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 Oggetto del messaggio: In Iran
MessaggioInviato: domenica 21 maggio 2006, 22:28 
C'ho una notizia dall'Iran.
Stanno discutendo se marchiare ebrei e cristiani.


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MessaggioInviato: lunedì 22 maggio 2006, 0:36 
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Blessed Soul
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Località: romagna. un altro mondo possibile
Marchiare?
In che senso scusa?

_________________
mi sono rimasti solo tre neuroni. E non sono neanche d'accordo fra di loro....


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MessaggioInviato: lunedì 22 maggio 2006, 0:54 
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Stereophonicus Maximus
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Località: eBay.com
l'ho sentita anch'io,propongono che cristiani ed ebrei indossino un segno distintivo del loro "diverso" credo religioso,mi pare una fascetta,in modo che i musulmani non si "contaminino" avendo contatti con loro;nel frattempo noi apriamo moschee dappertutto:se l'invasione sta iniziando,inizia dalle zucche di certa gente,scusatemi la sincerità


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MessaggioInviato: lunedì 22 maggio 2006, 8:40 
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Peso Minimosca

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ANSA
21 mag 17:08
Nucleare: Olmert, "Iran pronto a costruire atomica"
GERUSALEMME - Entro pochi mesi l'Iran sara' in grado di costruire una bomba atomica. Lo sostiene il premier israeliano Ehud Olmert, secondo il quale la Repubblica sciita avrebbe ormai quasi completato il processo di acquisizione del know how necessario per realizzare l'ordigno. ''La soglia di completamento delle conoscenze tecnologiche e' molto vicina e puo' essere misurata in mesi'', ha detto Olmert in un'intervista televisiva.


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MessaggioInviato: lunedì 22 maggio 2006, 9:21 
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Peso Gallo
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Una menzogna anti-iraniana con meno di 24 ore di vita

Ogni giorno siamo testimoni di come i sionisti - mediante la loro rete mondiale - cerchino di manipolare l'opinione pubblica contro la Repubblica Islamica dell'Iran. Un nuovo attacco mediatico perpretato contro Tehran dai mass-media sionisti, questa volta con sede in Canada, e' stato pero' prontamente neutralizzato dalla reazione dell'ambasciata della Repubblica Islamica dell'Iran a Ottawa e dalle dichiarazioni di due deputati del Parlamento iraniano.
Nel corso della giornata di ieri la stampa occidentale ha diffuso una menzogna a cui hanno prestato credito perfino alcuni alti responsabili politici - come il primo ministro canadese e quello australiano - che si sono permessi il lusso di rilasciare dichiarazioni ed emettere giudizi senza verificare l'attendibilita' della notizia e la sua provenienza.
La rocambolesca storia e' iniziata su un periodico canadese che si e' fatto portavoce del punto di vista sionista, secondo cui il Parlamento iraniano aveva approvato una legge in virtu' della quale i giudei residenti nella Repubblica Islamica sarebbero stati obbligati a portare un segno distintivo sui propri abiti, similmente a quanto avveniva nella Germania nazionalsocialista.
Il "National Post", questo il nome del periodico tanto attendibile e serio, riportava anche dettagli sulla nuova norma, che avrebbe riguardato anche altre minoranze come quella cristiana e zoroastriana.
Il quotidiano precisava infatti che i giudei avrebbero dovuto portare un segno di colore giallo, i cristiani uno rosso e gli zoroastriani uno azzurro. La menzogna trovava maggior ecco in quei paesi dove le minoranze religiose sono spesso oggetto di aggressioni e attentati, mentre in Iran non e' mai stata registrata alcuna violenza nei confronti dei giudei, cristiani e zoroastriani o verso i loro luoghi di culto.
Alle ore 19.12 (ora di New York), il "Calgary Sun" – che aveva precedentemente pubblicato le dichiarazioni del primo ministro canadese e australiano, in cui l'Iran veniva definito una "teocrazia fanatica" – rettificava nella sua versione on-line che gli stessi giudei iraniani avevano smentito la notizia.
Maurice Motamed, rappresentante parlamentare dei 250.000 giudei che vivono in Iran, aveva infatti reagito dicendo: "Questa notizia e' un insulto per i guidei iraniani: mai e' stata presentata simile proposta in Parlamento."
Anche Emad Afrugh, un altro deputato, ha precisato che il progetto di legge sull'abito iraniano in discussione al Parlamento non ha nulla a che vedere con le minoranze, definendo "pura menzogna" la notizia.

