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 Oggetto del messaggio: La prima volta...
MessaggioInviato: mercoledì 1 febbraio 2006, 17:17 
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...ma che avete capito? :P Non la prima volta che l'avete fatto, ma la prima volta che siete rimasti folgorati dal/lla vostro/a tennista preferito/a.
Raccontate qui com'è nata la prima volta che avete visto il vostro giocatore preferito, perchè l'avete scelto, perchè lo tifavate, perchè.... :)


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MessaggioInviato: mercoledì 1 febbraio 2006, 18:47 
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A me "galeotto" e' stato il torneo di Copenhagen,sia per Kafelnikov,che per Pioline.

Non ricordo su quale rete,o se addirittura nella rubrica ATP Tour,all'interno de "Il Grande Tennis" di Tommasi su Tele+2,vidi uno spezzone della finale del torneo danese,in cui c'era questo giovane russo,che non avevo mai sentito nominare,e che solo dopo scoprii aveva fatto sudare il grande Sampras a Melbourne proprio in quell'anno,portandolo al 5° set.

Giocava contro Daniel Vacek,e vinse.Io di tennis ci capivo ancora poco (come adesso),il primo vero torneo che ho seguito furono gli US Open del 1994,quelli del grande ritorno di Agassi.Il tennis pero' lo seguivo soltanto leggendo i risultati,e comprando "Il Tennis Italiano",mentre dall'anno dopo,con gli Australian Open,iniziai a fare le notti con Tele+2,ed a guardare tutto il torneo.

Cmq,gia' con quelle fasi del torneo di Copenhagen,e poi con i vari altri tornei,questo russo mi piacque subito molto,per via dei movimenti,apparentemente meccanici,mi sembrava quasi un robot quando colpiva.In particolare il dritto,con quel gomito altissimo,mi dava l'impressione che prima prendesse la mira,avvicinando la testa alla racchetta,e poi colpisse.

Inizialmente era uno di quelli che colpivano piu' forte,quindi anche la componente-spettacolo mi piacque molto,cosi' come il suo fare distaccato,quasi senza emozioni in campo.Solo dopo ho capito che era solo apparenza.

Inizialmente lo notai e basta,si mi piaceva,ma in realta' era Agassi il mio favorito,mi piaceva perche' era pazzarello,stava con la Shields,era il tipico americano yankee tutto immagine,e poco cervello.Poi man mano iniziai a capire anche com'era il tennis,le varie superfici,il gioco,e tutto il resto.

In particolare con il torneo di Milano del 1995,con quella bellissima edizione del "Muratti Time" (mi pare),m'innamorai definitivamente di Kafelnikov.Per quel gioco "asciutto",cioe' senza troppe rotazioni,colpi piatti,profondi,o dentro o fuori (nel senso che il margine di errore era minimo),poi tirava forte,come personalita' mi piaceva,ed in particolar modo era completo,universale,cosa che mi e' sempre piaciuta nel tennis.

Non ho mai amato giocatori "specialisti",che sanno fare bene bene una cosa sola.Yevgeny giocava bene di dritto (un po' insicuro,ma era un colpo definitivo,su cemento o indoor),del rovescio non ne parlo per rispetto nei confronti degli altri tennisti,poi al servizio pure era forte,non erano ancora usciti i Roddick o i Karlovic,e pure a rete era ottimo.

Aggiungete poi che la Russia,come la Croazia,mi ha sempre affascinato,che inizio' la carriera quando io iniziai a seguire il tennis,quindi anche qualche coincidenza,ed ecco spiegato il perche' mi innamorai di questo giocatore.

Poi vabbe' arrivarono i primi risultati importanti,come il Roland Garros 1995,in cui non dimentichero' mai un pomeriggio a casa di mio cugino (e' grazie a lui se mi sono avvicinato al tennis),in cui lui tifava Agassi,io Kafelnikov,e nei quarti vedemmo la partita insieme,mado' che giornata.Poi purtroppo arrivo' Muster.

Poi ancora il RG del 1996,la vittoria piu' grande perche' inaspettata,con la vittoria su Sampras,le due finali a Melbourne,quella vinta con Enqvist grazie all'assenza di Sampras (parole dello stesso Kafelnikov :D ) e quella persa con Agassi (secondo me una delle piu' belle partite del decennio).Poi le Olimpiadi,i tornei di Mosca,il lento "declino",fino alla semifinale di Roma,se avesse vinto il giorno dopo sarei andato a Roma anche senza biglietto.

