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Autore Messaggio
MessaggioInviato: mercoledì 1 marzo 2006, 18:31 
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Peso Gallo
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Cari critici, ho diritto a una vera stroncatura
di ALESSANDRO BARICCO

QUESTO è un articolo che non dovrei scrivere. Lo so. Me lo dico da me.
E lo scrivo. Dunque. La scorsa settimana, su queste pagine, esce un articolo di Pietro Citati.
Racconta quanto lo ha deliziato mettersi davanti al televisore e vedere i pattinatori-ballerini delle Olimpiadi.
Lo deliziava a tal punto - scrive - che "dimenticavo tutto: le noie, le mediocrità, gli errori della mia vita;
dimenticavo perfino "l'Iliade" di Baricco, e la vasta e incomprensibile ottusità dei volti di Roberto Calderoli e di Alfonso Pecoraro Scanio".
Io ero lì, innocente, che mi leggevo con piacere l'esercizio di stile sull'argomento del giorno e, trac, mi arriva la coltellata.
Va be', dico. E, giusto per mite rivalsa, lascio l'articolo e vado a leggermi l'Audisio.


[Articolo completo]

Come si vede, l'esercizio del giudizio sommario viene praticato
da sempre, in tutti i campi.

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MessaggioInviato: mercoledì 1 marzo 2006, 19:32 
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Peso Cruiser

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Citati potrà pure scegliere quale opera recensire: è obbligatorio scrivere sull 'Iliade di Baricco solo perchè si dice che sia stato un successo di pubblico? Citati, che io sappia, non insegue la critica del best seller, ma spesso scrive dei pezzi sui classici, invita alla loro rilettura ed è vero, subito dopo aver scorso un suo pezzo viene voglia di andare a comprare il libro o di rileggerselo. E se avesse ritenuto che la riscrittura e il taglio che ha dato Baricco all'Iliade fosse meno interessante e poetico delle evoluzioni di Plushenko? il mio pensiero non conta niente ma sono perfettamente d'accordo con lui.

Baricco, quando debuttò in tv con quel gioiellino di trasmissione sulla lettura aveva detto una frase che condivido, e cioè che gli scrittori italiani non sanno inventare delle belle storie...si è dimenticato di aggiungere all'infuori di lui, o lo sottintendeva? io lo includo comodamente in questo giudizio.

Viva la danza sul ghiaccio! :)


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MessaggioInviato: mercoledì 1 marzo 2006, 21:07 
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Peso Gallo
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Scrivere dei pezzi sui classici non mi sembra questo gran merito.
Un "Classico", in quanto tale, di solito parla da sé.
Se non lo si è ancora letto oppure non si è trovata la voglia di rileggerlo
credo dipenda dal lettore, non da chi ne fa la l'ultima recensione.

Francis e Brady, o McEnroe, mi sarebbero piaciuti anche senza gli articoli di
Brera o Clerici.
Sarei interessato a chi dovesse criticarli solo se lo facessero con il doppio
delle parole utilizzate di solito per gli elogi.

Non apprezzo particolarmente Baricco.
Concordo, tuttavia, con lui a proposito di quello che dovrebbe essere
parte del mestiere di un critico.

E' molto facile esprimere giudizi lapidari, soprattutto nei confronti di
nuove generazioni.
Lo è meno impegnarsi nel "leggerli" a fondo, capire perché le loro
espressioni trovano seguito.

L'arroganza gratuita mi infastidisce oltremodo. E credo si sia capito.
Se qualcosa non ti piace, devi dire perché.
E non limitarti a mezza frase smozzicata.

Per lodare, magari imbrodando, puoi far quel che ti pare.

Concludo dicendo che, a mio avviso, questi atteggiamenti nascondono,
spesso, anche invidie.
Avrebbero desiderato le luci della ribalta. Commentano all'ombra della platea.

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MessaggioInviato: mercoledì 1 marzo 2006, 21:23 
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Peso Gallo
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************* OT **************
A proposito di Trevor Francis,
invito Doyle a rivedersi l'intervento che Pietro Vierchowood
fece su di lui in Roma-Sampdoria dell'82/'83.
Trevor Francis, giocatore sublime dai muscoli di cristallo.
Pietro Vierchowood, in quell'occasione, difensore "assassino".