A cura di "Islam Sciita" – Servizio di informazione dell'Associazione Islamica "Imam Mahdi"
(islamsciita@yahoo.it)

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Stella gialla per gli ebrei in Iran?
Maurizio Blondet
20/05/2006

IRAN - Il regime dell’Iran obbliga le persone di minoranza ebraica a circolare con un contrassegno giallo appuntato sugli abiti, e gli zoroastriani con un contrassegno azzurro?
Molti lettori ci segnalano questa notizia; alcuni precisano di averla avuta per mail da qualche amico israelita.
Tutto è possibile.
Ma il dubbio che la «notizia» sia disinformazione e propaganda, in preparazione dell’attacco bellico all’Iran, ha qualche solido fondamento.
La fonte originaria della notizia è il National Post, un oscuro giornale canadese di estrema destra (neoconservatrice), la cui redazione (basta cercare sul sito) è composta in schiacciante maggioranza di ebrei.
Il National Post sostiene di aver ricevuto l’informazione da «esiliati iraniani», di cui non fa il nome. Ma non è difficile ricostruire l’identità dell’informatore.
Un «esiliato iraniano» di nome Amir Taheri è collaboratore fisso del National Post.
Questo prolifico Taheri collabora assiduamente anche al Jerusalem Post, alla National Review e al Weekly Standard, che sono gli organi ufficiosi dei neoconservatori israelo-americani. Soprattutto, Taheri è cliente sponsorizzato dalla Benador Associates.

Di che si tratta?
Di un’agenzia di pubbliche relazioni la cui fondatrice Elana Benador, ebrea americana d’origine boliviana, «è nota per aver promosso note personalità neoconservatrici attraverso la sua ditta, che serve come la principale agenzia di marketing neocon» (1).
Secondo il giornalista Jim Lobe (2), la Benador piazza su tutti i media che può gli articoli d’opinione stilati da «Richard Perle, Michael Leeden, Frank Gaffney, James Woolsey [ex capo della CIA] e una decina di altri prominenti neocon le cui opinioni guerrafondaie sono molto difficili da evitare per chi segue i talk-show e gli editoriali dei maggiori giornali.
Tra i suoi clienti appaiono altri importanti caldeggiatori di guerre, come A.M. Rosenthal, l’ex direttore del New York Times e oggi editorialista del New York Daily News; l’editorialista del Washington Post Charles Krauthammer; l’imperialista del Council on Foreign Relations Max Boot; e Victor David Hanson, uno degli ospiti più assidui a casa di Dick Cheney».
Questi nomi possono dir poco ai lettori italiani, ma sono il Gotha del fanatismo likudnik.
Hanno fortemente premuto per l’invasione dell’Iraq, ed ora stanno fortemente premendo per l’aggressione all’Iran.
Di alcuni di loro ho raccontato il passato e la filiazione nel mio «Chi comanda in America», Effedieffe edizioni.
Sono ovviamente tutti ebrei, alcuni con doppia cittadinanza.

Un altro importante cliente della Benador Associates è Khidir Hamza, uno scienziato nucleare iracheno riparato in USA da anni, che ha scritto un libro per «provare» che Saddam Hussein aveva la bomba atomica.
Prova oggi accertata come falsa, ma che servì per giustificare l’occupazione dell’Iraq.
I nostri lettori, specie i più giovani, probabilmente non hanno una nozione chiara di quanto la disinformazione venga usata come parte integrante delle tattiche belliche.
Nella prima guerra mondiale, la propaganda alleata diffuse la notizia che i soldati tedeschi tagliavano le mani ai bambini belgi.
Falsa, ma tutti i giornali europei la fecero propria e la ripeterono all’infinito.
Durante la prima guerra del Golfo, «fuoriusciti kuwaitiani» sparsero la notizia che i soldati di Saddam avevano gettato fuori dalle incubatrici decine di neonati nel Kuwait occupato;oggi è comprovato che questa falsa informazione fu montata da un’agenzia di pubbliche relazioni americana.
Oggi una nube di disinformazione circonda la questione del nucleare iraniano.
Israele ha comprato pagine dei giornali USA per gridare che l’Iran sta per farsi la bomba atomica; e che può lanciarla su Parigi e Roma, perché ha missili di 3 mila chilometri di gittata.

