facendo orrore, e non so che cosa siano questi gruppi, però ho letto, ascoltato e insegno in una scuola a indirizzo economico, e in base alle mie conoscenze ho avanzato queste critiche.

E comunque, credo che questo signore qui, nel 1968 avesse già capito che esiste qualcosa più importante dello spread:

Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine beni terreni.

Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jpnes, nè i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo.

Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria , la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere o l'onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell'equità nei rapporti fra di noi.

Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.


Robert Kennedy, discorso all'Università del Kansas


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 Oggetto del messaggio: Re: Il dopo-Monti, se ce ne sarà uno
MessaggioInviato: giovedì 10 maggio 2012, 8:06 
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Al di là dei discorsi alati e belli e giusti se non paghi i debiti e vivi al di sopra delle tue possibilità alla fine il rubinetto non dà più acqua. E' quanto succede all'Italia. L'idraulico purtroppo costa, ma è inevitabile, pena la morte.


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 Oggetto del messaggio: Re: Il dopo-Monti, se ce ne sarà uno
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I discorsi alati trovano ancora adesso i loro sostenitori in molte belle teste, come docenti di economia magari non bocconiani come stefano zamagni a Bologna, Andrea Fumagalli a Pavia, come filosofi come Latouche, come premi nobel statunitensi per l'economia (di cui ora non ricordo il nome, ma comunque che sostiene che dovremmo abbandonare l'euro e affrontare piuttosto l'inflazioneche potrebbe durare poco, modello default argentino insomma) che di fondo mettono in discussione i parametri con cui giudicare il PIL di una nazione, e quanto far dipendere la vita delle persone dalle speculazioni ormai senza controllo di un mercato finanziario che ha un gioco di capitali di ben superiore al Pil di tutti i Paesi, roba da non credere, mostruoso.

Ma a parte la filosofia di fondo, siamo sicuri che l'idraulico abbia usato gli strumenti e il materiale giusto e non un rattoppo con materiale scadente? come avevo scritto sopra, c'erano altri modi per far cassa, e poi sono le decisioni successive che fanno pensare su chi si voglia definitivamente mettere in sicurezza. Le tasse sui depositi bancari sono molto più basse, in percentuale, sui patrimoni sopra il mione di euro, e aumentano via via che si scende. Ed è solo uno degli esempi: complimenti, si ruba ai poveri per dare ai ricchi. Questa "equità" non è nuova :roll: ,


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 Oggetto del messaggio: Re: Il dopo-Monti, se ce ne sarà uno
MessaggioInviato: giovedì 10 maggio 2012, 22:33 
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C'è sempre qualcuno che pensa di potere o saper fare le cose meglio di chi è chiamato in realtà a farle. Io invece credo che sia stata imboccata l'unica via possibile, con la sola personalità che potesse avere un minimo di credibilità in Europa e che la facesse recuperare al nostro paese sbeffeggiato ovunque.
E francamente tutte le cose sono discutibili o migliorabili, come è vero che criticare è assai più facile che fare, soprattutto quando bisogna fare in fretta.
Dico la mia poi abbandonerò questa discussione limitandomi a leggere ma non replicherò più.
La riforma delle pensioni era inevitabile perché il sistema pensionistico italiano non solo è fuori dai parametri europei ma non poteva più reggersi. La vita è diventata più lunga ed è giusto andare in pensione più tardi, fatti salvi i lavori fisicamente usuranti, che difatti sono una categoria a parte. Il sistema non era più in grado di finanziarsi e lo si sapeva da anni, però si è scelto di fare finta di niente come non ricordo cortei di protesta nè nessuno che si scandalizzasse quando si mandavano in pensione insegnanti con 10-15 anni di lavoro i cui costi paghiamo ora noi tutti. Casomai c'è da domandarsi come si potranno creare nuovi posti di lavoro per i giovani.
L'IMU la pagvaamo già, si chiamava ICI. Qualcuno l'ha tolta per farsi bello e così siamo andati tutti a pagare i servizi che i comuni non potevano più garantire. Ora si pagherà di nuovo e sembra che sia uno scandalo, non solo, è più progressiva e uno più spazio o case possiede più paga e non con i ridicoli estimi catastali finora in vigore.
La riforma del mercato del lavoro è necessaria altrimenti nessuno verrà più ad investire da noi e andremo fuori strada. Se ne sta discutendo molto, si troveranno correttivi alla manovra, ma va fatta. E non ricordo nè il signor Angeletti nè il signor Bonanni darsi tanto da fare contro chi ha negato la crisi per anni perché tanto lui non veniva toccato.
Nessuno si era mai impegnato tanto nel recupero fiscale e ci tocca anche sentire la signora Santanche' fare la corte agli evasori, perché questo fa, per la sua prossima campagna elettorale. Ma quanti di noi hanno permesso che le ricevute non venissero fatte, quanti sono andati a denunciare chi non le faceva?
Certo c'è la questione degli esodati che è grave, questo sì, e va risolta, ma è una cosa.
Dirò anche un'altra cosa, sono contro l'antipolitica e a favore della politica. Tagliare i costi della politica è più una esigenza morale che economica, è una goccia nel mare che si deve fare per dare un esempio.
E non sopporto quelli che fino a novembre hanno guidato il paese e ora pontificano, sarebbe, visto che il nostro è un forum di sport, come se Gasperini criticasse Stramaccioni dopo aver affondato l'Inter.
Non so se Monti, che simpatico non è ma fesso neppure, ci toglierà dai guai. Ma non vedo altri in grado di farlo.