Cmq anche tante sofferenze,come le finali perse nei TMS,i Borroni,gli Armando,gli Hrbaty e Johansson sempre di mezzo,l'umiliazione con Hewitt agli US Open,tante tante cose.

Beh si tifa anche per questo no? Ci si emoziona,e si soffre,c'est la vie... l'importante e' che lo spettacolo continui!

E per adesso per me continua con Safin e con Haas.Fino all'anno scorso temevo di averne perso uno,e di aver recuperato l'altro.Nel giro di un'anno le cose non sono cambiate,ma si sono invertiti i ruoli.Chi l'avrebbe mai detto! Anzi no,l'avrei detto,conoscendo i due soggetti...

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MessaggioInviato: mercoledì 1 febbraio 2006, 19:02 
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Blessed Soul
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Di preferiti ne ho avuti molti.
Partiamo dal più eretico.
Ilje Nastase.
Mi interessava già il nome. Spesso è la prima cosa che mi colpisce in un atleta. Un nome che mi piaccia. Ilje. Versione rumena del mio.
Ho iniziato a seguire la carriera di questo zingaro colpito dal nome del compagno di doppio do "orso" Tiriac.
Capelli nerissimi, faccia da pirata. Prima volta che lo vedo giocare, naturalmente , perde. Cleveland, finale di coppa David 1969. Ashe lo batte in tre set (ricordo bene Emily?) . Ashe è bellissimo, forte, una pantera. Nastase ride, gli fa punti da matto, scuote la testa, perde, ma conferma che ha stoffa.
Decido che si può prendere. Vincerà poco lo zingaro, mi dico, ma farà divertire. Ammetto che non pensavo vincesse così poco. E soprattutto che mi restasse sempre impresso più per le bellissime sconfitte che per le straordinarie vittorie. Kodes a Parigi (ma come faceva a perderci..), Smith a Wimbledon ( e in coppa Davis....quante scoppole), Borg a Wimbledon (chi vide i primi 4 giochi ed è uscito, mi deve spiegare come ha fatto a credere al risultato finale....).
Con lui non ci si annoiava mai. Un match era un prenderci. 6-7 games da super, poi altrettanti da nessuno. Chi sapeva prima dei primi scambi, se Ilje era restato dormire? Nessuno......
Si, mi pareva un matto in grado di vincere contro chiunque. E un pò di master li ha incassati... un paio di slam pure. Ma che diavolo. Una miseria, sprecone!

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mi sono rimasti solo tre neuroni. E non sono neanche d'accordo fra di loro....


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MessaggioInviato: venerdì 3 febbraio 2006, 1:04 
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Peso Supermedio

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In una tediosa domenica pomeriggio del '99 facendo zapping in tv mi sono sintonizzato su Rai3 dove stavano trasmettendo la finale degli Internazionali d'Italia.
In campo due valchirie molto diverse: una dalla pelle color ebano e con le perline nei capelli, l'altra bianca e con i capelli biondi raccolti in una lunga treccia. Una statunitense, l'altra francese, anche se il telecronista spesso precisava che in realtà era mezza americana e mezza canadese.
Posso tranquillamente affermare che si è trattato di colpo di fulmine, del resto, questo amore non è stato facilitato dai commenti tutt'altro che lusinghieri del telecronista nei confronti della mia prescelta. Quello che mi ha colpito maggiormente era che veniva considerata dall'opinione generale come una diva, una tennista che viveva il suo sport come un grande palcoscenico. Galeazzi non poteva di certo sapere che proprio questo atteggiamento era invece una preziosa qualità di Mary: ai più poteva apparire altezzoso, ma in realtà in ogni gesto, soprattutto al cambio campo, esprimeva una femminilità e una delicatezza che neppure Venere coi suoi 1.87 cm poteva eguagliare.
La Pierce perse quel match, ma diede comunque prova di essere una campionessa al pari della Williams; col passare del tempo mi accorsi che le quelità tecniche di una n. 1 del mondo c'erano tutte, ma peccava di costanza e tenuta mentale.
Quest'ultimo, è stato un altro aspetto che mi ha fatto ammirare Mariolona: non mi sono mai piaciuti i n. 1, gli invincibili; preferisco i talenti incompresi e incostanti che ti lasciano sempre quel margine di incertezza su un torneo, un match o anche un singolo punto.

Il caso volle darmi la possibilità di seguire un altro match di Mary agli USOpen. Lì c'è stata la definitiva consacrazione di questo amore. Giocava contro la n. 1 del mondo e fu un match da cineteca: entrambe tiravano vincenti da ogni parte di campo e la francese fu protagonista di notevoli punti in recupero.
Lei era bellissima stretta in un vestito della Nike; tonica ed allenata, rideva compiaciuta di ogni vincete tirato da fondo campo e applaudiva ai bei punti dell'avversaria. I telecronisti sottolineavano la sua voglia di tornare al grande tennis e ricordavano le vittorie a Melbourne e quella a Parigi contro la Graf.

