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MessaggioInviato: venerdì 10 febbraio 2006, 0:25 
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Blessed Soul
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Due righe per descrivere campioni che in un modo o nell'altro ci hanno colpito.
Comincio con uno poco noto da noi.
Eero Maentyranta.

Uno dei personaggi del fondo che mi hanno affascinato , è stato il piccolo folletto finlandese, nato a Pello nel 1937.
Privo di un fisico imponente, era tagliato fuori dalla regina delle gare di fondo, la 50 km stile classico. Ci voleva una possanza a lui sconosciuta, ma era in grado di sviluppare le velocità ed i cambi di ritmo per essere un ottimo interprete delle distanza classiche inferiori, la 15 km e la trenta e le staffette. Veloce e scattante.
Gli scandinavi, hanno una loro filosofia nel fondo. Chi non vince una grande 50 km.,non è , per loro, un grande campione. E per 50 km, intendono la tecnica classica, figlia di braccia e gambe, figlia di polmoni e freddo. non lo skatting moderno. Eero era troppo piccolo e minuto, dicevano. Nulla a che vedere con giganti come Thomas Wassberg o il suo più giovane connazionale Juha Mieto. Un grillo che a noi ricorderebbe Maurilio De Zolt. per lui, i finnici fecero eccezione. Campione amato in patria e rispettato nel circo bianco della fatica. Noi lo ricordiamo a Grenoble, lottare contro Nones e la sua magica sciolina nei trenta KM tecnica classica. Terzo, dopo lui e Odd Martinsen, norvegese padre di campionesse. Scoprimmo quel giorno il fondo, in Italia.
Noi, spesso, scopriamo gli sport solo quando qualche nostro campione vince. In altri paesi , il fondo è una religione. La scandinavia, la Russia.
Campioni Norvegesi,il moderno Dahelje, ma grandi Tyldum, Formo, Brenden, Groningen, Svedesi come Svan, Morgren, Maelbaeck. Wassberg, Jernberg, Russi come Zimiatov, Zavialov, Vedenine, hanno scritto pagine comuni di fatica e gloria.
Eero è stato protagonista per un lungo periodo di questo mondo..., da Squaw Walley nel 60 a Sapporo nel 72. In queste 4 edizioni, portò in Finlandia tre medaglie d'oro, due argenti e due bronzi . Un bottino tutt'altro che piccolo. Individualmente oro nei 15 km tecnica classica a Innsbruck ed argento nei 15 km a Grenoble bronzo nei 30 km a Grenoble, oro nei 30 km ad Innsbruck. Più le staffette. Fatte col coltello nei denti contro gli avversari/amici svedesi, norvegesi e russi.
A Sapporo, gli fu riscontrato un parametro oggi tristemente noto, fuori scala. L'ematocrito.
Accusato di uso di emodoping, Eero non si rassegnò. Non voleva passare alla storia come il primo grande fondista scoperto a darsi aiuti extra. Oltre la fatica. Oltre al cuore.
Chiese giustizia con forza, sostenendo la sua innocenza. Addirittura fu condotto uno studio genetico su oltre 200 suoi parenti. E dimostrò che era portatore di una tara genetica rara, l'alterazione dell'ematocrito appunta, ereditaria. Vinse la sua causa e si potè riscattare. Non era un atleta dopato, ma un raro caso di sportivo portato a sport di fatica grazie alle sue caratteristiche genetiche. Nello sport, fu il primo atleta a dimostrare questa sua caratteristica fuori di ogni dubbio.
il piccolo grillo finlandese era pulito. Forte, veloce e pulito. Dopo di lui, altri atleti dimostrarono questa caratteristica. Ultimo Damiano Cunego, nel ciclismo.
Eero Maentyranta era quindi un mago del passo alternato. Portabandiera della Finlandia, prima dei Mieto, Kirvesniemi, Harviken.
piccolo , grande , Maentyranta. Riscattò il suo onore e fece letteratura. era un uomo straordinario. In molti sensi.

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MessaggioInviato: venerdì 10 febbraio 2006, 18:11 
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Blessed Soul
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... ed il secondo....
Bjoern Wirkola.