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MessaggioInviato: venerdì 11 maggio 2012, 22:24 
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A proposito di goccia nel mare, davvero si vuole credere che il debito pubblico italiano dipenda da quell'ingiustizia, è vero, che si potesse andare in pensione a 15 anni, e con cifre basse, oggi sui mille euro comunque? E non una parola, per esempio, su quanto guadagnino gli amministratori pubblici? Perchè non si fa un audit, cioè una valutazione seria su che cosa abbia costruito il debito pubblico, perchè non se ne rendono edotti i cittadini, e si comincino a far pagare i veri responsabili? ma se i tecnici non riescono a fare neanche la spending rewiew e hanno dovuto chiamare i supertecnici...
E poi va beh, ce l'hanno detto i vari politici del precedente governo e i tecnici del nuovo, che le pensioni d'anzianità non esistono in Europa,ma basta informarsi in rete, e si parla ovunque di pensioni di vecchiaia anticipata, e con 40 anni di contributi si esce.Che restino al lavoro come, o forse un anno in più di noi, vado a memoria, non sono andata a controllare, ci sono solo i Paesi del Nordeuropa, ma vogliamo mettere il loro welfare? vogliamo mettere come siano assistite le donne che hanno figli e anziani da accudire? E soprattutto vogliamo confrontare l’importo delle pensioni minime e medie? Da far arrossire l’Italia dalla vergogna di come umilii le fasce più deboli.
Non è certo l'art.18 che mette in fuga gli investitori, ma il carico fiscale, la corruzione, la mafia, il falso in bilancio depenalizzato, la mancanza di infrastrutture, la scarsa diffusione della banda larga.
E poi, attenti a questa parolina magica liberalizzazioni per favorire gli investimenti esteri: è lo stessa richiesta che ha fatto il FM al Sudamerica: il curatore fallimentare ci sta preparando ad essere comprati e colonizzati dalle multinazionali straniere? e la Fiat che fa? chiude le fabbriche che producono i mezzi pubblici, le uniche di questo tipo in Italia, e nessuno dice niente?


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 Oggetto del messaggio: Re: Il dopo-Monti, se ce ne sarà uno
MessaggioInviato: sabato 12 maggio 2012, 2:43 
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ciao Emily! Brevissima risposta.

Pensioni.

emily ha scritto:
Non bene, non sono assolutamente d'accordo con l'analisi di Scott, e non perchè mi tocchi personalmente, ma proprio per questo ho avuto modo di studiarla da vicino, anche per le generazioni future.
Le casse dell'Inps e dell'Inpdap erano in equilibrio, i vertici dei due enti l'hanno sempre affermato, non c'era bisogno di fare un'altra riforma, ce n'erano già due negli ultimi 10 anni.
l'hanno sempre affermato con sprezzo del ridicolo: sono in equilibrio perché 80 miliardi sono annualmente trasferiti dal bilancio dello stato. Dico, 80 miliardi.


Cita:
A parte che un governo tecnico non ha tenuto conto degli esodati, e circa 300000 persone sono rimaste senza lavoro e senza pensione,
ok, ma terrei separate le due questioni, riforma pensionistica ed esodati (per i quali serve trovare le risorse, sostanzialmente).
A margine: ma la storia di quelli mandati in pensione in cambio di un posto part-time per il figlio alle poste? Ma in che paese siamo?


