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Perché studiare matematica e latino?
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Autore:  Doyle [ domenica 20 agosto 2006, 17:25 ]
Oggetto del messaggio: 

:toothy10: :toothy10:
lukas ha scritto:
una metria più formativa di altre lingue stranirere o di qulsiasi altra disciplina
perchè mi servi questi assist?

Autore:  lukas [ domenica 20 agosto 2006, 17:32 ]
Oggetto del messaggio: 

Doyle ha scritto:
:toothy10: :toothy10:
lukas ha scritto:
una metria più formativa di altre lingue stranirere o di qulsiasi altra disciplina
perchè mi servi questi assist?


perchè ho studiato latino invece di dattilografia :lol: :wink:

Autore:  Zdenek [ domenica 20 agosto 2006, 17:54 ]
Oggetto del messaggio: 

Lo studio del Latino contribuisce allo sviluppo delle capacità astrattive della prima adolescenza.

La consecutio, i verbi irregolari, le proporzioni matematiche...
affinano l'abilità di manipolare concetti diversi tra loro.

L’analisi logica, l’analisi grammaticale, il latino, la geometria e l’algebra sono tutte attività che "mettono in moto" la mente.

Le altre discipline, invece, sono soprattutto descrittive.

Analisi logica e grammaticale viene fatta anche solo in Italiano,
ma è altra cosa. Poca cosa.

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Poi, c'è il discorso del Latino come origine di molte lingue, la cultura latina, etc etc.... con evidenti ulteriori vantaggi nella vita quotidiana.

Autore:  lukas [ domenica 20 agosto 2006, 18:06 ]
Oggetto del messaggio: 

Zdenek ha scritto:
Lo studio del Latino contribuisce allo sviluppo delle capacità astrattive della prima adolescenza.


Secondo me anche lo studio del Cinese del Russo o del Giapponese contribuisce allo sviluppo di molte capacità fra cui non trascurabile quella di parlare una lingua correntemente in uso in una comunità.

Uno studio più appropriato e approfondito di materie come la Fisica la Chimica e l l'Informatica sarebbero di ben altra ultilità.



Zdenek ha scritto:
Poi, c'è il discorso del Latino come origine di molte lingue, la cultura latina, etc etc.... con evidenti ulteriori vantaggi nella vita quotidiana.


quali?

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Ripeto, parlando di formazione generale (quindi non nello specifico di studio dei classici o delle radici culturali) in particolare per ragazzini di 11-13 anni il Latino è una completa perdita di tempo.

Autore:  Zdenek [ domenica 20 agosto 2006, 18:46 ]
Oggetto del messaggio: 

Rispondo con le parole del prof. Concetto Marchesi, insigne latinista.

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I più concordano nel ritenere che nella scuola media unica [N.B.: inferiore] il profitto non debba consistere in una somma di cognizioni, ma in un complesso esercizio mentale ed in un esperimento di capacità; alcuni ritengono che insieme alla matematica, il latino, cioè lo studio grammaticale della morfologia e della sintassi della proposizione, sia la disciplina adatta per questo esercizio e per questo esperimento, altri ritengono invece che lo studio del latino sia tempo perduto. Io non sono d'accordo con questi ultimi, e vorrei essere ignorantissimo di latino per poter sostenere senza sospetto quella che ritengo la buona causa. La difesa maggiore del latino consiste nella domanda stessa che fanno isuoi avversari: a che cosa serve il latino? Appunto, non serve a niente di concreto, di visibilmente utile, non serve a dare vesti né cibo, non serve a far vedere come è congegnata una macchina, come funziona, come si guasta, come si ripara; non serve né all'economia privata né all'economia pubblica; serve soltanto all'esercizio, all'applicazione mentale sulla grammatica di una lingua che si studia con l'occhio soltanto e non con l'occhio e con l'orecchio.

E non si può fare questo studio sulla lingua italiana? domandano; no, rispondeva Antonio Gramsci. Il latino si studia - egli diceva - si analizza nei suoi membretti come una cosa morta; ma ogni analisi fatta da un fanciullo non può essere che su cosa morta. La lingua italiana il fanciullo la sente parlare variamente, dai suoi genitori, dalle persone della casa, della strada, della scuola, frammischiata, corrotta, alterata se non è in paese di Toscana; e se anche è in paese di Toscana essa giunge al suo orecchio con varietà di suoni, di accenti, di termini, di locuzioni, di nessi secondo la persona che la parla.

La lingua latina non la parla nessuno, non la si ascolta da nessuno, vive nelle pagine mute della sua grammatica, dei suoi libri di aneddoti, di sentenze, di favole con la immobile certezza delle sue forme.

