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 Oggetto del messaggio: Per la Davis questo e altro...
MessaggioInviato: mercoledì 12 aprile 2006, 17:02 
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Prendo spunto dalla considerazione di Facundo sull'impresa di Paes domenica, per condividere con voi un dubbio che mi frulla per la mente da un po' di anni...ma non è che il tennis di maggior qualità si giochi in davis piuttosto che negli slam? Lo so che purtroppo molti di voi non possono vederlo per la mancanza di copertura televisiva, ma i risultati stessi testimoniano un impegno, un lottare punto per punto, una serietà da parte dei tennisti nell'affrontare questa competizione che attinge spesso ad energie, a qualità, che nei tornei non emergono.
Penso a Gonzalez contro Blake, per esempio, a quanto abbia gettato al vento il suo match contro Kiefer quando l'aveva già vinto, a Miami, mentre con Blake, e non sulla superficie preferita, ha lottato fino in fondo.
Penso a tutto quello che di buono e di bello ha fatto vedere Gasquet in questi due turni di Davis, a come Safin sembrasse ritemprato, e deciso a prendersi quel punto.
Ma non sarà che dobbiamo finalmente mettere in discussione quell'assioma di Tommasi che il tennis sia un gioco individuale e che la davis invece lo trasformi in uno a squadre? ma che vuol dire? mica giocano solo il doppio o in quattro? :P perchè invece la vicinanza di un capitano in panchina, come in altri sport, l'incitamento dei compagni,la pressione del pubblico, non possa far emergere il meglio di un individuo? Guardando l'impegno che ci mettono, come se fosse questione di vita o di morte ( e sappiamo che per qualcuno ha rischiato di esserlo nel passato), come può far dire a Tommasi che le motivazioni del vincere la davis siano inferiori a quelle degli slam?

Vorrei che ci fosse una maggiore considerazione su questo aspetto, da parte degli addetti ai lavori, e magari qui, noi, potremmo ricordare alcune di queste imprese che hanno fatto la storia del tennis.
Comincio io con alcune: la vittoria di Sampras contro Chesnokov a Mosca, lo svenimento finale e l'essere sceso in campo il giorno dopo per il doppio; la vittoria di Hewitt a Florianopolis contro Kuerten, davanti ad un pubblico inferocito a cui lui mostrava il pugno e urlava sempre più forte, in un Brasile che aveva già stroncato Muster, ritiratosi dopo che lo insultavano e gli sputavano addosso, e Becker, finito in ospedale (per non parlare dei nostri a Maceiò).
I nove matchpoint annullati fino al 14-12 di Chesnokov contro Stich, le 6 ore di McEnroe contro Wilander.

Che cos'è che dà ancora questa dimensione epica al tennis in Davis, che troviamo sempre più raramente anche negli slam, e invece è palpabile ad ogni turno di questa competizione? può essere solo amor patrio, o qualcos'altro? il non essere soli, insomma?


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MessaggioInviato: mercoledì 12 aprile 2006, 17:12 
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Emily sono d'accordo con te.

E credo che la motivazione principale sia nel fatto che in Davis non possono mollare.

In un torneo,quante volte vediamo giocatori mollare,magari perdere il primo 6-4,e poi rinunciare subendo un 6-1 nel secondo.Addirittura alcuni giocatori gia' al primo turno giocano senza voglia,senza lottare.

In Davis non possono farlo,anche se metaforicamente,c'e' cmq una Nazione intera alle loro spalle.Non giocano piu' per se stessi,e per il prize-money (vinci o perdi,son fatti loro),ma giocano "gratis",cioe' per una squadra,per un Paese addirittura.E quindi non possono mollare.

Per questo motivo,credo,ci sono anche cosi' tanti quinti set in Davis.

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MessaggioInviato: mercoledì 12 aprile 2006, 18:28 
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Milhouse ha scritto:
In un torneo,quante volte vediamo giocatori mollare,magari perdere il primo 6-4,e poi rinunciare subendo un 6-1 nel secondo.Addirittura alcuni giocatori gia' al primo turno giocano senza voglia,senza lottare.