Cita:
ma come si fa ad alzare di colpo di 6 anni l'età pensionabile in uno Stato che non ha un welfare (parlo di asili nido e case di riposo) come in Europa, e quindi sulle spalle delle sessantenni d'oggi pesa l'assistenza dell'infanzia se le figlie lavorano?
già, ma lo Stato non ha un welfare come in Europa anche perché destìna il 15% del PIL alla spesa previdenziale, vale a dire PIU' che gli altri paesi europei (a parte la Grecia, guarda caso) che invece quei soldi li investono in asili, case di riposo, ammortizzatori sociali.

Sono scelte: nell'Europa continentale è lo Stato a proteggere i più deboli, in Italia la Famigghia
(la ricchezza privata più elevata del mondo? In Italia).
Se ne hai una, di famiglia alle spalle.

L'alza di colpo, l'età, ma prima hanno dormito, nonostante le riforme degli anni novanta, arrivate a loro volta con vent'anni di ritardo


Cita:
Come si fa a pensare di dare lavoro ai giovani se si tengono al lavoro per 6 anni di più i loro padri o nonni? Pensiamo ad operai nei cantieri a 70 anni, a maestre d'asilo o professori in cattedra con più di 30 adolescenti, come nonni: parlo di quest'ultimo caso che conosco meglio ; l'Europa ci rimprovera di avere una scuola troppo vecchia perchè troppi docenti superano i 50 anni, e tu li fai andare in pensione a 67?
ma in generale non esiste correlazione fra età pensionistica e giovani occupati.
Anzi spesso, com'è come non è, i paesi con i lavoratori più anziani sono anche quelli dove è minore la disoccupazione giovanile.

Se c'è lavoro lavorano vecchi e giovani, se non c'è non serve prepensionare gli anziani perché i giovani non trovano lavoro comunque.
Chissà, forse quelle società in cui l'anziano va in pensione più tardi, a quel punto organizzano il lavoro in maniera tale che l'anziano sia maggiormente valorizzato (vale anche per l'occupazione femminile, i paesi dove questa è maggiore sono quelli dove per una donna è più facile conciliare lavoro e figli), e ciò influenza positivamente tutto il sistema, la produttività, l'ambiente di lavoro.
Le pensioni ai sessantenni per contro trattengono risorse che potrebbero favorire i giovani andando in riduzione delle tasse sul lavoro o magari in sussidi di disoccupazione&formazione.
Sessantenni che magari percepiscono la pensione ma che continuano a lavorare in nero. O che magari si rompono le palle a far niente.

Operai settantenni nei cantieri? Fermo restando che restano i lavori usuranti, non mi risulta che ci saranno operai settantenni.

A 67 anni un insegnante bravo ha ancora tantissimo da dare.


Cita:
E il sistema contributivo: per chi è giovane come voi, sentire dire alla Fornero che ognuno d'ora in poi prenderà quello che ha versato, vi sembra ineccepibile, ma io mi sono fatti fare i calcoli di quanto prenderei se andassi con la pensione contributiva: il 40% in meno di quello che mi sarebbe aspettato adesso, e dopo 36 anni di lavoro, 900 euro al mese. E per i giovani neo assunti nella scuola, quando smetteranno di lavorare, la cosa sarà ancora peggio, visto che Monti sa benissimo che i contratti sono bloccati da anni, e così pure gli scatti di anzianità: per 9 anni i giovani non ne avranno uno, e sarà comunque una miseria, ammesso che fra 9 anni non li blocchino ancora. Si preparano per la classe media pensioni da fame, per costringerli a fare, se se lo potranno permettere, una seconda pensione a gioia delle banche e delle assicurazioni.
ma i “giovani” erano già sottoposti al sistema contributivo!
Per loro non cambia niente!
Qualche anno fa il presidente dell'Inps aveva dichiarato che se i giovani avessero conosciuto le proiezioni previdenziali sarebbe scoppiata una rivoluzione, quindi le tenevano segrete (sic).
Inutile dire che la rivoluzione non è poi scoppiata, 'ste mezze seghe. :)

Semmai: andare in pensione ad un'età maggiore consentirà loro di versare contributi per più anni, in modo da maturare una pensione meno bassa.
Naturalmente sarebbe essenziale la continuità nei versamenti contributivi (cioé anche in caso di disoccupazione, ma qui dovremmo aprire il dolente capitolo degli ammortizzatori sociali).