Ma, si dice, non si potrebbe fare questo studio sulla lingua francese? Ma, rispondeva Antonio Gramsci, una lingua viva può essere conosciuta e basterebbe che un fanciullo solo la conoscesse perché l'incanto fosse rotto e tutti accorrerebbero alla scuola media per impararla più presto e forse anche meglio; e voi sapete che quando si vuole giustificare la scarsa o la cattiva conoscenza di una lingua viva si dice di averla studiata nella scuola. "Ma il latino è difficile e faticoso"; senza dubbio, appunto perché esso impone un continuo controllo allo scolaro il quale non può andare avanti se ha dimenticato quello che ha prima imparato. Ma la difficoltà, la noia, la fatica sono alla base di ogni sentiero che porta verso l'alto.

Non parlo, compagni, per amore del latino; come ho già detto in precedenza se io fossi sicuro che il giuoco degli scacchi potesse portare a uguali risultati, opterei per il giuoco degli scacchi.

Stiamo attenti, compagni; le grandi catastrofi come quella che ha colpito l'Italia e l'Europa, le grandi catastrofi tendono a portare in basso l'umanità; facciamo in modo di non aiutarla questa discesa che oggi sarebbe un precipizio. Oggi c'è chi crede che siamo ad una nuova epoca di cultura; io direi in un nuovo ciclo di civiltà (civiltà è il termine preciso, giusto, che nel suo rapporto ha adoperato il compagno Togliatti). Il progresso miracoloso della tecnica negli strumenti di lavoro e di produzione ha enormemente abbreviato il limite di trapasso dalla civiltà capitalistica verso la nuova civiltà socialistica; un trapasso che porterà un nuovo ordine giuridico e morale del mondo. Ma civiltà diversa non vuol dire umanità diversa e non vuol dire cultura diversa; la storia non è nuova a questi grandi cicli che hanno tramutato la struttura economica, politica e sociale delle genti senza naturalmente tramutarne la struttura intellettuale e spirituale: da Pitagora siamo passati a Copernico, a Newton, a Galilei, dagli atomisti della Grecia siamo passati alla bomba atomica; dai drammi di Eschilo siamo passati a Shakespeare, la più grande opera della poesia umana; dal romanzo medievale siamo passati ai romanzi moderni di Francia, di Russia, di Germania, di America restando nello stesso corso infinitamente progressivo di indagine scientifica e di creazione artistica. Noi stiamo subendo l'abbaglio della tecnica e l'incanto del motore; c'è chi crede che il mondo sia tutto trasformato e rimutato dalla tecnica solo perché il motore domina nel meccanismo esterore della nostra esistenza, perché le distanze sono enormemente abbreviate e quasi scomparse, perché la terra è rimpicciolita ai sensi dei mortali, perché poderose braccia metalliche sono mosse in un crescente vortice di produzione da esili dita, dalle piccole braccia dell'uomo esperto; ma quest'uomo esperto, quest'uomo mortale, questa cosa da nulla, come diceva di Ulisse il ciclope Polifemo, resta il massimo miracolo della terra non solo attraverso le scoperte della meccanica e della fisica, ma anche e più attraverso l'attività e le creazioni dell'intelletto e dello spirito.

Ho sentito dire che la scuola deve formare l'uomo moderno; io non so che cosa sia quest'uomo moderno. La scuola deve formare l'uomo capace di guardare dentro di sé e attorno a sé; a formare l'uomo moderno provvederanno i tempi in cui egli è nato. Ogni uomo è moderno nell'epoca in cui vive.

Passati i limiti della scuola obbligatoria, giunti sulle soglie della scuola specializzata, della scuola professionale, della scuola media superiore, si deve iniziare l'opera salutare di selezione che Quintino Sella, il vecchio statista piemontese, auspicava senza vederne i modi e la possibilità di attuazione, quest'opera di selezione la quale deve consistere nel dirigere e nell'avviare tutte le attitudini e le capacità dei singoli individui verso quelle vie in cui possono più degnamente operare e progredire. Selezionare non vuol dire costituire la folla degli umiliati e dei reietti, vuol dire disperdere la folla degli spostati e per spostati intendo semplicemente coloro ai quali le facoltà naturali indicano altre strade degnissime di opera e di profitti che non siano quelle delle scuole superiori.

[...]

Autore:  Zdenek [ domenica 20 agosto 2006, 18:47 ]
Oggetto del messaggio: 

Come si legge, i Comunisti non si interessavano dei bambini solo per
buttarli nei loro pentoloni.

(ed io non sono comunista)

Autore:  mantequilla [ domenica 20 agosto 2006, 20:45 ]
Oggetto del messaggio: 

Zdenek ha scritto:
Come si legge, i Comunisti non si interessavano dei bambini solo per
buttarli nei loro pentoloni.

(ed io non sono comunista)

..........e sei a dieta... :wink:
Io almeno lo sono. i bimbi sono troppo grassi. tutti trigliceridi. no no.
bisogna darsi alle verdurine ed all'insalata....russa. :wink:

Autore:  Zdenek [ domenica 20 agosto 2006, 20:50 ]
Oggetto del messaggio: 

mantequilla ha scritto:
i bimbi sono troppo grassi. tutti trigliceridi. no no.

Verissimo!!
Ormai vanno a scuola rotolando!!!
Ho seri dubbi su quale sarà l'età media dell'uomo moderno
fra una sessantina d'anni.

