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Autore Messaggio
MessaggioInviato: domenica 6 gennaio 2008, 0:43 
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Ho ritrovato questo....e lo posto. In fondo ne esce, abbastanza, proprio la Gabriela che mi piaceva, ma non ero il solo.....


Gabriela Sabatini, la pantera argentina.

Un ricordo.
Il Console si muoveva distinto, un po’ per l’incarico che ricopriva, ed un po’ perché era proprio così. Ci trovammo a pranzo, finalmente liberi di parlare senza i lacci dell’ufficialità e di quei motivi di rappresentanza che ci avevano fatto incontrare. Certo, si inaugurava una struttura che ricordava uno dei padri dell’ingegneria civile argentina, italianissimo, nato ad un soffio da casa mia, ed era un dovere metterci un po’ di più, di quel che è solito in quelle occasioni. In fondo, quell’ingegnere, era stato davvero importante per quel lontano e bellissimo paese. Un orgoglio, per noi suoi concittadini, ed un’occasione per me di incontrare un argentino vero, per parlare con lui di sport, come un’oasi di respiro in mezzo a tanta solfa politica.
Il Console era cordiale, giovane quanto me, attento a non disperdere ugualità nelle attenzioni, per non suscitare le fredde invidie che, da sempre, accompagnano certi comportamenti degli uomini politici. Stava nel ruolo, insomma, ma come poteva, così giovane, non avere passioni culturali e sportive? Il Sindaco, che le parole le pronunciava col contagocce, proprio mentre il pranzo s’avvicinava, invertì le posizioni della tavola d’onore e, alla sinistra dell’ospite, mise proprio me, consapevole che non mi sarebbero mancate quelle argomentazioni per lui spesso un rompicapo. Avere un altro come lui vicino al diplomatico, significava un rischio d’indigestione. Ne uscì, così, quasi un pranzo a due, fra il Console e il sottoscritto, fino al punto di divertirci.

Gli parlai del Racing, del mio tifo per i biancocelesti e ripercorsi tutto quello che sapevo del calcio argentino, da Stabile a Rattin, da Di Stefano a Ruben Hugo “Raton” Ayala, da Maschio a Sivori, fino a Maradona. Mi seguiva , mi rispondeva, mi raccontava particolari molto ufficiali, e non poteva essere diversamente, ma poi il suo volto s’illuminò. Pensai di aver toccato le corde del suo tifo, anche perché non avevo ben capito quale fosse la sua squadra del cuore. Invece, con un sorriso che richiamava un pensiero coinvolgente ma lontano, mi disse: “Lei sa tutto del calcio del mio paese, ma cosa mi dice di quella che è la mia grande passione?” M’aspettavo, finalmente, il nome di una squadra che ancora non avevo menzionato e pensai subito all’Huracan di Brindisi, Heredia e dell’ormai vecchio Basile, in fondo i “rossi” erano al top nel pieno dei suoi presumibili anni adolescenziali. Ero così sicuro che glielo dissi.
Lui mi guardò, incentivò il sorriso, ed aggiunse: “Guardi che nella mia passione, scorre sangue italiano, esattamente marchigiano!” Capii subito che era Gabriela Sabatini e, come fossi davanti a Mike Bongiorno, usando il bicchiere del vino come pulsante, risposi secco: “La più bella tennista d’oggi, la grande Gaby!”
Il volto del Console non tradì il sentimento che provava e s’illuminò, lasciandosi scappare un “wow”, ben poco sincronico al ruolo. Ne nacque una vera e propria convulsione di particolari. Non gli interessavano i ricordi del vecchio Vilas, né l’emergente Mancini, o il pur ancora forte Clerc. Lui era tutto Sabatini. A quel punto, mi sentii a mio agio, ed affondai quello che poteva urtarlo, ma che sentivo. “Console, Gaby non deve giocare a pallate con la Graf, non deve riempirsi di top spin, deve andare più a rete e migliorare il servizio. In altre parole, deve essere meno terraiola e meno ispanica. Se lo farà, vincerà nello slam. Ne sono certo”.