Quello che cambia è che il contributivo si estende a tutti.
Ergo: la riforma Fornero rende semplicemente leggermente più equo il sistema perché si riduce un pò la disparità di trattamento fra chi ha cominciato a lavorare dopo il 1995 e chi prima (e perché i contributi delle varie categorie sono in parte uniformati).
Ma più equo solo leggermente perché il calcolo, se non ho capito male, si applica alla vita lavorativa post 1 gennaio 2012.
Quella precedente continua ad essere conteggiata col retributivo!
Ciò considerato non vedo proprio di cosa potrebbe mai lamentarsi qualcuno che ad oggi è più vicino all'età della pensione che a quella in cui ha cominciato, perché nonostante il sacrificio richiestogli resta pur sempre privilegiato rispetto alle generazioni successive (non mi riferisco naturalmente a te Emily, che invece ti immedesimavi proprio nei giovani).

E non è che sia ineccepibile, il sistema contributivo: è sostenibile.
Il sistema di prima no, e il peso lo si porta oggi e lo si porterà domani.

Per quanto riguarda le sperequazioni pensionistiche attuali, le pensioni abnormemente alte sono determinate proprio dal sistema retributivo.
Io per esempio da domani mattina abbasserei tutte le pensioni oltre i tremila euro a tremila euro, e col risparmio aumenterei le minime (o andrei a finanziare i contributi per i disoccupati).


Debito, default, welfare.

Cita:
Nessun intervento sulle pensioni e gli stipendi d'oro dei manager, nessun intervento perchè la pubblica amministrazione paghi i debiti verso gli imprenditori che aspettano da un anno di essere pagari e intanto si suicidano. Annunciano, qualche settimana, fa, che gli imprenditori sarebbero potuti andare in banca e mostrare i crediti che vantano sull'aministrazione, e con questo negoziare prestiti o avere uno sconto o pagare le tasse: come Berlusconi quando diceva di non far pagare l'Ici agli alluvionati, e poi non lo metteva in pratica. Non hanno fatto nessun decreto in questo senso.La gente continua a morire e Monti dà la colpa ai governi precedenti: ha diminuito il carico fiscale sul lavoro? ha aiutato in qualche modo gli imprenditori? no, ha messo in sicurezza solo le banche, che ricevono soldi all'1% dalla BCE e non fanno più prestiti o li fanno da strozzini.
Molti politici l'hanno detto: hanno buttato in Europa la riforma delle pensioni, con il contributivo per tutti (che la Francia ha impedito con manifestazioni a Sarkozy di attuarla, anche se non era neppure in questi termini iniqui, ma noi tutti innamorati della sobrietà del premier..) per far calare lo spread: Venduti al mercato. Vergogna
Mettere il pareggio del bilancio dello Stato in costituzione è in suicidio: lo fece la Destra storica nel primo Parlamento, e condannò da allora il Sud al sottosviluppo e alla corruzione, lo fece la Repubblica di Weimar, e per la disperazione aprì le porte al nazismo.
ecco, va ridotto il carico fiscale sul lavoro.
E appunto puoi fare questo solo tagliando la spesa pubblica più di quanto il governo abbia fin qui osato. Un tetto agli stipendi dei manager pubblici è stato messo, mi sembra, ma trattasi ancora di una goccia nel mare.

E' vero, fottendosene del pareggio di bilancio si possono abbassare le tasse e nello stesso tempo continuare ad aumentare la spesa pubblica (e già che ci siamo tutti in pensione a sessant'anni con il retributivo).

Peccato che si facciano i conti senza l'oste, cioé i creditori, cioé coloro che finanziano il nostro debito (i cosiddetti “speculatori”, nella vulgata comune).
Bé, loro a queste condizioni il debito non ce lo finanziano più, e non si tratta di una congiura dei banchieri cattivi o di chissà quale altro potere occulto, come vanno da mesi ripetendo indignados, grillini, leghisti, rifondaroli, fascisti, leghisti, intellettuali no global, loretta napoleoni, starace, latouche, giuliano ferrara, eccetera eccetera.
Vero: la finanza ha delle dinamiche perverse e aliene rispetto all'economia reale (ad esempio aziende che invece che investire licenziano per assicurare alti dividendi agli azionisti).
Verissimo, peccato che non c'entrino niente con la crisi dei debiti sovrani, che invece è una questione molto terra terra.

Abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità? Sì, duemila miliardi di sì.
Produciamo nuova ricchezza sì da garantire i creditori? No, la crescita è ferma da vent'anni anni, e tutti gli indici economici sono deprimenti.
Sicché è perfettamente logico che gli speculatori/investitori/risparmiatori si disfino dei nostri titoli.
Da cui lo spread elevato, da cui il default già quest'anno (miliardi in titoli da ricollocare) se Monti non avesse fatto quello che ha fatto a dicembre.