Autore:  lukas [ lunedì 21 agosto 2006, 9:13 ]
Oggetto del messaggio: 

Zdenek ha scritto:
prof. Concetto Marchesi, insigne latinista.

a che cosa serve il latino? Appunto, non serve a niente di concreto, di visibilmente utile, non serve a dare vesti né cibo, non serve a far vedere come è congegnata una macchina, come funziona, come si guasta, come si ripara; non serve né all'economia privata né all'economia pubblica; serve soltanto all'esercizio, all'applicazione mentale sulla grammatica di una lingua che si studia con l'occhio soltanto e non con l'occhio e con l'orecchio.

Il latino si studia - egli diceva - si analizza nei suoi membretti come una cosa morta; ma ogni analisi fatta da un fanciullo non può essere che su cosa morta. La lingua latina non la parla nessuno, non la si ascolta da nessuno, vive nelle pagine mute della sua grammatica, dei suoi libri di aneddoti, di sentenze, di favole con la immobile certezza delle sue forme.

Ma, si dice, non si potrebbe fare questo studio sulla lingua francese? una lingua viva può essere conosciuta e basterebbe che un fanciullo solo la conoscesse perché l'incanto fosse rotto e tutti accorrerebbero alla scuola media per impararla più presto e forse anche meglio


direi illuminante :)

e dato che i bambini sono grassi....via il latino e dentro tanta (seria) educazione fisica...d'altronde lo dicevano appunto anche loro..mens sana in corpore sano


ciao

Autore:  Bonaccorso [ lunedì 21 agosto 2006, 9:25 ]
Oggetto del messaggio: 

Lasciando perdere i bambini grassi (che però dovrebbero essere più buoni da mangiare), lo studio del latino non lo vedo solo come propedeutico a qualcosa d'altro o per sviluppare cose che possono essere sviluppate in qualche modo. Ma se un giorno a lukas o ad un altro venisse voglia di capire da dove veniamo, l'origine e il vero senso di una frase o un detto che ripetiamo a macchinetta spesso deformandone il significato, o quando si renderà conto che la saggezza degli antichi va oltre la nostra, o che conoscevano oltre a sapere mentre noi non siamo che delle repliche da catena di montaggio, rimpiangerà di non sapere meglio il latino o il greco e magari il sanscrito.

Autore:  lukas [ lunedì 21 agosto 2006, 10:13 ]
Oggetto del messaggio: 

Un ultimo intervento per chiarire il mio pensiero.
Non credo che qui si discuta ldella assoluta inutilità del latino (che in assoluto non è in utile).
Penso che il punto sia chiarire se nelle 24 ore settimanali ( o quante sono) dedicate alla'educazione e alla formazione di un ragazzino di 11-13 anni ci sia posto e necessità per/di questa materia.
Se, fra le (per me) irrinunciabili sessioni di Italiano, Matematica, Geometria, Storia, Geografia, Inglese, Scienze, Educazione Fisica ci sia posto anche per il Latino o se una di queste materie sia sostituibile dal Latino.
La mia risposta e no.
Già sono troppo compresse è sacrificate le materie fondamentali, e non esiste un evidente necessità di studiare il Latino.

Il Latino non è materia fondamentale e se poi uno sente la necessità di arricchirsi attraverso lo studio di questa disciplina lo farà a livelli di istruzione superiori.

Buona giornata.

Autore:  Zdenek [ lunedì 21 agosto 2006, 11:30 ]
Oggetto del messaggio: 

E' possibile accorpare Italiano e Latino.
Soprattutto nelle medie inferiori.

Molti approfondimenti di Italiano possono essere rimandati
a studi successivi.
Il Latino, proprio perché visto come strumento educativo,
dà i propri frutti se seminato in terreni ancora giovani.

Autore:  Sìzigios [ lunedì 21 agosto 2006, 15:06 ]
Oggetto del messaggio: 

Greco antico per tutti, dalla prima media inferiore.
Latino dalla prima elementare.

Altro che INFORMATICA INGLESE INTERNET

Autore:  lukas [ lunedì 21 agosto 2006, 18:09 ]
Oggetto del messaggio: 

Sìzigios ha scritto:
Greco antico per tutti, dalla prima media inferiore.
Latino dalla prima elementare.

Altro che INFORMATICA INGLESE INTERNET


giusto!

così daremo lavoro agli insegnanti di Latino e Greco.
E poi avremo una massa di insegananti e traduttori di Latino e Greco.

Che ce ne facciamo dell'informatica o dell'inglese.
Ci creiamo una inutile progenie di persone pragmatiche e capaci di muoversi in un contesto internazionale.
Ma chi la vuole? :roll:

Autore:  Bonaccorso [ lunedì 21 agosto 2006, 18:18 ]
Oggetto del messaggio: 

Già e cosa ce ne facciamo di tante macchinette scodinzolanti dietro al padrone di turno che parlano perfettamene un inglese che neppure lo è e non sanno affrontare un pensiero?

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