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MessaggioInviato: mercoledì 1 marzo 2006, 21:32 
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Peso Cruiser

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Non credo che Citati abbia niente da invidiare a Baricco, nè sul piano della narrativa nè su quello della critica; il suo libro sull'Odissea, per esempio, rivela una conoscenza approfondita di Omero, per cui secondo me può anche permettersi di considerare l'Iliade riscritta da Baricco come qualcosa da postporre a Plushenko.
Così pure, se nell'occasione delle prima edizione italiana di " Dumbey e figlio" di Dickens, o dell'uscita del film " Ritratto di signora", decise di scrivere saggi che sinceramente considero pezzi letterari e fanno subito venire il desiderio di comprare il libro, che importa se siano stati scritti più di 100 anni fa? spesso abbiamo bisogno di inviti come questo per scoprirli o riscoprirli...
Non credo sia obbligatorio recensire Baricco o la Tamaro, e non a caso li associo, anche se considero la raccolta di racconti di quest'ultima, " Per voce sola" uno dei libri più straordinari uscito in Italia negli ultimi 20 anni; peccato che non abbia continuato su questa linea.


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MessaggioInviato: mercoledì 1 marzo 2006, 21:41 
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Stereophonicus Maximus
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Zdenek ha scritto:
Pietro Vierchowood


mamma mia quello sì che era un bell'osso!
l'intervento in particolare non me lo ricordo,ma che Vierchowod menasse duro non ho dubbi,anche Van Basten penso fosse di questo avviso
non l'avrei mai scambiato con Cabrini o Scirea,però bisogna anche ammettere che era un mostro incredibile,penso che fisicamente fosse 20 anni avanti,e con meno additivi chimici

su Baricco mi attacco a Wittgenstein:taccio,visto che non l'ho mai letto


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MessaggioInviato: mercoledì 1 marzo 2006, 21:48 
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Peso Gallo
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Avevo scritto che "spesso, tali atteggiamenti nascondono invidie".
Non mi riferivo direttamente a Citati, specializzato, comunque, in biografie.

La scrittura, anche negli autori mediocri è frutto, quasi sempre, di
passione.
Perché stroncarli con una frase accennata e non ignorarli?

E ribadisco che è molto più difficile vivere nel presente
piuttosto che isolarsi nella classica "torre d'avorio".

Se Citati, per caso, passasse di qui e liquidasse i tuoi scritti con un
"esercizio stilistico banale e noioso", tu la prenderesti bene?
Pretenderesti dettagli?

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MessaggioInviato: mercoledì 1 marzo 2006, 22:30 
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Peso Cruiser

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Zdenek ha scritto:
Se Citati, per caso, passasse di qui e liquidasse i tuoi scritti con un
"esercizio stilistico banale e noioso", tu la prenderesti bene?
Pretenderesti dettagli?


Magari mi dispiacerebbe perchè è una persona che ammiro, ma pazienza, non avrebbe colto la mia passione o io non avrei saputo comunicargliela; però, più leggo la frase incriminata, e più non ci vedo una critica a Baricco, o per lo meno è una frase ambigua: i pattinatori gli piacevano tanto da dimenticare "perfino" L'Iliade di Baricco...e perchè dovrebbe essere sminuita dal contesto in cui è inserita delle banalità della vita e dei politici che non ama? Quel perfino potrebbe distinguerla, per esempio...tipo " perfino" l'iliade, che non dovrebbe essere dimenticata perchè degna di nota, è per un momento messa da parte difronte alla bellezza dei gesti del pattinaggio.
Io credo che la spiegazione sia un po' più meschina: Repubblica, sia con Scalfari sia con Beniamino Placido non aveva apprezzato il lavoro che Baricco aveva fatto sull'Iliade, la pagina culturale di Repubblica ospita spesso Pietro Citati, mentre mi sembra che Baricco non vi scriva più, e che cominci a soffrire di essere un po' considerato la Tamaro uomo.
Ma si accontenti del successo di pubblico, di qualche passaggio televisivo, di aver fatto i soldi anche col cinema, e ci lasci stare nelle nostro torri d'avorio che risuonano delle passioni di sempre.


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MessaggioInviato: sabato 4 marzo 2006, 17:25 
Credo che a Citati l'Iliade di Baricco non sia piaciuta, ed abbia formulato il giudizio lapidario mentre parlava d'altro.

Baricco aveva scritto un libro (mi dicono bello), Citati l'ha degnato di un commento lapidario, Baricco desidera che Citati parli di lui più diffusamente.
Fosse stato un altro critico, l'avrebbe degnato di un commento lapidario.

Ma che importa, a noi, di tutto ciò?


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MessaggioInviato: lunedì 6 marzo 2006, 18:07 
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Peso Piuma
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Iscritto il: giovedì 2 marzo 2006, 18:27
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Sìzigios ha scritto:
Ma che importa, a noi, di tutto ciò?