Avete presente il salto con gli sci?
Per uno che soffra di vertigini, una vera tortura. Ma un fascino straordinario.
Deve essere in assoluto la sensazione più vicina al volare che ci sia.
Una mia insegnante, a scuola, ridendo, aggiungeva... "o al morire"....non ne ho ovviamente idea...
Voli vertignosi.
Per gli scandinavi, pane quotidiano. Finlandesi (il giovane Ahonen è l'ultimo virgulto) e norvegesi su tutti. poi tedeschi ed austriaci. La congiunzione, se ci pensate, fra le nazioni dello sci nordico e dello sci alpino.
I quatrro trampolini, fra natale e capodanno, erano appuntamento tipico della tv in biancoenero. Durante quelle gare, tutte un pò uguali, con gesti tutti simili, fui colpito da un saltatore dal nome strano.... Wirkola. Devo ammettere che d'acchito lo chiamavo "Virgola". E i paludamenti con cui si presentava erano figli degli anni 60... niete di sfavillante, ma tutone nero e berretta chiara. Roba da nonne sembrava....
Bjoern Wirkola così conciato staccò tre volte la vittoria nei "4 Trampolini". la manifestazione di salto più importante del mondo e più classica.
67, 68 e 69. Meglio di lui solo jens Weissflog, 4 volte vincitore.
Ma Wirkola aveva un qualcosa di tutto suo.
Il modo di intendere lo sport tipico degli scandinavi (e di ieri, mi verrebbe da dire).
Il salto è sport invernale. Allora non c'erano gli estremismi di oggi. Un campione era un pò un eroe di tutti i giorni. Un uomo più dotato di altri di talento, di grinta, di completezza. in ogni campo dello sport.
Wirkola era uno di questi "eroi di tutti i giorni".
Di inverno saliva sugli sci da salto e una intera nazione lo osannava, tanto da dire comunemente "è venuto dopo Wirkola" per indicare il tempo dello sport.
D'estate giocava a calcio. Nel Rosemborg per la precisione. In A. , vincendo un campionato ed una coppa nazionale e partecipando alla coppa dei campioni 72-73. Contro Cruyff.
Attaccante di livello.
Ci pensate oggi? Un calciatore che d'inverno mette gli sci da salto, fa il record del mondo di salto con gli sci due volte (160 metri a Planicka...).
Alla faccia delle assicurazioni, dello sport ultra specialistico di oggi. Lui era Wirkola. Un campione. D'inverno ed anche d'estate.
Un mondo che purtroppo non è più, ma di cui ne sento sempre di più la mancanza.
ciao!

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MessaggioInviato: venerdì 10 febbraio 2006, 23:44 
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terza....
un battito di ciglia.