E il buon Napolitano, che a destra come a sinistra viene trattato come un nonnetto un pò rinco, finirà sui libri di storia come colui che – accompagnando fuori Berlusconi e nel contempo evitando le elezioni - evitò questo fallimento (fallimento che avrebbe avuto conseguenze rovinose per l'intera economia mondiale).

Ma in tutto questo l'aspetto davvero comico – l'indice di un certo conformismo intellettuale acritico - è che quelli che sono per il “non paghiamo il debito”, sono gli stessi del “no al pareggio di bilancio, no al rigore imposto dai tedeschi”.
Ma buondio, il debito è l'altra faccia della medaglia del disavanzo pubblico: non può esserci l'uno senza l'altro.
L'elevata spesa pubblica europea è fondata sul debito e sulle sue dinamiche.
Che sono semplici: se reputo che i titoli tedeschi sono un investimento sicuro li compro anche se mi danno un interesse basso, se compro i titoli francesi, che reputo meno sicuri, voglio in cambio un interesse maggiore, se compro i titoli greci, che reputo rischiosissimi, voglio in cambio un interesse altissimo.

E non è per niente vero che la Germania vuole che si smantelli lo stato sociale in nome del rigore.
E' proprio il contrario: se fai default poi devi smantellare lo stato sociale perché non hai più nessuno che ti finanzi il debito.
Insomma: proprio darsi una regolata e abbassare il rischio sui propri titoli di stato, è l'unico modo per continuare ad alimentare un'elevata spesa pubblica e salvare il welfare.
(Poi ci sono le colpe dei governi europei: stanziando subito un fondo salvastati adeguato avrebbero ridotto il rischio sui nostri debiti; ma come si dice: aiutati che dio ti aiuta).

E anche ammesso (e non concesso!) che non raddrizzando la finanza pubblica non si fallisca...
Quanto paghiamo in interessi sul debito ogni anno? 70 milardi!
Così tanto perché il debito è tanto e perché poca è la fiducia nelle nostre prospettive economiche (da cui i tassi elevati dei btp decennali).
E qualcuno vorrebbe aumentare ulteriormente tale debito?

Peraltro, a proposito del pareggio di bilancio: ci sono infiniti modi per aggirarlo, nel bene (spese in conto capitale) e nel male (spese correnti).
Ho letto fra l'altro che in Europa si sta discutendo di non conteggiare svariati investimenti (gli stessi rimborsi dei crediti alle imprese tardano per questioni contabili, il che mi sembra assurdo, beninteso; così come assurda è l'European Banking Authority che ha chiesto alle banche di ricapitalizzarsi proprio nel momento in cui le imprse non riescono ad accedere ai crediti).

Cita:
che sostiene che dovremmo abbandonare l'euro e affrontare piuttosto l'inflazioneche potrebbe durare poco, modello default argentino insomma
aaaaaaaaaaaahrgh! Questa è gente che parla dagli USA oppure che ha già spostato il patrimonio su un conto estero e casa a Londra.

Col default e l'uscita dall'Euro a pagare sarebbero proprio i più deboli.
Il tanto decantato modello argentino significa affitti che da un mese con l'altro salgono del 50%, mentre gli stipendi non seguono simultaneamente l'inflazione (quando ci sono, gli stipendi).
L'argentina ha sofferto tantissimo dopo il default, ma anche adesso non se la passa bene, la classe media inclusa.
Ho un'amica che ci ha vissuto due anni, a Buenos Aires, e la spesa la faceva con la calcolatrice.

E parliamo di un paese, l'Argentina, la cui situazione non è comparabile con la nostra, ad essere un minimo seri.
Intanto perché la loro crescita post svalutazione si è basata sull'esportazione di prodotti agricoli
Noi esportiamo manufatti, e quello che guadagneremmo in competitività con la svalutazione lo perderemmo sempre in competitività con l'aumento delle materie prime da importare (l'Argentina il petrolio lo esporta, rendiamoci conto).
Per piazzare la soia basta disporre di distese sterminate di pianura, per piazzare prodotti industriali serve ben altro (la svalutazione non migliora produttività, infrastrutture, tasse, burocrazia).

Ma soprattutto, 'sti soloni (col culo degli altri, se mi si passa il francesismo), si rendono conto che rispetto ad un paese quale l'Argentina, la società della settima potenza industriale del mondo si basa su un welfare giusto un filo più sviluppato, su dei consumi (in gran parte legati all'importazione dall'estero) giusto un filo più elevati, su un'economia giusto un filo più complessa?
Immaginano quale è la botta che si subisce cadendo dall'alto di tutto questo?