A parte il fatto che non si vede per quale motivo Teheran dovrebbe sprecare una sua preziosa atomica contro Parigi, pare accertato che i missili iraniani di gettata massima hanno un raggio di 500 chilometri.
Cerchiamo di fissare i punti di verità.
Ahmadinejad ha annunciato in pompa magna, ad aprile, che i tecnici iraniani sono riusciti ad arricchire l’uranio al 4%.
Ciò basta per far funzionare una centrale elettrica; ma per costruire una bomba, occorre disporre di uranio arricchito almeno al 93%, e in quantità notevole, tra i 15 e i 25 chili.
Gli americani, premuti da Israele, sostengono che già oggi l’Iran sta violando i trattati di non-proliferazione (NPT), e si preparano alla punizione armata.
«Sia chiaro che nulla di ciò che l’Iran sta facendo è illegale», ha ricordato Scott Ritter, l’ex ispettore ONU per gli armamenti, che negò che l’Iraq avesse armi atomiche (e per questo ha ricevuto l’accusa di essersi fatto pagare da Saddam).
I trattati NPT consentono esplicitamente alle nazioni firmatarie di arricchire l’uranio per scopi civili, appunto fino al 4%.
L’Iran ha sempre sostenuto che vuole dotarsi di nucleare esclusivamente civile.

La questione è se Teheran mente.
E soprattutto, se sia in grado rapidamente di dotarsi di venti chili di uranio al 93%.
E ciò è escluso perché, come hanno determinato gli ispettori dell’ONU, ha in funzione solo 164 centrifughe a membrana, che servono a separare l’uranio 238 non fissile dall’U-235, fissile, che è presente nel materiale d’origine (esafluoruro di uranio, un gas) in proporzione dello 0,70 %. Per ottenere materiale militare, dovrebbe disporre di almeno 16 mila centrifughe, e meglio di 50 mila, collegate a cascata.
La conferma dell’impossibilità attuale dell’Iran di dotarsi di bomba atomica è venuta da una personalità insospettabile di essere filo-iraniana: John Negroponte, l’uomo che Bush ha nominato direttore della National Intelligence, l’organo di controllo (politico) di tutte le entità di spionaggio americane.
Il 20 aprile scorso, in un’intervista alla NBC, Negroponte ha detto: «secondo gli esperti che ho consultato, riuscire a far funzionare 164 centrifughe è ancora parecchio lontano dalla capacità di ottenere materiale fissile sufficiente per un’arma nucleare. La nostra valutazione è che l’atomica iraniana è ancora a parecchi anni di distanza, probabilmente una decina. E’ importante vederele cose nella giusta prospettiva» (3).
Questa affermazione di Negroponte non ha avuto alcuna eco sui «grandi media».

Ma Negroponte è stato attaccato verbalmente, con furia inaudita, da Frank Gaffney - uno dei «clienti» della Benador, ebreo e neocon incendiario, membro fondatore del pensatoio neocon Project for a New American Century - sul Washington Times.
Gaffney ha invocato il licenziamento di Negroponte per quelle affermazioni, sostenendo che Negroponte «ha promosso a posti di responsabilità funzionari di Stato che sovvertono attivamente le direttive politiche del presidente» Bush.
Costoro «hanno dato l’assurdo spettacolo di dichiarare che il regime iraniano è lontano dieci anni dal darsi un'arma nucleare».
La furia si spiega: Negroponte stava mandando all’aria il concertato programma di disinformazione e propaganda che deve demonizzare l’Iran onde giustificare l’aggressione imminente.
Il ogni caso, il direttore della National Intelligence si è subito zittito.
Ma Negroponte ha perfettamente ragione.
«Dubbi sulla capacità nucleare iraniana» sono stati segnalati dalla BBC e dal Financial Times, e questi dubbi vengono da fonti d’intelligence, diplomatici ed esperti nucleari europei e americani (4).
Il problema è con quanta rapidità l’Iran riesca a far funzionare un numero maggiore di centrifughe, dice David Albright, ebreo e presidente dell’Institute of Science and International Security.