A Lake placid, nel 1980, vengono svolte le olimpiadi della neve.
Due anni prima a Lathi in Finlandia i finlandesi si sono salvati nell' staffetta (secondi dietro i rivali svedesi) e con il bronzo nei 15 km di un giovane gigante dalla folta barba. Juha Mieto.
Oddio, essere giganti non è proprio una rarità nel fondo, come avere una folta barba. Ma già due tipi di atleti si misurano. I grandi e grossi, con molta spinta di braccia, grande velocità in discesa e i grilli tutto ritmo e fatica.
I russi sono tutti di questo secondo tipo e spopolano coi fuoriclasse Saveliev, Simiatov e Beljajiev. Il giovane Mieto sembra un nuovo Dio del nord.
Stantuffa con un passo lunghissimo, il petto sempre fuori alla ricerca di aria.... é giovane. Ha salvato i mondiali in casa dei finnici. si arriva all'Olimpiade con lotte indecise, gare tutte da decifrare.
Nella trenta Km, i maghi della sciolina decidono di scompigliare le carte in tavola. Neve umida, ciolina difficile. Crollano molti favoriti. Vince un grande , Nikolay Simiatov. Dietro lui il compagno di squadra Rotchev a sorpresa e il bulgaro Lebanov. I nordici, amanti della neve ghiacciata e delle bufere, sono i grandi confitti. Norvegesi, svedesi e finnici sono sbaragliati. Mieto, Wassberg, Aunli, Braa, eriksen, sono lontani.
Si attendono i 15 km tc per una rivincita.
E rivincita arriva.
Il gigante Mieto ingaggia una lotta al secondo con l'altro gigante svedese Thomas Wassberg. Dietro loro il norvegese Aunli rende la rivincita degli scandinavi completa.
Solo al traguardo l'incertezza si scioglierà. Aunli è terzo, porta una medaglia alla Norvegia.
Wassberg è in vantaggio su Mieto , poi Mieto prende un piccolo vantaggio a sua volta. Le gare sono a cronometro, Mieto è davanti a Wassberg.
I due , con tute ovviamente diverse, bianca Wassberg, Azzurra scura Mieto, sono simili. Potenti, forti di braccia. Alti e barbuti.
Mieto arriva sul traguardo con un tempo fantastico...41'57"64 centesimi.
nettamente primo. Ma wassberg è su quei tempi..... e taglia il traguardo.... 41'57" 63 centesimi. C'è un centesimo di differenza. su 15 km a cronometro sulla neve, il più piccolo distacco della storia del fondo. Un centesimo.
Sgomento... si pensa a due ori, non si sa se i centesimi contino... alla fine l'orologio è spietato. Oro al gigante Wassberg, argento al gigante Mieto.
Cosa è in termini di centimetri un centesimo di secondo? Chi lo sa. un battito di ciglia. Mieto non sorride più. Sembra un pugile groggy. Non una parola. Abbraccia Wassberg che esulta, ma sembra uno zombie. Sul podio
lo sport trionfa. sono giganti abituati alla fatica. L'oro è oro, ma la gloria è per due.
La 50 km resta per dirimere la superiorità fra i piccoli russi e i giganti scandinavi. E per dare una rivincita a quel centesimo.
Non c'è lotta. vittoria netta questa volta. Nikolay Simiatov concede il bis dei 30 km. La sfida fra i due giganti, questa volta non c'è. C'è il trionfo per il russo.
Secondo con una rimonta straordinaria, una grande barba. E' quella di Juha Mieto. Anticipa per 20" l'altro grande di Russia Alexander Savialov.
Due argenti per il giovane finnico. Uno amaro, l'altro dolce.
Anni di lotta . Senza un dominatore. In quegli anni , la coppa del mondo di fondo vede la vittoria nella stagione olimpica di un gigante dalla barba Juha Mieto, davanti ad un altro gigante dalla barba, Thomas Wassberg ed al classico Erikssen. Un duello vinto da Jhua questa volta , che non scorderà mai quel centesimo di troppo a Lake Placid.
L'anno dopo Savialov si riprenderà la coppa, ma è un'altra storia.
Per oggi , mi basta il ricodo di quel centesimo.
E di due giganti straordinari, avversari leali sempre, Thomas Wassberg e Juha Mieto..