Avevo detto tutto e m’aspettavo che mi contestasse qualcosa, invece no!
“Ha perfettamente ragione, Gaby ha tocco, ed il tennis è bello se si va a rete, altrimenti è noioso. Lei deve seguire la sua prima di servizio che non è un grande colpo, tuttavia le permette di scendere verso il net, con buone possibilità di fare la volèe. Spero lo capisca anche il suo allenatore!” Al sentir le sua risposta, mi scappò la solita esclamazione tanto comune : “"particolare anatomico che, se rotto, simboleggia seccatura"!”. Non la urlai, la compassai il più possibile, ma lui se ne accorse e strizzò l’occhio. Era simpatico, latino, non il classico bacchettone solo apparenza. Se ne intendeva veramente, ed era un piacere ascoltarlo mentre inquadrava il valore e il ruolo sociale dei successi di Gabriela, per le stesse donne argentine. La Sabatini, doveva essere seguita, perché nel suo paese era ancora troppo forte la discriminazione verso il pianeta femminile.

Poi, mi parlò del suo incontro con Gaby a Roma, di quel bacio, della sua mano che tremava. Ebbi la sensazione che la bella tennista, lo avesse colpito assai di più di quello che recitava sul campo. Mi disse che era una ragazza decisa, un po’ rude come tanti della sua terra, ma con una grande disponibilità verso gli altri, al punto di irradiare la sua già nobile figura. S’era davvero scatenato, ed il tempo era passato veloce. Avevamo mangiato e non ce ne eravamo accorti.
Il pomeriggio era denso di impegni per entrambi, ma si giocava la Finale degli Internazionali di Roma e Gaby affrontava Arantxa Sanchez. Sapevo bene che lui voleva essere informato sull’incontro, ma non si poteva muovere. Io avevo margini d’uscita e li sfruttai. Il Console aveva appena tagliato il nastro, quando rientrai nell’alveo delle autorità presenti all’inaugurazione. Il suo sguardo mi cercava, ed io alzai il pollice: Gaby aveva vinto in tre set, e lui trovò il modo di sorridere di più. Era l’anno 1989.

Immagine

Gabriela Sabatini, tecnicamente.
Fu impostata come tutti i sudamericani sulla scuola spagnola, basata sul gioco da fondo campo. Eccelleva in un colpo, il rovescio, che sapeva giocare in tutte le variabili. Il suo braccio s’apriva con una precisione ed una compostezza che rasentavano la perfezione. Giocava il dritto molto bene, anche se esageratamente in top spin. Era bravissima a rete: le sue volèe di rovescio contemplavano bellezza stilistica, precisione ed efficacia; quelle di dritto, erano soprattutto redditizie. L’unico difetto nel gioco di volo, stava nello smash, non sempre giocato con precisione. Il grande rammarico per chi l’ha seguita, è stato proprio quello di averla vista per troppi anni inseguire “caterpillar” Staffi Graf, dal fondo, quando lei poteva essere una giocatrice quasi da serv and volley.
Lo capì perfettamente il miglior coach che Gaby abbia mai avuto, Carlos Kirkmayer. Lui, brasiliano anomalo, l’aveva convinta a provare, ed infatti, giocando all’attacco, vinse nel 1990 gli USA Open, umiliando nel gioco Staffi Graf. Persino nel servizio, di gran lunga il colpo più debole di Gaby, Carlos riuscì ad incidere.
La Sabatini, grazie a lui, cominciò a mettere più prime palle, non cercando più quella potenza che il suo strano modo di lanciare la pallina non sempre le dava, per migliorare in precisione. Si ritirò presto, nel 1996, per una serie di problemi fisici, dai quali non riusciva ad uscire.

Dati anagrafici e fisici...
Gabriela Sabatini è nata a Buenos Aires il 16 maggio 1970. Alta un metro e settantacinque centimetri per 58,5 chilogrammi di peso. La sua residenza storica è nella città di nascita, dove passa tutt’oggi otto mesi l’anno. Gli altri quattro, li vive a Boca Raton, in Florida.