A me, meno di zero; dopo questo appassionato scambio di opinioni, direi che sono pronti per andare in un bel "reality".


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MessaggioInviato: sabato 19 agosto 2006, 11:17 
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Peso Gallo
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La vicenda ha ancora degli strascichi.
Ne riassume gli sviluppi Antonio Socci in un articolo per nulla invidioso:

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LA PARABOLA DEL GIOVANE BARICCO (CITATO DA CITATI) 19.08.2006
Noi intellettuali italiani siamo divertenti e strani. Sguardo autocritico ed evoluzioni recenti: dall’asilo politico all’asilo infantile…
Un giorno Alberto Arbasino spiegò: “La carriera di uno scrittore italiano ha tre tempi: a 25 anni è una giovane promessa, a 50 è il solito stronzo e a 65 è un grande maestro”. A leggere la prima pagina della Repubblica di ieri s’intuisce in quale, di queste tre fasi, Pietro Citati collocherebbe lo scrittore Alessandro Baricco. La lite da ballatoio fra i due va avanti da tempo, ma ora coinvolge pure lo stato maggiore della Repubblica e il Parnaso delle patrie lettere.

C’è un antefatto da raccontare. Il 1° marzo scorso esce sulla Repubblica un alto lamento di Baricco sofferente. E’ intitolato: “Cari critici, ho diritto a una vera stroncatura”. Lo scrittore aveva vissuto due esperienze traumatiche nello spazio di pochi giorni. Sulla Repubblica era uscito un articolo di Pietro Citati che descriveva il suo godimento nel guardare in tv i pattinatori delle Olimpiadi invernali, osservando i quali – spiegava - “dimenticavo tutto: le noie, le mediocrità, gli errori della mia vita; dimenticavo perfino ‘L’Iliade’ di Baricco, e la vasta e incomprensibile ottusità dei volti di Roberto Calderoli e di Alfonso Pecoraro Scanio”. Dolente Baricco racconta il suo choc: “io ero lì, innocente, che mi leggevo con piacere l’esercizio di stile sull’argomento del giorno e, trac, mi arriva la coltellata”.

Qualche giorno dopo stessa tragedia. Baricco apre L’Unità e legge un altro critico, Giulio Ferroni che pur parlando dell’ultimo libro di Vassalli a un certo punto se ne esce con questa frase: “che distanza abissale dalla stucchevole e ammiccante epica automobilistica dell’ultimo Baricco!”. Il quale dev’essere stramazzato al suolo: l’orgoglio ferito e languente sotto i piedi. Per giorni ha evitato con terrore di aprire altri giornali. Si logora, rimugina, si tormenta: che fare? C’è chi gli consiglia di “ripassare” il suo estratto conto consolandosi con i cospicui diritti d’autore dei suoi libri e fregandosene dell’invidia dei “mandarini” delle patrie lettere. Ma non ce la fa. Medita di vendicarsi restituendo la pariglia. Per esempio “facendo un reportage sul Kansas e lì staccare una frasetta tipo ‘questi rettilinei nella pianura, interminabili e pallosi come un articolo di Citati’ ”. Oppure progetta di scrivere un articolo sulla birra analcolica definendola a un certo punto “triste e inutile come una recensione di Ferroni”.

Ma non basta. Troppo poco per ripagare due così sanguinose offese. Baricco rosica, ah come rosica: “Potrei dire che non me ne frega niente. Ma non è vero”. Perciò – rosicando – fa quello che non avrebbe mai dovuto fare: lo sventurato rispose. Facendo sapere che rosicava e quindi amplificando il godimento dei nemici. Nel vergare le sue 8.500 battute, Baricco sa di cacciarsi in un guaio. Ma l’Ego arroventato e ferito dello scrittore reclama soddisfazione. Piuttosto che sentirsi trascurato, preferisce immolarsi.