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MessaggioInviato: domenica 12 febbraio 2006, 14:31 
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Discesa libera oggi.
La regina delle specialità, per gli austriaci.
Specialità dove forza, coraggio, magico senso dell'equilibrio, si fondono ed ognuna di queste caratteristiche, porta il suo contributo alla vittoria.
Oggi le specialità veloci sono due. Supergigante e discesa. Molte discese sono autostrade per scivolatori.
Un tempo le discese erano angusti sentieri disegnati fra voragini . e scendere non significava certo raggiungere velocità folli.... ma arrivare giù in piedi ed interi.
Il discesista che mi ha affascinato da giovane è un semigrandissimo.
Dietro cioè ad icone della discesa come Tony Sailer, Jean Claude Killy, Frantz Klammer, Bernard Russi e Zeno Colò.
Il mio favorito è stato Karl Schranz.
Piccolo, ma straordinariam,ente robusto, appartiene alla categoria degli sciatori completi. Portati soprattutto per la velocità, ma capaci di vincere anche in specialità tecniche come lo slalom o il gigante, forse sua specialità preferita.
Ma preferita tecnicamente.
Ogni austriaco sogna la discesa. La gara delle gare. E da sempre si confronta con le picchiate. Sykora, specialista dello slalom o schilchegger idem, in Austria non hanno ma smosso folle. lo stesso divino Tomba, come Ingo il magico, non avrebbero solleticato la fantasia degli austriaci. Veramente innamorati della discesa.
Karl appare in verina ai mondiali di Chamonix, nel 62. Una Nazione intera attende l'erede dell'angelo Sailer. Forse il più grande sciatore della storia.
Karl , giovanissimo, soprprende.
Vince due titoli. Discesa libera, Combinata. Un argento in gigante. 4 posto in speciale, beffato da Bozon, Perillat (suo grande rivale) e Nenning, altro gigante austriaco.
Ingaggia un duello straordinario in discesa e gigante con Egon Zimmermann. Il re della nazionale Austriaca.
E' atteso nel 64 a dominare le Olimpiadi. Ma qui delude.
Porta a casa solo un argento in gigante. Battuto dalla sorpresa francese Bonlieu. fuori dalle medaglie nelle altre specialità, combinata compresa.
Egon Zimmermann e Josef Stiegler sono i dominatori delle Olimpiadi di casa. Karl è deluso.
Nel 66 i mondiali sono a Portillo. Lontano dagli occhi dei tifosi.
Sono i mondiali dei francesi. Una stella di prima grandezza appare nel firmamento. J.C.Killy. Libera e combinata sono sue.
Guy Perillat vince il gigante ed è argento nello speciale dietro un azzurro sorprendente, Carlo Senoner.
Per Karl c'è solo un bronzo. In gigante dietro ache all'altro galetto Mauduit. Le attese del 62 sono ormai lontane. resta la capacità di Schranz di lottare sempre e soprattutto dove accanto alle tecnica e la forza, occorre precisione. Gambe forti. Il gigante è la specialità dove ha maggiore continuità.
Ma la carriera è ancora lunga....
68 Grenoble. In casa dei francesi, non c'è storia. Killy fa tripletta. Anzi poker con la combinata. C'è un giallo nello speciale. e riguarda K.Schranz.
E' una giornata di nebbia. Karl fa il miglior tempo. Ma è squalificato per salto di porta alla seconda manche. reclami e controreclami, ma non c'è nulla da fare. C'è la proposta di fargli ripetere la discesa. Karl torna su, al cancelletto. Poi la doccia fredda. Squalifica definitiva. Nonammise mai Karl, di avere saltato la maledetta porta. Killy, il bello e forte Killy, ha eguagkliato Sailer. Tre ori più la combinata. E la gloria eterna. In Austria si grida al furto. Sailer non si eguaglia e soprattutto con squalifiche .
Schranz non prende medaglie. L'unico austriaco a difendersi è Heini Messner, suo delfino. Ma è accolto come un trionfatore in patria. Quello speciale, per tutti gli austriaci è il suo.
Ormai è un vecchione, leone di 100 battaglie. In Valgardena ai mondiali del 70 , assiste alla nascita di un giovane talento. Gli predice un futuro luminoso. Il giovane gli assomiglia un pò. Niennte flash, poche chiacchere. Sci ed ancora sci. E' Gustav Thoeni. Si porta a casa finalmente l'oro del gigante.
Gli mancava. Un oro che appaga uno dei migliori gigantisti della storia. G.Thoeni dice di lui.... il gigante? E' lo sci. Nella discesa conta troppo la potenza. Nello speciale conta la capacità di stare n piedi sempre. Il gigannte ti chiede disapere sciare. Schranz è il miglior gigantista che ricordi.
Riesce a mettere due coppe del mondo in bacheca Karl. A Sapporo sembra destinato finalmente all'oro che più gli interessa. La discesa delle aquile.
Favorito. e squalificato. Per avere ottenuto compensi nel disegno di alcune piste in Austria e di avere pubblicizzato materiali..
Gli danno l'ultimo dolore. dopo Grenoble. Ancora una decisione che lo amareggia.
Torna a casa accolto da una folla enorme. Tutta per lui. Karl, il giovane. Poi Karl il vecchio. Sempre Karl il grande.
La chiude li.
disegna ancora piste, che di persona collauda. E vive nel suo albergo.
Lo sci dopo Sailer. Lo sci moderno. Lo sci di Karl Schranz.
Il suo biglietto da visita? niente mondiali, niente coppe del mondo. tre trofei. Tre discese vinte a Kitzbuhel . Il vanto dei grandi d'Austria.

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Ultima modifica di mantequilla il lunedì 13 febbraio 2006, 23:23, modificato 1 volta in totale.

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Pattinaggio, velocità. Storia di un fiore.