Il palmares di Gabriela...
20 - 10 - 1985 Japan Open Linda Gates 6-3 / 6-4 Cemento
08 - 12 - 1986 Argentine Rep. Open Arantxa Sanchez 6-1 / 6-1 Terra
20 - 09 - 1987 Tokyo Pan Pacific Manuela Maleeva 6-4 / 7-6 Indoor
25 - 10 - 1987 Brighton Pam Shriver 7-5 / 6-4 Indoor
06 - 12 - 1987 Argentine Rep. Open Isabel Cueto 6-0 / 6-1 Terra
13 - 03 - 1988 Boca Raton Steffi Graf 2-6 / 6-3 / 6-1 Cemento
08 - 05 - 1988 Italian Open Helen Kelesi 6-1 / 6-7 / 6-1 Terra
21 - 08 - 1988 Montreal Natasha Zvereva 6-1 / 6-2 Cemento
20 - 11 - 1988 Master, Virginia Slims Championships Pam Shriver 7-5 / 6-2 / 6-2 Indoor
02 - 04 - 1989 Lipton, Key Biscayne Chris Evert 6-1 / 4-6 / 6-2 Cemento
16 - 04 - 1989 Amelia Island Steffi Graf 3-6 / 6-3 / 7-5 Terra
14 - 05 - 1989 Italian Open Arantxa Sanchez 6-2 / 7-5 / 6-4 Terra
15 - 10 - 1989 Filderstadt Mary Joe Fernandez 7-6 / 6-4 Indoor
11 - 03 - 1990 Boca Raton Jennifer Capriati 6-4 / 7-5 Cemento
08 - 09 - 1990 US OPEN Steffi Graf 6-2 / 7-6 Cemento
03 - 02 - 1991 Tokyo Pan Pacific Martina Navratilova 2-6 / 6-2 / 6-4 Indoor
10 - 03 - 1991 Boca Raton Steffi Graf 6-4 / 7-5 Cemento
07 - 04 - 1991 Hilton Head Leila Meskhi 6-2 / 7-6 Terra
14 - 04 - 1991 Amelia Island Steffi Graf 2-6 / 6-2 / 6-4 Terra
12 - 05 - 1991 Italian Open Monica Seles 6-4 / 7-6 Terra
12 - 01 - 1992 Sydney Arantxa Sanchez 6-1 / 6-1 Cemento
02 - 02 - 1992 Tokyo Pan Pacific Martina Navratilova 6-2 / 4-6 / 6-2 Indoor
05 - 04 - 1992 Hilton Head Conchita Martinez 6-1 / 6-4 Terra
12 - 04 - 1992 Amelia Island Steffi Graf 6-2 / 1-6 / 6-3 Terra
10 - 05 - 1992 Italian Open Monica Seles 7-5 / 6-4 Terra
20 - 11 - 1994 Master, Virginia Slims Championships Lindsey Davenport 6-3 / 6-2 / 6-4 Indoor
15 - 01 - 1995 Sydney Lindsey Davenport 6-3 / 6-4 Cemento

Gabriela donna
Quando disse che aveva il timore di farsi la doccia con le tante colleghe lesbiche, divenne, involontariamente, una beniamina dei tabloid inglesi, sempre prodighi a ricercare lo scandalo. Ad onor del vero, Gaby, non aveva tutti i torti, visto lo stuolo di omosessuali che gravitavano sul tennis nella sua epopea. Oggi, queste, han lasciato posto ad atlete biochimiche. Lei era caliente, anche se l’invadente ed opprimente figura del padre Osvaldo, l’ha “trattenuta” sul tennis per lungo tempo.
Si parlò, relativamente all’Italia, di un suo flirt con un giocatore solo discreto, il “pariolino” Eugenio Rossi, un tipo che in classifica mondiale, non credo sia mai riuscito a scendere sotto il 400esimo posto.
Una bella ragazza, con due splendide gambe, un po’ mascolina nel portamento e, soprattutto, nel modo di camminare. Perfetta per fair play in campo, non sempre signorile fuori. Sensibile ai problemi della sua Argentina, non ha mai nascosto le sue simpatie verso il paese d’origine dei suoi genitori: l’Italia, in particolare Roma e le Marche.

La Sabatini oggi.

Immagine

Più che le fugaci apparizioni e collaborazioni giornalistiche, oggi Gaby è soprattutto un’imprenditrice. Possiede un’azienda di profumi ben affermata a livello mondiale. Ama andare a cavallo, nel silenzio e nella maestosità della sua fazienda argentina. Che io sappia è ancora single.


Morris


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