Egli spiega che il naturale narcisismo dell’artista preferisce di gran lunga essere massacrato, con odio lucido e deliberato, da critici che almeno facciano la fatica di dedicare alla loro vittima libri e articoli, che essere snobbato e distrattamente sputazzato mentre si parla d’altro. Con un inciso galeotto. Quasi che il giudizio pessimo su Baricco fosse proverbiale, ovvio, generale, dato per scontato, non meritevole neanche di ragioni. Lo scrittore lancia la sua legittima sfida: se avete argomenti (e attributi) stroncatemi, con una paginata di bastonate, ma buttar là una frasetta sprezzante e gratuita in articoli dedicati a tutt’altro, è un’ingiustizia così orrenda che difficilmente l’umanità potrà farsene una ragione. La parabola del giovane Baricco così ha imboccato una china pericolosa, anche perché è scrittore di successo e di vasta autostima (si ritiene in condizione di riscrivere Omero…). Dunque la dispettosa pernacchia allo scrittore-Narciso è diventata un crudele sport collettivo. Il giorno dopo, 2 marzo, quei goliardi del Foglio, nella loro irriverente caciara anti-intellettualistica, hanno infarcito tutti gli articoli con una frasetta tra parentesi che tirava un’allegra pedata a Baricco scimmiottando Citati e Ferroni. C’era l’articolo di cronaca dall’Emilia dove si leggeva: “Quella di Sassuolo è una storia di eccessi (altro che la noia di leggere Baricco)”. Poi c’era il reportage dal Medio Oriente: “le trattative interne con il governo di Hamas non aiutano a distendere il clima (e certo che però Ferroni è proprio un bravo critico)”. Quindi l’articolo di politica: “Berlusconi visibilmente sorpreso dall’accoglienza che gli hanno riservato senatori e deputati americani (e che mai uno come Baricco riuscirebbe ad avere)…”. Pure l’articolo di costume: “Si registra un permissivismo sfrenato (Baricco inizia a scrivere libri)”. Anche la politica estera vedeva spuntare il perfido inciso: “Putin piace sempre meno (ma la scrittura di Baricco irrita di più)”. Non è sfuggita neanche la rubrica di previsioni del tempo: “Variabile e ventoso su tutte le regioni (per favore, fermate Baricco)”.

Cionondimeno la sortita di Baricco gli ha guadagnato pure i sospirati articoli. Uno dei quali – del sopra citato Giulio Ferroni – lamenta di aver recensito Baricco, ma evidentemente di non essere stato da lui letto. E giù una sua geremiade sulla sventurata sorte dei critici letterari che sudano sulle carte e nessuno si “caga”. Ferroni afferma di essere più infelice di Baricco con questo ferreo argomento: “io la leggo, ahimé, senza ricavarne molto, e lei non legge me e ne ottiene un successo planetario”.

Come se non bastasse il povero Ferroni ha dovuto subire un altro orribile affronto che rinfaccia a Baricco: “ulteriore motivo di depressione è stato per me sapere che in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico della mia università si è esibito il degnissimo cantante Claudio Baglioni, ma non per cantare, sì invece per leggere brani di Aristotele e del suo (di Baricco, ndr) ‘Novecento’: lo vede che le parole dei critici non contano nulla nemmeno nelle università dove essi insegnano?”.

Per Baricco è l’apoteosi. Come se non bastasse essere accostato ad Aristotele e addirittura a Claudio Baglioni, il grande scrittore ha avuto la gratificazione di veder pubblicato a puntate, sulla Repubblica, un suo libro, “I barbari”, quasi ogni giorno una paginata per tutta l’estate. E’ la gloria. A mezza bocca, sulle spiagge, il giudizio più diffuso ricalca quello di Fantozzi sulla “Corazzata Potemkin”. Ma ormai Baricco è l’unico scrittore a cui è concesso tanto. Come è l’unico a cui “viene concesso da un importantissimo giornale come la Repubblica di scrivere in prima pagina un articolo di critica letteraria, in cui non si parla né di letteratura né di critica, si parla del fatto che i critici trattano male Baricco, autore dell’articolo” (Berardinelli).

Sennonché ieri sulla prima pagina di Repubblica è uscito un articolo di Pietro Citati (sì, proprio lui) sui pomodori: “Quando i pomodori avevano un sapore”. Il mondo è in fiamme, l’Italia in subbuglio, ma il grande Citati si occupa di pomodori e si dilunga a tessere l’elogio di quelli di un tempo. Per migliaia di battute. Ti chiedi come si fa a scrivere (e pubblicare in prima pagina) una tale apologia del pomodoro. Ma alla fine si capisce. Per la sciabolata di una sola riga: “I veri pomodori hanno un grande pubblico: quasi come i libri di Alessandro Baricco”.

Questo è lo stato attuale della nostra cultura. Fino a ieri in procinto di chiedere l’asilo politico all’estero (causa Berlusconi) e oggi presa da innocenti giochi da asilo d’infanzia.


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MessaggioInviato: sabato 19 agosto 2006, 12:20 
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Ma citato da citati è una citazione?


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MessaggioInviato: sabato 19 agosto 2006, 12:28 
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Bonaccorso ha scritto:
Ma citato da citati è una citazione?


Questa lo è.


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