Forse riesce a metterne in funzione a cascata tra le 1500 e tremila dal 2007, dopo di che occorre almeno un altro anno per ricavarne abbastanza uranio fissile per la bomba, salvo problemi, aggiunge Albright.
Perché le centrifughe iraniane, chiamate P-1 (perché la tecnologia è pakistana) sono macchine delicate, che devono girare a 500 giri al secondo nel vuoto pneumatico.
Spesso si guastano.
La URENCO, il consorzio europeo che ha concepito le P-1, le ha poi abbandonate per la loro difettosità.
E poiché migliaia di centrifughe sono collegate a cascata, «il crash di una, provoca crash successivi delle altre», dice Pat Upson, capo della ricerca e sviluppo centrifughe della Urenco.
«Se hai una cascata di 3 mila centrifughe, la qualità deve essere altissima».
Ma la qualità dell’esafluoruro di uranio usato dagli iraniani è anch’essa dubbia.
Il gas è altamente corrosivo, perché troppo ricco di contaminanti (molibdeno) che guastano le centrifughe.
Nel 2003 l’Iran ha ammesso di usare nel suo programma esafluoruro ottenuto dalla Cina.
Benchè l’Iran abbia propri giacimenti di uranio, giudicati però troppo contaminati di molibdeno, i suoi tecnici hanno evidentemente dei gravi problemi con la tecnologia nucleare avanzata.

Anche ammesso che riescano a produrre i 20 chili di uranio fortemente arricchito per una bomba, gli iraniani devono ancora essere capaci di progettare una testata nucleare, e di metterla in un missile a lunga gittata.
Sono passi non facili, per un Paese sotto embargo, non assistito da competenze estere.
Infine, secondo la AIEA, anche l’uranio al 4% di cui Teheran si è vantata di disporre va misurato «in grammi, e non in chilogrammi».
Insomma, siamo vittime di una frenetica campagna di allarmismo, che ha l’evidente scopo di mostrare una «urgenza» immediata di «fermare la bomba iraniana» con un attacco aereo delle sue installazioni.
Urgenza che i tecnici non confermano, e nemmeno Negroponte.
La storia dei contrassegni gialli per gli ebrei iraniani s’inserisce troppo bene nella campagna di demonizzazione in atto, che è condotta primariamente da Israele.
Lettori ci segnalano che a dare come certa la (probabilmente falsa) notizia è stato in Italia il TG di Mimun.
Non credo che Mieli, Ferrara, Lerner e Mentana resteranno indietro; aspettiamoci una campagna in piena regola per la salvezza di Israele.
A questo serve l’occupazione direttoriale dei grandi media.

Maurizio Blondet

Note
1) «The iranian badge story: neo-con propaganda?», Daily Kos, 19 maggio 2006.
2) Jim Lobe, «The andean condor among the hawks», Asia Times, 15 agosto 2005. Il «condor delle Ande fra i falchi» neoconservatori è ovviamente Eleana Benador.
3) Robert Parry, «Target: Negroponte & Iran», ConsortiumNews.com, 29 aprile 2006.
4) «Doubts over Iran nuclear capability», BBC, 18 maggio 2006. Si veda anche Daniel Dombey, «West set to bring forward date of iranian nuclear bomb», Financial Times, 19 maggio 2006.


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MessaggioInviato: lunedì 22 maggio 2006, 9:26 
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Peso Gallo
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Iscritto il: sabato 4 febbraio 2006, 16:06
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Scritto questo,
mi tolgo lo "sfizio" di chiedere la correzione del primo post.
In particolare, mi riferisco all'epiteto finale.

Grazie


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MessaggioInviato: lunedì 22 maggio 2006, 9:33 
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Peso Minimosca

Iscritto il: giovedì 2 marzo 2006, 10:16
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non sono riuscito ha trovare la fonte della notizia, ne conferme.
Il che farebbe pensare ad una bufala.
Chi ha aperto il topic potrebbe postare i riferimenti?


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MessaggioInviato: lunedì 22 maggio 2006, 10:48 
Ogni giorno siamo testimoni di come i sionisti - mediante la loro rete mondiale - cerchino di manipolare l'opinione pubblica contro la Repubblica Islamica dell'Iran. Un nuovo attacco mediatico perpretato contro Tehran dai mass-media sionisti, questa volta con sede in Canada, e' stato pero' prontamente neutralizzato dalla reazione dell'ambasciata della Repubblica Islamica dell'Iran a Ottawa e dalle dichiarazioni di due deputati del Parlamento iraniano.

"Un nuovo attacco mediatico perpetrato contro lTeheran dai mass-media sionisti, questa volta con sede in Canada, è stato però prontamente neutralizzato dalla reazione ..." :P :P

Sono sempre stato un fanatico dei cinegiornale Luce del tempo di guerra.


Ultima modifica di Sìzigios il lunedì 22 maggio 2006, 10:55, modificato 2 volte in totale.