Dopo la sconfitta contro Lindsay (che annullò un match point e chiuse l'incontro approfittando di un doppio fallo sul punto finale al tie break decisivo), seguii Mary nei tornei europei indoor (finale a Filderstadt, vittoria a Linz e quarti al Master) e consolidai la mia stima nei suoi confronti.

E' stato proprio questo il periodo in cui mi sono avvicinato con passione al tennis: ho iniziato a guardare anche le partite di altre tenniste e poi dagli Australian Open 2000 anche dei maschietti; ricordo benissimo che seguii con grande trasporto la finale giocata tra Agassi e Kafelnikov.
Confessione: presi subito in simpatia il russo perchè per lui i giornalisti non sprecavano alcuna parola di elogio al di fuori del suo tennis; poi si diceva che fosse capace di vincere partite memorabili e di subire sconfitte incredibili. Per queste particolarità associai il russo alla mia pupilla.

Tifando per Mary sono passati tanti anni.
Anni felici per entrambi e periodi un po' tristi.
Proprio nel 2005 la Pierce ha dato una grande lezione di professionalità dimostrando al mondo intero che il lavoro paga sempre e se ad ottobre sono riuscito a superare lo scoglio che da troppo tempo mi bloccava nei miei studi all'università è stato anche per merito suo.
Ho pensato alle finali al Roland Garros e a New York, alle vittorie a San Diego e Mosca e ispirandomi ai suoi successi ho superato con un bel 26 il muro di cui prima scrivevo.
Per inciso, anche Martina Hingis e Monica Seles hanno detto che per loro Mary è o sarà l'ispirazione per tornare sul circuito WTA e raggiungere grandi traguardi.


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MessaggioInviato: venerdì 3 febbraio 2006, 2:29 
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Blessed Soul
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Declinato il Matto, ero alla ricerca di un nuovo amore. La simpatia per Vilas, romantico e con un braccio sinistro smisurato, era già mia, ma non mi riempiva. Ho sempre avuto più di un tennista a me simpatico.... Santana, poi Rosewall, Okker, Ashe, Nastase, Vilas...quando giocavan contro, era un divertimento... andava sempre bene!
Santana e Rosewall erano ormai i pensione, Nastase quasi, Okker pure, ormai doppista, Ashe reduce da guai enormi, che sarebbero poi stati veramente tragici . Mi mancava un giovane da "crescere".
Roma, coppa Davis. Italia-Cecoslovacchia. Smid e un giovane segaligno e spilungone, Lendl, sono contro Panatta e Barazzutti. Smid mette sotto Barazzutti, il giovane segaligno mette in difficoltà Panatta... un set pari ed interruzione. Oi, sto giovane Lendl, gioca bene. Non ha mica paura del famoso Panattone. Mena dritti come cannonate. Braccia secche, gambe secche, quando metterà su kili, chi lo tiene? Riprende il match...6-0 6-0 per Panatta. La faccia del lungagnone pareva la mia quando giocavo in porta in bambola. Angoscia, angoscia, angoscia. una bastonatura da urlo. Scoppiato di nervi. completamente.
E' mio. lo prendo. Diventerà buono. Lendl..... ivan Lendl, scuola ceca...Hanno avuto l'apolide Drobny, il misterioso Kodes (come faceva a bastonare spesso Nastase , che era nettamente inferiore? Mistero.... o meglio, maledetto zingaro!), il gelido Kukal, scarsone, ma bastonatore di palline, il talentuoso , ma fragile Hrebec ( emily , lo ricordi? ). ora sto Smid, che pareva Burt Reynolds (oddio, non so, a me lo ricordava..) ed un giovane "lasagna" (lo chiamavo così da giovane) che sembrava di grana buona. Stiamo ad est. Cechia. Lendl. Lo prendo. Mi ha dato un tot di soddisfazioni. Una debacle mostruosa è diventata un segno del destino. Oddio, pareva che oltre la finale nei tornei che contavano non potesse andarci.... si bloccava, si attorciliava, si spelava, si mordeva la lingua, e le buscava in finale. Borg, Connors, Connors...(che rabbia l'antipatico! mai sopportato, mister spocchia!! e mi bastonava sempre! ma come faceva Nasty ad andarci d'accordo?) . poi Parigi 84.... l'altro spocchioso, più simpatico e talentuoso, ma insomma, tifavo Lendl...mi stava ribastonando di nuovo. 2 set e mezzo di sberle. Come si batte uno così? Impossibile! mi tolgo il cappello... poi il mio si "marina" si emoziona, gli ttremano le ginocchia, ora più sode... ... una batosta umiliante.... no umiliante no, un set miracolo, glie lo abbiamo estorto al nano rosso. In due... spingevo ogni pallina.....vai, vai, vai....caspita, non molla mica "lasagna"....che cavolo, non molla. E' un mostro. chiunque avrebbe chiuso baracca e burattini e finito lì lo strazio. chiunque. chiunque. lasagna regge. ed il rosso sbarella. Ma è empre il rosso. un vincente. un moccioso coi fiocchi. E' dura, è dura. troppo dura..... match fantastico. sono in ginocchio... Ho vinto IL TORNEO. IL MIO TORNEO. Nato sul rosso, sono in cima. ho rimontato la partita più grande che abbia visto rimontare. contro il dio della pallina. Laver risorto. sconfitto, mani in testa.
lasagna è cresciuto. ora mi diverto. lo tengo. solo lui. Se lo è meritato. una partita che fa una carriera. e sboccia il Lendl campione. sono tornato alle mie sparagnine abitudini a Wimbledon. ma pazienza, non si può avere tutto. Racconterò il mio rapporto con quei maledetti ciuffi d'erba una altra volta. per ora ho finito. era nato l'AMORE per un ennesimo antipatico. IVAN LENDL.