La velocità su pattini è uno sport strano. 500, 1500, 5000, 10000 sono distanze molto diverse.
Chi ha praticato atletica leggera, ad esempio, sa che per correre velocemente 500 metri o 10000, occorrono caratteristiche fisiche diameralmente opposte. Potenza e capacità respiratoria nei 500 metri, leggerezza resistenza nei 10000.
Nel pattinaggio, spesso, gli attori sono gli stessi. Sforzi simili, per fisici completi. Scattanti e potenti, leggeri e resistenti.
Devono quindi sapere correre a perdifiato nei 500 metri, e resistere alla velocità nei 10000 metri.
Tutto con leggerezza. quasi senza sforzo.
Una posizione che sembra non toccare terra, non opporre resistenza, non richiedere forza.
poi si vedono le gambe degli atleti. Le cosce. enormi, massicce, gonfie di muscoli poderosi. E si capisce che dietro gli occhiali, i movimenti armonici e controllati, la fatica c'è eccome. Ed all'arrivo, l'aria è un vero optional. Non si respira più, piegati dalla fatica.
fatica e grazia. Fatica e leggerezza.
4 stati hanno fatto la storia del pattinaggio veloce.
USA, Norvegia, Russia e Olanda. Certo, altri paesi hanno espresso campioni. Clas Thumberg, il finnico, Kòrnel Pajor , ungherese, Goran Claesson , svedese ad esempio..
ma i campionissimi, a getto continuo, sono prodotti dalla scuola Olandese, norvegese, russa o americana.
Oscar Mathisen per la Norvegia, Eric Heiden per gli USA, Oleg Goncharenko per la Russia (in realtà allora URSS, era ukraino...) possono rappresentare le scuole di quei paesi. Ed i miti sui pattini.
per l'Olanda, ho scelto Ard Schenk .
E dell'Olanda vi parlerò un pò più a lungo.
Laggiù, la velocità su pattini è uno vera religione. I bambini posseggono tutti un paio di pattini e nelle piste, sempre grande è la partecipazione... per divertimento e per gara. L'Olanda è la vera patria del pattinaggio veloce.
Un dato tecnico , rende il pattinaggio straordinario. L'abbinamento con la bicicletta. Certe caratteristiche tecniche del pattinatore, sono le caratteristiche dello sprinter su due ruote. Potenza delle cosce in primis.
Nel paese delle biciclette non poteva che nascere il paese dei pattini. O viceversa.
E dove la cultura dell'anello, della pista è più forte, più forti sono le tradizioni.
L'Olanda ha tutto questo. Pistard di grandisima tradizione come Peter Post, Leo Duyndam, Renèè Pijnen, Bert Oosterbosch, Roy Schuyten, Tiemen Groen, Jens Bongers, Jelle Nijdam. Pattinatori di fama mondiale come Jaap Eden, Henk V.d.Grift, Cees Veerkenk, Harm Kuipers, Hilbert V.d.Duym, Rintje Ritsma, Ids Postma, gianni Romme.... e , per me il più grande, Ard Schenk.
Ard è comparso sulla scena nel 65, ad Oslo. Terzo ai mondiali dietro al grande rivale connazionale Cees Veerkerk ed al norvegese Peer Ivar Moe. Nel 66 e 67 si piazza secondo, assoluto, sempre dietro il rivale/amico Cees Veerkerk. Nel 68 ai mondiali di Goteborg è terzo dietro
a Fred Anton Maier ed a Thomassen, norvegesi. I mondiali non sono una gara. Ma la classifica fra le 4 gare (500, 1500, 5000 e 10000 metri).
Ma il 68 è anno olimpico. A grenoble, Schenk è fra i favoriti, ma giunge a medaglia solo nei 1500 (argento) . Gli ori vanno a Keller , Veerkerk, Maier, Hòglin. E' una situazione strana. Nessuno primeggia. Per Schenk è una delusione.
Attenderà una rivincita.
Ma sarà dura. Nel 69, ai mondiali resta fuori dalle medaglie. Formaess, Verkeerk e Claesson, lo precedono. Ard è maturo, ma le promesse sembrano non giungere.
Ma è ai mondiali di Oslo, davanti ai norvegesi rivali di sempre, che un gigante nasce. trionfa. Primo al mondo davanti ai soliti rivali Thomassen e Veerkerk. E' una stagione d'oro per lo skatting. Ci sono veri campioni che si incrociano, che incrociano le carriere.
nel 71 a Goteborg, Claesson e Verkeerk devono ancora inchinarsi al più completo Schenk.
Nel 72 le olimpiadi di Sapporo. La grande occasione di rivincita per Ard.
Ci arriva nel pieno della maturità.
Ad Oslo, ai mondiali, rivince per la terza volta. Respinge Groenvold ed il giovane connazionale Blos. Espugna di nuovo lo stadio sacro di Oslo.
ed arriva in Giappone. Tre ori per il cigno olanese. Grandioso. Dietro lui 2 volte Groenvold e una il vecchio rivale Veerkerk. Nei 500 metri cade. Perde il 4 oro. Che va al tedesco Keller, che doppia Grenoble.
Torna a casa da trionfatore. 8 anni di dura carriera, finalmente tre ori olimpici a farlo grandissimo interprete.
Si ritira da trionfatore, in piena gloria.
Gli olandesi gli regalano un fiore.
Letteralmente. Nel regno delle biciclette, dei pattini e dei fiori, gli viene dedicato un fiore appositamente selezionato. Un Crochus crisantus tenue, chiaro, quasi bianco. Si chiamerà Cruchus Crisantus Ard Schenk.
Il 28/9/44 nasce Ard. Vivrà in un fiore in eterno.
Che popolo gli olandesi!