Cita:
Non si poteva fare altrimenti? dice Scott: non sono d'accordo. Come è stato imposto alla Grecia,che è costretta a comprare all'europa i cacciabombardieri, così hanno fatto con noi? Con il costo dei giocattoli di La Russa, i nuovi cacciabombardieri F35, anzi con il costo di uno solo di loro,si sarebbero messi in sicurezza 250 scuole in Italia, si sarebbero date 32500 borse di studio a ragazzi meritevoli ecc.
un pò di cacciabombardieri li ha tagliati, Monti.
Però occorre considerare che nel progetto rientra Finmeccanica (più le industrie che beneficiano delle varie commesse).
Finmeccanica che ricordiamolo è l'ultima grande industria seria rimasta nel nostro paese.
La tecnologia militare, ovunque, è un settore privilegiato per gli investimenti di Stato. Riconvertire tale industria a fini esclusivamente pacifici non è come schioccare le dita, comunque non è certamente cosa che potesse improvvisare il governo in due mesi.

Comunque, se questi cacciabombardieri costano tredici miliardi.distribuiti nell'arco di quindici anni, fanno ottocentosessantasei milioni all'anno.
Fosse per me azzererei pure la spesa.
Ma avendo ben presente che finché la spesa pubblica è fuori controllo ogni euro risparmiato in aerei non andrebbe in asili ma in più spesa corrente ma soprattutto che i problemi economici del paese sono di due ordini di grandezza maggiori.
E che dunque dire “invece di fare xyz non comprate i cacciabombardieri” è sbagliato perché non tiene conto dei numeri in ballo: xyz sarebbero comunque necessari.


Il paradigma dominante.

I numeri. I numeri noto che vengono un pò trascurati quando si parla della crisi, e ho una teoria in proposito.
l numeri vengono trascurati perché il paradigma che ha regnato incontrastato dagli anni sessanta in poi non li considerava importanti.
E non lo erano perché, secondo tale paradigma, le risorse sono infinite.
Se qualcuno non gode ancora di sufficiente ricchezza basterà redistribuirla – è infinita - con più equità.
I diritti – secondo questo pensiero unico nel quale ci siamo cullati per quarant'anni – non sono funzione della lotta politica + delle condizioni economiche, bensì solo della lotta politica (visto che tanto il benessere è un dato acquisito e immodificabile).

Per quarant'anni si è vissuto in questo paradigma, in tutta Europa, in Italia ancora di più.
Il problema è però che il boom economico è finito nel '63.
E da allora la spesa pubblica è cresciuta molto più di quanta nuova ricchezza reale sia stata prodotta.

Intendiamoci, non è che si dovesse rimanere con il rapporto spesa pubblica/pil degli anni cinquanta:
la politica economica di tutti i paesi occidentali, USA compresi, si è ispirata a principi keynesiani: stimolare la domanda con soldi pubblici.
E in tutti i paesi europei si è data la priorità al finanziamento del welfare.

Il problema però è che i principi keynesiani non prevedevano che il debito continuasse a crescere ininterrottamente (fino ad assumere le italiche proporzioni).
Sono una teoria economica applicata al breve periodo, non sono la teorizzazione della possibilità di instaurare l'eden in terra!
Che dovessimo svegliarci dal sogno, e che dovessimo farlo proprio per salvare quanto ci era di più caro, e cioé il welfare all'europea, era più che evidente da vent'anni, e invece siamo dovuti arrivare ad un passo dal default.
E tuttora, nonostante l'evidenza, il paradigma dominante resiste (per me un fenomeno incredibile che forse può spiegare solo l'antropologia o la psicanalisi).

La Germania a questa conclusone ci è arrivata all'inzio degli anni duemila.
Ha smantellato il suo stato sociale? No, per niente (c'era un partito socialdemocratico serio al governo).
La spesa pubblica tedesca è piuttosto elevata, di più: stiamo parlando di un'economia sociale di mercato.
Però a differenza di tutti gli altri paesi europei hanno tenuta sotto controllo la spesa.

Stato sociale, servizi pubblici, istruzione, formazione, ricerca? Lì non si taglia. Il resto? Sì.
Nessun rigore estremo, semplicemente la spesa pubblica si è “limitata” a crescere del 20% in dieci anni, col che i tedeschi hanno potuto contenere un po' la tassazione su imprese e lavoro, circostanza che insieme ad una lunga serie di altri fattori ha determinato la loro crescita.
Lunga serie di fattori fra i quali non c'era quello che secondo Hollande sarebbe l'unico modo per uscire dalla crisi, i massicci investimenti pubblici nell'economia.