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mi sono rimasti solo tre neuroni. E non sono neanche d'accordo fra di loro....


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MessaggioInviato: venerdì 3 febbraio 2006, 17:40 
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C'era solo...

C'era solo Andrè Agassi. Ebbene si, devo ammetterlo: all'inizio c'era solo lui, il Kid di Las Vegas! L'equazione era semplice semplice: tennis=Andrè Agassi. C'erano le sue foto meticolosamente ritagliate da Match-ball. C'era la sua maglietta punk giallo-nera-viola gelosamente ripiegata e custodita nel cassetto della mia camera accanto alla maglia numero 5 della Maggica. C'era solo il suo rock & roll tennis, quei suoi colpi velocissimi ed anticipati che toglievano il fiato tanto ai suoi avversari quanto a me e mio cugino che lo guardavamo rapiti in televisione al Roland Garros. C'era quel suo mulinare rapido la racchetta che cercavo invano di imitare nelle mie super-sfide nel cortile di casa contro il muro o gli amici. Certo c'era anche Superbrat Mcenroe, c'erano Edberg&Chang (e l'indimenticabile finale del Rollando '89... la prima partita di tennis che mi ha inchiodato alla poltrona con lo sguardo fisso su Rai 3), c'erano i voli di Bum-Bum sull'erba londinese, c'era Lendl e le sue sopraciglia strappate... c'erano tutti questi grandi giocatori ma per me il tennis era Andrè! Era la mia risposta definitiva, l'avrei accesa a qualsiasi tele-quiz. E invece... mi sbagliavo.
Il 10 settembre 1990 durante la finale degli Us open scoprii Pete Sampras. Mi sfuggivano, da agassiano doc (o almeno così credevo), le sperticate lodi del magico trio Tommasi-Clerici-Scanagatta per l'"altro" nel pre-match. Chiaro caso di abbaglio immaginavo. E invece... mi sbagliavo per la seconda volta.
Me lo ricordo ancora Pistol-Pete. Era magro, molto più di Andrè, ciondolante, sembrava più piccolo della sua età, un liceale sbalzato per chissà quale strano incantesimo nel bel mezzo di una finale dello Slam. Aveva i capelli neri, corti, niente a che vedere colla bionda zazzera ribelle del Kid. Sapeva di classico, di bello, come quella sua maglietta quasi totalmente bianca. Non mi ci è voluto molto, mi è bastato il primo piano di tele-capodistria sugli occhi scuri dell' "altro" per capire che non era li per caso: era un predestinato, un guerriero, un campionissimo come quello che il Signor Tacchini gli aveva disegnato sulla maglia. Non c'è stato bisogno di arrivare al 6-4 del primo set nè di attendere "la vittoria con punteggio discendente" come la definì Rino Tommasi in telecronaca... Agassi non c'era più. Tabula rasa. Il tennis, il mio tennis, aveva definitivamente perso i colori sgargianti di Andrè e aveva metabolizzato in modo indelebile i gesti "bianchi" di Pete Sampras. Il dritto saetta di Pete era subito diventato IL diritto! La volèe nel tennis poteva solo essere quella sua dolce carezza che accompagnava gentile la pallina qualche centimetro piu' in la della rete. E poi c'era il servizio... l'ultima arma a cui si ancoravano disperate le sue (di giocatore) e le mie (di tifoso) speranze di vittoria nelle giornate piu' nere ed anemiche. Per ultimo c'era il rovescio... la croce e la delizia del suo/mio tennis: se il rovescio era centrato, e lo capivi subito, allora non ce ne era per nessuno... nemmeno Superman con la racchetta poteva fermarlo. In quelle giornate di "perfezione" era impossibile dopo averlo visto in televisione non scendere di sotto in cortile a giocare: il suo tennis era di una bellezza contagiosa. E' nata così la mia passione tennistica per Sampras, all'improvviso in quella sera di fine estate Pietrino è (e lo è ancora oggi) diventato IL tennis, come Senna era, per me, LA f1; Van Basten IL calcio o Popov IL nuoto... sono stato certamente vittima di una magia, difficile da spiegare, lunga altri 12 anni, 14 slam ed un'infintà di record e vittorie che forse nemmeno ricordo tutte. Ne verranno altri di Pete Sampras, è arrivato Federer, arriverà anche il tennista perfetto (col servizio di Ivanisevic, la volèè di Mac, il rovescio di Edberg e chissà cos'altro) ma io avro' ,statene certi, sempre l'impressione che quel timido ragazzino, ciondolante sul center court di Flushing 16 anni fa, potrebbe batterli comunque tutti. E mi basta chiudere gli occhi per averne la certezza. Questa è la vera magia di Pete Sampras.