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Può un Nano essere Gigante?

Si. Può. Ma per vedere qiuesto fenomeno, bisogna tornare indietro alle olimpiadi di Innsbruck. 1976.
Siamo in casa delle Aquile austriache e in pieno ricambio generazionale.
Gustavo Thoeni deve difendere l'oro di Sapporo nello slalom gigante..
Si present al via con i favori del pronostico, parimenti divisi con il giovane fenomeno svedese Ingemar Stenmark, Pierino Gros ed il figlio d'arte Hansi Hinterseer. Hansi corre in casa e il pronostico lo shiaccia. Gros esce la prima manche.
Stenmark fallisce clamorosamente la prima prova, restando indietro. Gustavo è in testa davanti a due svizzerotti, Ernst Good ed Heini Hemmi, che non hanno mai vinto una prova veramente importante. I giochi sembrano fatti.
La seconda manche , però , nasconde un trilling. Ha 10 porte in più. Thoeni non riesce ad interpretarla, per la prima volta in carriera, da favorito fallisce.
Stenmark da un saggio della sua classe recuperando il gap nella seconda manche. ma la vittoria, soprprendentemente, va verso la Svizzera. Hemmi primo, per la prima volta, Good secondo. Trionfo della "curva rotonda" , metodo rivoluzionario di affrontare le curve, che tecnicamente supera le spigolate tipiche della sciata italiana, francese e austriaca.
Un vantaggio tecnico che permette ad un atleta ormai "vecchio" (27 anni una volta erano molti per uno sciatore) , piccolo (1,63 cm di altezza) , mai vincente, di fare bingo e rivoluzionare il modo di sciare il gigante.
"nano" Hemmi (così è affettuosamente chiamato) è nato un giorno per me particolare. il 17 gennaio. Il giorno del compleanno di mio padre. Capricorno, segno di terra, di fatica, di impegno e di grinta. lavorando, ha inventato una tecnica nuova. Grande barba, berretta bianca, grandi sci, quasi troppo grandi a vedersi. Tanta , tanta grinta, che gli permetterà di vincere 3 volte ancora in coppa del mondo e di impadronirsi della coppa di specialità , davanti al grandissimo Stenmark.
Ingo imparerà la tecnica della "curva rotonda". Thoeni , mai. E' un piccolo svizzero che dichiara terminata la valanga azzurra. Un piccolo svizzero, chiamato "nano" Heini Hemmi, che con la sua berretta, metterà fine ad un'epoca irripetibile per lo sci italiano.
Chi vince nel gigante, impone il suo modo di sciare. La Svizzera farà scuola. Dopo Hemmi, avrà Good, Luescher, Julen, Gaspoz, Zurbriggen, Accola, Locher, Von Grueningen.
una scuola che forse attende un altro "nano" per rivoluzionare la tecnica di sciata del gigante. la corsa dello sci.

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