In Davis non possono farlo,anche se metaforicamente,c'e' cmq una Nazione intera alle loro spalle.Non giocano piu' per se stessi,e per il prize-money (vinci o perdi,son fatti loro),ma giocano "gratis",cioe' per una squadra,per un Paese addirittura.E quindi non possono mollare.

Per questo motivo,credo,ci sono anche cosi' tanti quinti set in Davis.


E' questo il punto che non mi convince, Milhouse, cioè che convince forse me e te che pur da idee politiche opposte abbiamo un nostro senso patriottico, anche romantico direi...ma i tennisti? in certe nazioni, come la Russia, sappiamo che per cultura le competizioni a squadre sono più sentite, che c'è una pressione forte, ma nelle altre? L'impresa di Sampras a Mosca, per esempio, negli Usa passò quasi inosservata, e per lo stesso Pete rimase poi isolata.
I francesi danno molta importanza alla squadra di davis, vedi il macello psicologico e fisico che fece quella sconfitta nel 2002 sulla carriera di Mathieu.
Continuo a chiedermi, ma è possibile che questi ragazzi miliardari trovino solo nello spirito patriottico una motivazione interna così forte? per Furlan e Gaudenzi lo stimolo della davis credo fosse dovuto alla visibilità e un guadagno che dava una competizione che non raggiungevano con gli altri tornei; per Volandri mi pare inesistente, ma che sia solo un impiccio o un cespite economico.
Forse c'è dell'altro in quel " Vincere la coppa davis è più bello desl sesso"...mi piacerebbe scoprirlo.


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MessaggioInviato: mercoledì 12 aprile 2006, 23:46 
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La magia della Davis.

Credo ci siano delle sensazioni tali che portano certi giocatori a dare più del massimo in coppa Davis, soprattutto magari in alcune nazioni vedi Francia su tutti oppure nazioni forti, che in anni recenti hanno ottenuto grandi risultati.

Altro punto potrebbe riguardare il cambio di "sport" perchè il tennista che gioca da solo e viaggia da solo, tutto un tratto si trova a far parte di una squadra; e nonostante tu possa giocare in casa e possa avere tanti amici in tribuna e tutto il pubblico dalla tua, non puoi trovare quelle sensazioni.

Non giochi solo per te (come fai sempre), ma giochi per la squadra, per i tuoi compagni, per la tua nazione e quindi tutto un tratto non sei tu solo per te ma sei tu per te e per gli altri, questo è un altro elemento che può incidere.

Si riescono in davis a tirare fuori quelle forze che forse molti di loro non sanno nemmeno di avere.

Penso a Rafter (che non mi è mai piaciuto) che recuperò a Pioline uno svantaggio di 2 set a 0, nel primo turno della Davis 1997, e da quel momento si rese conto di poter giocare ad altissimi livelli.


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MessaggioInviato: giovedì 13 aprile 2006, 0:53 
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facundo78 ha scritto:
Credo ci siano delle sensazioni tali che portano certi giocatori a dare più del massimo in coppa Davis, soprattutto magari in alcune nazioni vedi Francia su tutti oppure nazioni forti, che in anni recenti hanno ottenuto grandi risultati.

Altro punto potrebbe riguardare il cambio di "sport" perchè il tennista che gioca da solo e viaggia da solo, tutto un tratto si trova a far parte di una squadra; e nonostante tu possa giocare in casa e possa avere tanti amici in tribuna e tutto il pubblico dalla tua, non puoi trovare quelle sensazioni.

Non giochi solo per te (come fai sempre), ma giochi per la squadra, per i tuoi compagni, per la tua nazione e quindi tutto un tratto non sei tu solo per te ma sei tu per te e per gli altri, questo è un altro elemento che può incidere.

Si riescono in davis a tirare fuori quelle forze che forse molti di loro non sanno nemmeno di avere.

.