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MessaggioInviato: sabato 4 febbraio 2006, 0:20 
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Iscritto il: venerdì 20 gennaio 2006, 0:12
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Località: Romagna mia...
Sulle note dell' amato Johnny Cash, torno indietro di un paio d' anni, per parlarvi del mio incontro, avvenuto per puro caso, con quello che poi sarebbe diventato il mio pupillo principe. Unico.

27 gennaio 2004, mattinata a casa di mio cugino di secondo grado, neo-sposo, ex atleta ed ex ballerino, amante, come me, dello sport e sintonizzato sugli Australian Open. Non era il mio primo incontro con il tennis: lo giocavo da bambina, assieme a mio padre, in un campetto davanti al locale che gestiva. Sempre da bambina mi rovinavo gli occhi, orfana di satellite, davanti ai rigacci della fu Telepiù, ammirando Sampras, ma la scintilla non si accese. Ricordo vagamente anche la Davis, la finale del '98 con tutta la famiglia incredibilmente riunita per il tennis, un vero evento per una famiglia prevalentemente calciofila. Ma nemmeno quella volta nessuna illuminazione. Troppo forte l' amore per il volley (che poi abbandonai, anche quello, per ritrovarlo anni dopo, anche quello), il tennis non fece nessuna presa su di me. Almeno fino a quella mattina di gennaio, seduta sul divano, mentre i parenti blateravano del più e del meno. Il match era tra l' allora numero uno del mondo, Andy Roddick, e uno spilungone russo, occhi verdi e rovescio fulminante. Fu amore per quelle traiettorie, per l' indole un po' folle e un po' tenera, per quel movimento spaccaschiena del servizio. Roddick lo vidi buono giusto per intrattenere le ragazzine, non certo per essere in cima al ranking. Il numero uno, da totale ignorante quale ero, mi sembrava l' altro. Nonostante i due set a vuoto, le racchette rotte, era Safin il mio numero uno. Vinse il match al quinto: alzò le braccia al cielo e guardò in alto, poi verso il caloroso pubblico australiano. Era il suo compleanno, e McEnroe e i quindicimila della Rod Laver Arena gli cantarono "Happy Birthday", e io con loro, anche se in silenzio, felice. Rimasi totalmente folgorata: come per tutte le cose che amo, mi buttai a capofitto nella nuova avventura tennistica, e non lo lasciai più. Lui e il tennis.