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MessaggioInviato: lunedì 22 maggio 2006, 10:50 
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Peso Gallo
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Iscritto il: sabato 4 febbraio 2006, 16:06
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Sì, come no...
Albornoz. Basta uno dei nick.
Ogni commento personale sarebbe superfluo.
C'è davvero di che piangere lacrime amare.


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MessaggioInviato: lunedì 22 maggio 2006, 10:55 
La fonte, la fonte....Lukas; qua non sappiamo un càzzo, nemmeno se è mai esistito l'Olocausto, o se è un'invenzione sionista, come la fascetta gialla.


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MessaggioInviato: lunedì 22 maggio 2006, 11:26 
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Iscritto il: giovedì 19 gennaio 2006, 23:59
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Mi piacerebbe assai che di questi argomenti ci si sforzasse di parlare con spirito volto alla comprensione del problema, citando le proprie fonti, sia da una parte che dall'altra. Siccome ci picchiamo di far parte di una società sulla carta più civile di altre dimostriamolo. Se la notizia ha qualche fondamento non può che essere considerata preoccupante, se è una bufala continuiamo a parlare di questi problemi senza tenerne conto.
Di marchi e stelle gialle purtroppo il passato è stato pieno, e non solo per gli ebrei, quindi mi piacerebbe anche che se ne parlasse senza ironie, sarcasmi, destre o sinistre.
Ah, da ultimo. Qui non esiste nessun iscritto di nome Albornoz.


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MessaggioInviato: lunedì 22 maggio 2006, 13:52 
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Peso Gallo
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Iscritto il: sabato 4 febbraio 2006, 16:06
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Ho già citato qualche fonte.

Aggiungo l'articolo originale (rimosso) e la ritrattazione.
Entrambi "The National Post".

L'ispiratore resta il signor Amir Taheri.

-----------
Le Legge a cui si fa riferimento, tendente ad incoraggiare una moda che non segua quella occidentale, si riassume nei seguenti punti:

    1. Encouraging fabric designers and producers in using Iranian and Islamic patterns and styles in producing fabric and dress.
    2. Respecting the traditional patterns and lively symbols of Iranian ethnic groups and paying attention to proper body coverage based on Islamic Sharia.
    3. Taking advantage of research in obtaining original(to Iran) fabric patterns.
    4. Encouraging the public in using the Iranian styles.
    5. Supporting local producers of traditional clothes with loans and providing them exposure in clothes fairs and festivals.
    6. Helping the public access to traditional clothes by establishing permanent dress fairs on local and regional bases.
    7. Organizing regional (international) dress fair for exchanging experiences with other Muslim countries.
    8. Inspecting and Controlling the imports of fabric and clothes to prevent the import of clothes incompatible with cultural, Islamic and national values.
    9. This draft is written with coordination with the managing body in charge of clothing and dress.
    10. Financial support for NGOs, unions, and non-governmental institutions in providing national clothing.
    11. Media, in special the national TV, must help in establishing the usage of national clothing and they have to avoid advertising styles inconsistent with our culture.


Proposta molto discutibile e difficilmente attualizzabile ma che non ha nulla
a che fare con quanto sostenuto nel primo articolo (ripeto, cancellato) del giornale canadese.

P.S.
Aggiungo che se ogni proposta fatta dai "padagni" facesse il giro del mondo come se fosse già una Legge Italiana, "staremmo freschi".


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Fammi capire.
E' stato cancellato un articolo postato qui?

Per piacere, lo abbiamo già detto ed è nel regolamento, tutto ciò che è in una lingua straniera va tradotto.


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MessaggioInviato: lunedì 22 maggio 2006, 14:03 
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Peso Gallo
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Iscritto il: sabato 4 febbraio 2006, 16:06
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Nel mio primo post ho riportato degli articoli con le indicazioni delle fonti originali (alcune in inglese).

Nell'ultimo post ho completato l'elenco di tali fonti originali (sempre in inglese).

La fonte prima (in inglese) è stata sostituita con una versione corretta.
La cosa è verificabile con un paio di click sui link.


Non capisco cosa avrei dovuto tradurre.
I punti relativi alla Legge iraniana sono riassunti dall'introduzione che
ho fatto loro.


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MessaggioInviato: lunedì 22 maggio 2006, 14:58 
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Iscritto il: giovedì 19 gennaio 2006, 23:59
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Va bene, ma in linea di massima ricordate quanto detto.


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