Mi piacerebbe poi sapere dai giocatori stessi fino a che punto incida la presenza del capitano non giocatore, dei compagni e dello staff attorno; forse non per i grandissimi (ma anche per loro probabilmente in certi momenti drammatici può essere utile) ma per altri una persona che ti calma, che vede le cose da fuori, che ti incoraggia, che ti conosce, forse può aiutare a far uscire il meglio del tuo tennis.
Gli stadi sono sempre pieni poi per la davis ( e quanti non riescono a trovare il biglietto): il tennis non è in crisi in quei 3 giorni, e salvo casi di inciviltà palese i giocatori sembrano spronati a far bene, per il pubblico e contro il pubblico.


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 Oggetto del messaggio: Re: Per la Davis questo e altro...
MessaggioInviato: giovedì 13 aprile 2006, 1:51 
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emily ha scritto:
Vorrei che ci fosse una maggiore considerazione su questo aspetto, da parte degli addetti ai lavori, e magari qui, noi, potremmo ricordare alcune di queste imprese che hanno fatto la storia del tennis.
Comincio io con alcune: la vittoria di Sampras contro Chesnokov a Mosca, lo svenimento finale e l'essere sceso in campo il giorno dopo per il doppio; la vittoria di Hewitt a Florianopolis contro Kuerten, davanti ad un pubblico inferocito a cui lui mostrava il pugno e urlava sempre più forte, in un Brasile che aveva già stroncato Muster, ritiratosi dopo che lo insultavano e gli sputavano addosso, e Becker, finito in ospedale (per non parlare dei nostri a Maceiò).
I nove matchpoint annullati fino al 14-12 di Chesnokov contro Stich, le 6 ore di McEnroe contro Wilander.



Ne parlavamo in ptv; che dire di Elena Dementieva che al Roland Garros ti batte Pierce, Mauresmo, vince il doppio con la Safina e si porta da sola a casa la Fed Cup?


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MessaggioInviato: giovedì 13 aprile 2006, 2:47 
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Iscritto il: lunedì 13 febbraio 2006, 15:34
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Dico la mia, salutando tutti.
La Davis è sottovalutata da quasi tutti, e ci sono dei motivi (mancanza di punti ATP, copertura televisiva, rinunce di qualcuno, formula discutibile, ecc.).
Tutto quello che avete detto voi è vero: la differenza nella Davis è che si lotta di più. Il perché mi sembra normale, si vince per una squadra (non solo per la patria, ma anche per una squadra), non si è da soli a lottare. Peraltro dipende di chi si parla. Lo Hewitt di oggi forse non lotta, Ancic forse non lotta, Gonzalez forse non lotta così tanto negli ATP e perfino negli Slam. Ma Sampras ha vomitato e pianto in campo negli Slam, Federer non cede mai e poi mai nemmeno quando sta male, vogliamo parlare di Connors, Wilander, Lendl, Borg, Krickstein, Hewitt e Roddick dei bei tempi? E mille altri esempi. Direi che la Davis tira fuori certe qualità in quasi tutti, è questa la cosa speciale. Ed è possibile, probabile, che la qualità dei match di Davis sia superiore, in generale, anche a uno slam. Nella Davis forse nascono più storie da raccontare (ma mica solo lì, già Ljubicic nella finale di Miami per me è una storia da raccontare, e ce ne sono mille altre). Nella Davis c'è spesso più agonismo e imprevedibilità, ma dal punto di vista tecnico no, per me gli slam sono supeiriori. Sia perché spesso dove c'è piu' agonismo c'è meno tecnica, sia perché la Davis è spesso il regno delle seconde linee (senza arrivare alle linee di Mertinak...). Gli slam sono il regno dei confronti fra campioni (oggi pochi, ma parlo in generale). I campioni si scontrano anche nella Davis, ma non molto spesso.
Penso che la Davis e gli Slam diano cose diversi, tutte apprezzabili, e ognuno ne preferirà una. Personalmente amo più gli slam proprio perché non mi piace molto il patriottismo: l'apprezzo, sarà più nobile dell'individualismo, eppure il patriottismo mi dà sempre un'idea di divisione che non mi piace. Però, con tutto il rispetto per un gran torneo che sta per iniziare, il fascino della Davis non ha nulla a che fare col fascino di un Master Series di oggi: in meglio intendo.

Detto questo, Italia-Lussemburgo hanno fatto anche bene a non coprirla televisivamente...
:wink:


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