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http://www.youtube.com/watch?v=G9rTUig4bCQ


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MessaggioInviato: lunedì 6 febbraio 2006, 17:10 
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Peso Superleggero
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Iscritto il: venerdì 20 gennaio 2006, 22:51
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Beh, devo dire che il mio caso è un po' particolare, perchè a differenza di voi, io non ho preferito Monica dopo aver guardato una sua partita, ma perchè un mio ex amico (ai tempi delle medie era il mio miglior amico, è grazie a lui che ho scoperto la passione per il tennis) tifava anche lui per Monica, e ai quei tempi Monica era la numero uno, la vera numero uno, e comunque il mio ex amico aveva anche qualche cassetta delle sue partite, e che dire? Ero rimasto impressionato dalla sua 'violenza', cioè dal fatto che picchiava forte, tirava da entrambi i lati con due mani, e aveva un carattere, e che carattere!! da vera combattente, una che non mollava mai, proprio il contrario di me, che ero timidissimo :oops: che mollavo tutto dopo i primi problemi o non tentavo di far qualcosa...Quindi ammiravo la sua forza, la sua grinta, il suo non mollare mai, la sua passione infinita per il tennis, e anche i suoi grunt che le davano ulteriormente carica....Lei era una vincente, io ero un perdente. Lei era un esempio per me. Almeno lei mi dava enormi soddisfazioni... :P E quando è stata accoltellata, il mondo mi è caduto addosso, ma ho imparato altre lezioni da lei e l'ho amata sempre di più...

Insomma, lei era la vera ed unica regina.


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MessaggioInviato: martedì 7 febbraio 2006, 8:43 
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Peso Cruiser

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Contravvengo alla mia intenzione di scrivere i commenti nel topic sulle note a margine per chiederti, per piacere, di continuare...dai fans, non puoi lasciarci così, raccontaci che cosa imparasti dalla seconda vita tennistica di Monica, per piacere :oops:


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MessaggioInviato: martedì 7 febbraio 2006, 12:56 
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Peso Superleggero
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Iscritto il: venerdì 20 gennaio 2006, 22:51
Messaggi: 958
Vorrei vedere chi dopo un accoltellamento del genere sarebbe riuscito a tornare a giocare, a riprendere la stessa vita, come se niente fosse?
Poi ha giocato nonostante fosse in sovvrappeso, nonostante l'avvento delle Hingis, delle Williams, nonostante il trauma fisico e psicologico, ecco, nonostante tutto si può sempre ripartire da zero, anche se a lei era concessa di ripartire dal numero uno insieme a Steffi. La passione per una cosa (in questo caso, il tennis) vince su tutto.


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MessaggioInviato: mercoledì 8 febbraio 2006, 9:53 
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Peso Cruiser

Iscritto il: venerdì 20 gennaio 2006, 9:47
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Località: Napoli
La mia passione per il tennis nasce ormai tanti anni fa con il grande Stefan Edberg.

Non riesco proprio a ricordare il momento della folgorazione, ma già all'inizio del 1988 ero un suo tifoso (avevo quindi 9 anni).
Mi piaceva troppo, con il suo gioco sempre all'attacco. La rabbia che mi faceva poi Becker era tantissima, quasi lo odiavo, ed odiavo le critiche del buon Bisteccone che lo ribattezzò tacchino freddo o di chi gli preferiva sempre e comunque Becker.

Mi piaceva cosi tanto che quando ho iniziato a giocare a tennis, giocava esattamente come lui, davvero uguale, l'Edberg partenopeo :P ed ancora adesso credo di fare voleè e chip and charge meglio di tanti giocatori. :D

Dall'88 lo seguito sempre e comunque, in modo viscerale, addirittura ci fu un periodo dove ricordavo tutti i suoi risultati. :roll:

Di partite memorabili ne ricordo tante: la finale di Wimbledon '88, il Masters vinto a NY, la cavalcata dell'estate 1990 che lo portò al numero 1 - tenuto più a lungo di Becker e raggiunto anche prima - naturalmente le sue 2 vittorie agli US Open.

Ma i miei ricordi più belli vanno a Wimbledon 1990, che torneo e che finale. Il giorno della finale di Italia '90, con Becker che dichiara "se vinco velocemente vado a Roma a vedere la finale".
I primi due set magnifici, poi due set di niente e nel quinto si va sotto 3-1 ed io spengo la tv e me ne vado già sconfitto, ma la tentazione è forte e ritorno sul 4 pari per godermi il successo, che gioia, indimenticabile.

Ma ricordo come se fosse ieri anche il Roland Garros '89, la semifinale con Becker e la finale persa con il cinese, quando eravamo avanti di un set e di un break al quarto. :evil:

Con Edberg ho conosciuto le prime polemiche patriottiche, ero a scuola il giorno dopo un Edberg - Camporese, stuttgart 92, e mi becchai con alcuni amici che sostenevano che avrei dovuto tifare per forza per l'italiano.

Visto l'andazzo è immaginabile, il mio tifo in Davis per la Svezia ed anche qui gioia e dolori con le finali perse vs Becker, fino al successo vs proprio la Russia.