Ecco, Hollande.
In Francia dormono più di noi (ma mi piace pensare che Hollande non l'abbiano votato per il suo programma ma perché dall'altra parte c'era Sarkozy che è improponibile).
Il programma: Hollande vince promettendo decine di miliardi in più di spesa pubblica.

Ora, negli ultimi dieci anni mentre la spesa pubblica tedesca è aumentata del 20% (vedi sopra), quella francese è cresciuta del 40%. Di cento miliardi in Germania (che pure ha dovuto salvare le sue belle banche nel 2008), di trecento in Francia.

Una spesa pubblica francese la cui quota destinata al sociale è inferiore rispetto alla Germania, mentre ci si è dedicati a stimolare l'economia. Con quali risultati?
Che la Francia è praticamente in recessione.
Con Hollande che sostiene che l'austerità aggrava (o peggio, causa) la crisi.
Austerità che però non è mai stata applicata da nessuno in Europa, piccolo particolare.

Insomma, tradotto significa: “tedeschi, dateci una mano”.
“Pigliatevi un po' di debito altrui, oppure di inflazione programmata" (cioé rinunciate ad una parte di potere d'acquisto).
E questo senza intervenire su una spesa pubblica – quella francese, ad esempio - il cui aumento è stato del triplo rispetto a quella dei tedeschi.
Sfido che stiano avendo qualche problema a mettersi d'accordo, in Europa.

E sarà sempre per via di questo paradigma che in Italia, se per caso capita un dirigente pubblico che ragiona tenendo conto (anche) dei più elementari principi economici e sappia cos'è un “budget”, bé gliene si dicono di tutti i colori.
Che la maggior parte dei dirigenti pubblici non si curi mai di trovare sponsor privati.
Che lo Stato abbia sistematicamente osteggiato il lavoro in tutti i modi, come se la ricchezza non venisse da lì ma cadesse dal cielo come la manna.

Altri numeri.
La patrimoniale per i ricchi e la tassa sulle rendite finanziarie?
L'imu è una patrimoniale, di fatto (se poi riuscissero veramente a fare una vera riforma.del catasto, sarebbe tanto). E c'è l'imposta di bollo sui prodotti finanziari, che mi piacerebbe fosse maggiore.
Ci potrebbe essere una vera e propria patrimoniale, organica e progressiva: si prende in esame l'intero patrimonio e si applica una certa aliquota oltre il milione, oltre i cinque ancora di più, oltre i dieci ancora di più. Sarei d'accordo.
Ma i miliardari sono molto ricchi ma sono anche molto pochi, porti a casa una manciata di miliardi, non di più, perciò non puoi comunque fare a meno di tassare il patrimonio della classe media.
E fra l'altro se esageri con l'aliquota ti ritrovi pure con un'immancabile fuga di capitali.
E' già capitato in Francia, figurati in Italia dove lo sport preferito degli italiani è già ora portare i capitali all'estero.

L'evasione? Nel contrasto dell'evasione questo governo ha fatto assai più dei precedenti (anche simbolicamente). Però ogni euro recuperato dall'evasione dovrebbe essere volto ad abbassare le tasse. Da una parte perché incentiverebbe a non evadere, dall'altra perché con questa pressione fiscale si finisce nel baratro.


Cita:
E come mai l'Italia non fa con la Svizzera l'accordo che hanno fatto la Francia, la Germania, l'Austria, di tassare alla fonte i capitali investiti là, e si calcola che ci sarebbero entrate di miliardi e miliardi?
lì però c'era la questione dei frontalieri da risolvere prima o contestualmente.


Cita:
licenziare i professori i cui alunni non risponderanno correttamente alle Prove invalsi,in cui ai ragazzini di seconda che studiano storia romana si danno domande sulla rivoluzione russa è equo? Il sistema pubblico americano basato su questi test è allo sfascio.
non entro nel merito dell'invalsi ché non sono né un insegnante né uno studente.
Penso però che sia essenziale valutare tutte le amministrazioni e i servizi pubblici, incluso dunque gli insegnanti, lo fa tutta Europa.

Certo il tema è molto delicato perché si parla di insegnamento non di - chessò - ufficio anagrafe.
Ma non mi dispiace l'idea che sia misurato il lavoro dell'insegnante confrontando il punto di partenza (test) col punto di arrivo (altro test) di una classe.
Il problema secondo me non è se fare o non fare l'invalsi (sì), ma di elaborare test sensati.