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MessaggioInviato: venerdì 10 febbraio 2006, 10:32 
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Peso Paglia
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Iscritto il: venerdì 10 febbraio 2006, 9:42
Messaggi: 40
Cita:
era nato l'AMORE per un ennesimo antipatico. IVAN LENDL.


Mantequillaaaaaaaaaaaaaa! ma come, ora lo dici?
Io non sapro' esprimerlo con le stesse belle parole, ma il succo e' lo stesso: 1984, ero a Napoli dai miei cugini, un caldo pomeriggio, alla tv accesa vedo questa partita..il tennis non mi aveva mai appassionato, avevo preso qualche lezione da bimbetto e poi basta, mio cugino guarda la partita, sento il commentatore elogiare l'amiericano di talento e schernire l'avversario, per le sue finali mai vinte..'Pollo' lo chiamano i suoi avversari...lo vedo in balia del talento, dal viso non traspare emozione, continua il suo gioco, tira passanti sempre piu' micidiali, alla fine vince..Pero', mi piace, non molla, ricaccia in gola le cattiverie..quasi quasi faccio il tifo per lui, magari ricomincio a giocare..e da li' e' cominciata, le notti australiane, i pomeriggi bollenti di NY, le rivincite contro chi lo derideva (che goduria i 6-0 rifilati a Connors), il dominio, le delusioni sull'erba, la tristezza delle inspiegabii (all'epoca) sconfitte contro giocatori mediocri (Huet, Oncins), fino al ritiro..poi, nessuno piu'.


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Località: Roma
Innanzitutto una premessa.
Prima del, fatemi pensare, 1999? 2000? Non conoscevo per niente il tennis. Poi una vacanza a Ovindoli, un ridente paesino dove, tra le altre attività, c'era una ragazza che insegnava a giocare a tennis :) D'accordo con i miei genitori iniziai a prendere qualche lezione... da lì è nato l'amore per il gioco. Tornato a Roma andai al circolo (se così si possono chiamare 3 campi di terra rossa ;-)) e mi iscrissi per prendere qualche lezione. Vado ancora oggi :)
Parlando di Federer invece, devo dire che ho dei primi ricordi molto vaghi. :oops: Il primo torneo che mi pare di aver seguito, nel lontano (per me) agosto 2003, fu il Master di Toronto. Devo dire che non conoscevo il circuito e quindi segui poche partite, anche un po' annoiato dalla pioggia che spezzetava le giornate di gioco. Credo di aver visto qualche spezzone di partita di Roger solo attraverso Atp magazine. Poi un periodo di vuoto, anche perché non ero così informato sulla programmazione e tutto il resto. Mi ricordo nettamente di aver visto qualche game in diretta della finale degli Aus Open. Poi, il primo flash che mi viene in mente è il Roland Garros 2004, dove sicuramente tifavo già molto il mio campione, perché ricordo con amarezza il triplice 6-4 rifilatogli da un Kuerten ormai in fase calante. Andando avanti, ma il mio amore per lo svizzero non era ancora ai livelli che ha raggiunto in seguito, una cosa che mi dispiacque molto fu la finale di Wimbledon 2004. Credo che quello fu uno dei primi tornei che seguii meglio e avrei pagato non so quanto per poter seguire l'ultima partita. Ma sta qua la beffa. Proprio nel weekend della finale andai con mia madre a Londra perché nei giorni a seguire sarei stato in un college a studiare l'inglese... non c'è che dire, un'esperienza bellissima, ma non potete immaginare la sofferenza per non poter vedere il mio campione giocare. Nelle ore in cui affrontava Roddick stavo su un treno che mi portava nel Sussex e ogni occasione era giusta per chiedere a qualcuno aggiornamenti sul risultato :D
Dopo questa esperienza iniziai a seguire veramente il tennis e soprattutto Roger, perché ricordo praticamente tutte le partite che seguirono (e che, naturalmente, riuscii a vedere). La delusione dei giochi olimpici... la sconfitta con Safin agli australian dello scorso anno, che vidi dal primo punto (chiesi a mia madre di rimanere a casa per vedere la partita :oops:). Dovetti lasciare la partita sul 7-7... quando seppi il risultato scoppiai in lacrime :oops:
Comunque credo che il mio amore per Federer, sempre tennisticamente parlando :P, deriva da una partita contro Santoro, ai quarti del torneo di Toronto. Ancora ho negli occhi le magie dei due giocatori, la pulizia dei colpi di Roger, i cross stretti di dritto che riuscì a fare... forse ero io che avevo poche partite e poca esperienza alle spalle, ma quella partita mi lasciò estasiato! Da quel giorno tifo Veramente Federer, consapevole che a differenza di altri campioni del passato non ha un avversario vero, una nemesi diciamo ;-) Forse è anche per questo che i tifosi di Roger sono un po' nevrotici (me compreso :P): Non essendo abituati a una sconfitta sappiamo, o almeno so, che prima o poi dovrà arrivare e che quando succederà sarà per noi un trauma :lol: Comunque, parlando seriamente, credo di tifare Roger perché, sempre Imho, trasmette delle emozioni indescrivibili (nonostante la maschera che porta che ogni tanto, per fortuna, si scioglie) e perché a volte inventa dei colpi che mi fanno sognare :oops:


oddio, ridando un'occhiata a quanto ho scritto credo di aver fatto un calderone :oops: spero che si capisca qualcosa lo stesso ;-)

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Utilizzo questo topic per ripresentarmi e dare il ben trovato a tutti gli utenti del forum. Sono Nickognito di mymag, meno in incognito.
Ringrazio ancora Emily per l'invito, ma sinceramente non avevo capito che il forum fosse già atttivo, e sembra lo sia da diverso tempo. Ben ritrovati a tutti i vecchi e attuali utenti di mymag. Non so quanto frequenterò questo forum finché sto nell'altro, perché è difficile avere tempo per tutto, quindi vedrò di dedicare tutte le idiozie all'altro forum e scrivere ogni tanto cose piu' intelligenti in questo. Insomma, non scriverò su Federer e i suoi avversari :-)

Il mio primo ammore tennistico? Lendl, solo perché Becker mi stava antipatico in quanto tedesco (ho la mamma tedesca che è venuta via dalla Germania ha 18 anni, ci sarà un motivo :-)). Ma quello non era ammore, era solo una predilezione, e non so nemmeno per cosa, visto che non mi piacevano né i n.1, né il gioco di Lendl né il suo carattere, e non sono gay.
Il primo e unico ammore è stato Sampras. Non ho aspettato che fosse il n.1 del mondo, ma ho aspettato fin troppo, resistito fin troppo al suo corteggiamento serrato. Nella finale del '90 a New York tenevo per Andreino, non tanto perché mi entusiasmasse: non sono mai stato né supergiovane né anticonformista (ma sempre meglio che conformista...). Ma, insomma, sto Sampras non sapevo chi fosse, mi aveva buttato fuori Lendl dopo 8 anni che non perdeva prima della finale, e Agassi mi stava piuttosto simpatico. Insomma, non ci fu storia, e non mi dispiacque tanto. Piu' che la partita, aiutai i miei cugini a giocare con la casa dei playmobil.

Passa qualche mese e c'è la Grand Slam Cup. Sampras sta maltrattando Chang mentre io sto maltrattando le mie mani e le ballotte, cercando di sbucciarle per fare il purè. Mia nonna era ancora viva, e io già non avevo un 'cavolo' da fare nei pomeriggi. Avevo 15 anni. Avvenne lì la folgorazione. Semplicemente mi piaceva come giocava, e era l'unico a piacermi così. La finale mi dette la conferma, e da lì partì il tifo. Bellissimo all'inizio, perché Pete era bistrattato da tutti, non dico da Galeazzi, ma proprio da tutti: talento inespresso, buffone sulla terra battuta (l'unica superficie che conta!), non vincerà mai Wimbledon, non sa giocare in Davis, non ha cuore, energia, etc, etc... Poi alla fine è successo quel che è successo, soprattutto quel Wimbledon del 93, e poi tutto il resto.
Alla fine, l'osannato Sampras è diventato il n.1, e i suoi avversari sono scesi di valore, e così le sue vittorie e la mia soddisfazione. Così, perfino la sua vittoria d'addio a Flushing, è stata meno entusiasmante di altre, ma certo sempre molto bella. Adesso, per fortuna, nel ricordo degli appassionati già appare come non invincibile, scarsi su terra, peggiore di Federer, pari con Agassi, e chi piu' ne ha piu' ne metta. Non ne risentiremo parlare molto, lo vedremo invecchiato su qualche Centre Court a ritirare qualche premio fra un po' di anni.
Che voglio di piu'? Non ho tifato un invincibile, ho tifato un debole, e ha vinto piu' di tutti.. Meglio di così :-)

c.


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OT

Ero fuggito da Nickognito... e me lo ritrovo qui, travestito da Cristiano...

Qualcuno può aprire un ulteriore forum? :D :D :D

Benvenuto! :wink:


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