Aumenti di stipendio ai più bravi e decurtazioni ai meno meritevoli? Perché no?
Licenziamenti? Impossibili dai, stiamo parlando di dipendenti pubblici.

La scuola americana non credo sia scadente per colpa dei test.


Cita:
Equità? togliere i fondi ai malati di Sla è equo? non dare più cani ai ciechi è equo?
perché l'Italia dedica alla spesa sociale (escludendo le pensioni, naturalmente) una quota inferiore rispetto a quanto facciano gli altri paesi europei?
Perché rispetto agli paesi europei dedica una quota maggiore ad altre voci.
E le due voci dove in percentuale sul totale spende molto di più degli altri paesi europei sono:
1) pensioni
2) interessi sul debito.

Sul primo punto ormai c'è niente da fare: nel corso degli anni ottanta e primi novanta è andata in pensione un'orda di cinquantacinquenni (per non parlare di chi prende pensioni spropositate rispetto ai contributi effettivamente versati).
E vabbé, le colpe dei padri ricadono sui figli sotto forma di ipoteca su una fetta di spesa pubblica, pace.

Sul punto 2 sì, qualcosa si deve fare: vendere un bel po' di roba (roba sulla quale, però, i partiti hanno costruito il loro sistema di potere, e dunque non ci pensano proprio a rinunciarci), nonché ridurre il controllo dei partiti sulla pubblica amministrazione (ché altrimenti si continueranno a girare soldi pubblici agli amici). Chi lo fa, e col sostegno di chi?


Cita:
forse sarebbe bene ricordare anche che le stesse misure prese da Monti in base a dove ci avevano portato i nostri governanti sono state le stesse, insieme alle liberalizzazioni tanto invocate come la panacea, imposte alla Grecia anni fa e prima ancora al Sudamerica dal FMI.
ma no dai, questo è quello che raccontano tutti. Ma la Grecia ha raddoppiato allegramente la propria spesa pubblica in sette anni, e ha cominciato a ridurla solo nel 2010.
Sempre stando ai numeri.

Sull'intervento del fondo monetario in Argentina e in Islanda nel corso degli anni sono state pubblicate un pò di inesattezze, ma vabbé.

Quanto alle liberalizzazioni bé, nel contesto italiano non sarebbero altro che il superamento di privilegi corporativi di stampo feudale, di comode posizioni di rendita i cui costi sono sopportati dalla collettività
(continuo a non capire perché, per esempio, se un laureato in farmacia vuole aprire una farmacia, debba sostenere un concorso a numero chiuso e una tantum, e non invece un esame anche durissimo ma libero e aperto, come per prendere la patente; mentre il farmacista sotto casa si compra un intero palazzo e nella sua farmacia vende anche i massaggi a domicilio).


Cita:
Monti non è il salvatore della patria dal baratro,caro Napolitano, caro Scott, ne è il curatore fallimentare.
ribadisco, a dicembre il fallimento Napolitano ce lo ha evitato.
Ma se rimaniamo così come stiamo adesso il rischio è che sia solo rimandato di un pò di anni.

Cosa serve fare l'ha detto proprio Monti, però: discorso di insediamento a dicembre.
Il primo discorso sincero e proiettato al futuro che io abbia mai sentito da un governante italiano.
Il succo era: cari italiani, piantatela di scaricare la colpa sugli altri, la responsabilità se siamo nella merda non è degli speculatori cattivi, e neppure solo dei politici che si sono succeduti negli ultimi decenni.
No, è di tutti: abbiamo trascurato l'interesse collettivo, cioé le generazioni future e i non garantiti di oggi, per godersi ciascuno i propri privilegi.
Non solo la “casta”, tutti.
E la pacchia è finita.

Non ricordo se Monti avesse proposto addirittura un elenco, ma ci siamo capiti: notai, avvocati, farmacisti, imprenditori che invece di competere sul libero mercato hanno goduto di posizioni di monopolio, o di gare pubbliche truccate, o di prestiti a fondo perduto da banchieri amici, evasori, proprietari di plurimi immobili non tassati, lavoratori in nero, falsi invalidi, consiglieri di amministrazione delle municipalizzate, baroni universitari, chiunque abbia usufruito di un qualche favore clientelare.
Ecco, se questa via da percorrere è lunga dieci chilometri, Monti ha percorso un metro.
E appunto in quel discorso l'ha indicata piuttosto chiaramente: non una cosa da poco in un paese dove finora hanno riscosso consenso solo i politici demagoghi e populisti.

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